Moreno Bernasconi. “Le vite dei Giusti per educare i giovani”

Moreno Bernasconi. “Le vite dei Giusti per educare i giovani”

Settembre 23, 2019 - 20:22
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Lo scorso venerdì la Fondazione Spitzer e la Città di Lugano hanno presentato l’ampliamento del Giardino dei Giusti (vedi qui). Su questo progetto, volto a far conoscere le vite di persone che si sono spese per aiutare i perseguitati, abbiamo intervistato il presidente della Fondazione Spitzer Moreno Bernasconi.

Moreno Bernasconi, per quale ragione avete deciso di creare "Il Giardino dei Giusti"?

L'iniziativa parte da una constatazione: in questo Paese vi è una tradizione di impegno umanitario, fatta non di persone illustri che sono nei libri di storia, ma di persone semplici, che hanno fatto molte cose eccezionali per accogliere dei rifugiati, per salvare la vita a perseguitati ebrei, per accogliere i perseguitati della dittatura di Pinochet, rifugiati che la Svizzera non voleva accogliere, come nel caso dell'Azione Posti Liberi di Guido Rivoir.

Queste persone della società civile ticinese hanno anteposto la loro solidarietà umana, a volte alla ragion di Stato. È importante che le nuove generazioni lo sappiano. In questo Giardino chi viene può leggere la storia di queste figure. La piattaforma didattica che abbiamo realizzato sulla vita di questi "giusti" porterà nelle scuole ticinesi queste storie di vita esemplare, che dimostrano che la resistenza umana è più forte di ogni barbarie. Le scuole ticinesi si sono dimostrate estremamente interessate alla possibilità di insegnare la Storia a partire da testimoni del nostro territorio.

 

Il vostro progetto ha l'obiettivo di sensibilizzare i giovani su queste figure. Oggi il clima nella popolazione è cambiato. C'è molta più resistenza ad accettare persone che provengono da altre regioni. Lei come spiega questo cambiamento nella società ticinese?

Questa iniziativa nasce proprio perché all'inizio del 21esimo secolo queste nubi sono tornate, non solo in Ticino, ma ovunque. Abbiamo dei conflitti, anche a livello internazionale, fra etnie e religioni diverse, a volte con dei picchi di barbarie estremi.

Oggi ho detto che noi non pensiamo che sia innanzitutto la politica che può rispondere a queste problematiche, ma l'educazione. Si può rispondere a questi conflitti innanzitutto tramite l'educazione. Partendo dalle vite di questi "giusti" del passato i giovani possono essere educati alla loro responsabilità verso i conflitti di oggi. Il nostro auspicio è che posti di fronte ad un esempio territorialmente vicino a loro, parta un processo di educazione alla responsabilità, che diventa un'educazione civica verso la situazione preoccupante in cui viviamo.

 

Nel "Giardino dei Giusti" chi inserirebbe se dovesse scegliere una persona contemporanea?

Abbiamo fatto una scelta: abbiamo deciso, sulla base della prassi della Città di Lugano (ovvero quella di non assegnare strade a persone che non sono morte da almeno 10 anni), di non promuovere figure del presente. Buona parte del movimento internazionale dei Giardini dei Giusti promuove anche figure presenti. A nostro modo di vedere però la distanza della Storia permette di valutare una figura in modo molto più aderente alla realtà, non influenzato delle emozioni del presente. Il problema fondamentale di oggi è proprio l'emotività, il populismo, inteso come privilegiare l'emotività ad un approccio completo. Ad esempio: quanti "militanti" nella loro gioventù hanno fatto cose straordinarie e poi sono diventati dei dittatori, siano essi stati "rossi" o "neri"? Noi preferiamo, piuttosto che decretare giusta una figura che ci è difficile valutare in tutto il suo sviluppo, lasciare la distanza della Storia, che ci permette di non cedere all'emotività.

 

Quali altre iniziative future promuoverà la Fondazione Spitzer?

L'anno prossimo ci occuperemo di Siria, dove vi è uno dei conflitti più terribili che abbiamo davanti ai nostri occhi. Vogliamo richiamare la sensibilità e la responsabilità dei ticinesi e degli svizzeri verso questa barbarie tutt'ora in corso.