Mps. Candidatura ticinese a Swiss Innovation Park: abbiamo perso quattro anni?

Mps. Candidatura ticinese a Swiss Innovation Park: abbiamo perso quattro anni?

Agosto 20, 2019 - 22:22
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Riceviamo e pubblichiamo

Il Ticino ha presentato una nuova candidatura per il Parco svizzero
dell’innovazione associata all’Innovation Park di Zurigo. Il progetto, elaborato
dalla fondazione Agire su mandato del Consiglio di Stato, si concentra sui settori
scienze della vita, tecnologie dell’informazione, meccatronica e mobilità
sostenibile. Moda e logistica, temi della prima candidatura al Parco svizzero
dell’innovazione sono invece completamente assenti. Non potrebbe essere
altrimenti visti i recenti sviluppi.

In primo luogo il Bak Economics, che solo quattro anni fa definiva la moda come
uno dei settori promettenti su cui puntare per lo sviluppo futuro del cantone, di
colpo ha fatto marcia indietro e dichiarato che l'importanza del settore “risulta
essere un po' sopravvalutata, in quanto la sua quota sul valore aggiunto
nominale totale dell’economia ticinese è pari all'1% circa.”

Inoltre dopo la partenza di Armani, anche la Luxury Goods International (LGI) ha
smantellato le attività in Ticino prima delocalizzando 150 addetti alle fatturazioni
(con relativo crollo del gettito fiscale dovuto all’interruzione delle pratiche di
trasferimento degli utili), e ora spostando 400 impiegati di logistica e lasciando a
piedi da 200 a 500 interinali (gli effettivi variano a seconda del momento
dell’anno e dei bisogni). Entrambe le imprese hanno rimpatriato le attività in
Italia, dove l’imposizione è decisamente più elevata rispetto al Ticino, ed
entrambe a seguito di un contenzioso con il fisco italiano. Per quanto riguarda
LGI, i magistrati italiani hanno provato l’esistenza di una “stabile organizzazione
occulta” in Italia che svolgeva le attività che “ufficialmente” erano attribuite alla
LGI in Ticino. Anche i manager del gruppo erano attivi in Italia, anche se
figuravano residenti in Svizzera. Dovrebbe quindi essere ora chiaro a tutti, anche
ai più ferventi sostenitori della “Fashion Valley” che molte di queste imprese sono
“scatole vuote”, con attività a basso valore aggiunto e con nessun legame con il
territorio.

Resta da capire come questo settore, basato sul pratiche di ottimizzazione fiscale
e lo sfruttamento della manodopera a basso costo e precaria d’oltreconfine, sia
stato giudicato abbastanza solido e innovativo da farne il tema della candidatura
ticinese al Parco nazionale dell’innovazione nel 2014.

Nel dicembre 2013 il direttore della Fondazione Agire, Lorenzo Leoni, aveva
affermato – nel corso di una presentazione – che il settore della biomedicina in
Ticino soddisfaceva già allora tutti i requisiti per far parte dello Swiss Innovation
Park e aggiungeva: “farà parte della candidatura Ticinese, che verrà gestita dalla
Fondazione AGIRE”.

Inspiegabilmente solo tre mesi dopo il Consiglio di Stato ha annunciato invece
che la candidatura sarebbe stata incentrata su “moda e logistica”, nessuna
traccia della biomedicina. La decisione è ancora più incomprensibile se si pensa
che è stata presa prima della pubblicazione dello studio Bak Basel commissionato
dal cantone sui settori “promettenti” (Analisi dei settori ticinesi: benchmarking
internazionale e smartspecialisation), avvenuta solo nel dicembre 2014.

In quello studio l’attività di innovazione del settore Moda è giudicata nettamente
inferiore rispetto al settore Life Sciences, il potenziale di crescita inoltre è molto
basso.
La selezione delle candidature cantonali al Parco svizzero era basata su criteri
rigorosi, fra i quali figuravano naturalmente le capacità innovative 1 . Non stupisce
quindi che la candidatura ticinese sia stata bocciata per due volte: non vi erano
alcuna dimostrazione di un impegno attivo nella ricerca da parte delle imprese
del settore, non era spiegato quali interazioni esistevano fra le aziende, non era
chiaro se lavorassero in collaborazione con le università, hanno spiegato gli
esperti chiamati a giudicare i progetti. 2

Il Ticino sembra quindi aver perso quattro anni di tempo e l’occasione di
diventare un’antenna autonoma del Parco svizzero dell’innovazione perché ci si è
ostinati a voler promuovere un settore, quello della moda, che non aveva
nessuna delle qualità richieste.
Chiediamo pertanto al Lodevole Consiglio di Stato:
1. Chi ha preso la decisione di puntare su “moda e logistica” per la
candidatura ticinese? Su quali basi?
2. Chi ha valutato le capacità innovative del settore moda? Su quali basi?
3. All’inizio del 2014 quali erano le attività di ricerca del settore moda?
4. All’inizio del 2014 quali erano le interazioni fra università e aziende del
settore moda?
5. Come mai la biomedicina è stata scartata al momento di presentare la
candidatura ticinese?
6. L’ubicazione dell’antenna ticinese del Parco nazionale nella prima proposta
di candidatura era stata giudicata problematica. Quale era questa
ubicazione?
7. Come ha giustificato il Bak Basel l’errore di valutazione del settore moda
nello studio “Analisi dei settori ticinesi: benchmarking internazionale e
smartspecialisation” effettuato su richiesta del cantone?

Per il gruppo MPS-POP-Indipendenti
Matteo Pronzini, Simona Arigoni, Angelica Lepori