Mura, il giornalismo di critica e la tonnara in mezzo al campo

Mura, il giornalismo di critica e la tonnara in mezzo al campo

Marzo 21, 2021 - 08:41
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Il 21 marzo 2020, esattamente un anno fa, morì Gianni Mura, uno dei più grandi giornalisti sportivi italiani. Al poeta dello sport avevamo dedicato un nostro Schegge (leggi qui), mentre oggi è Amarcord ad avere quale protagonista il giornalista che – parlando di calcio – amava affermare di “simpatizzare per squadre povere e coraggiose”. Per ricordare Mura vi proponiamo una sua intervista, rilasciata a Udinese TV probabilmente nel 2014 (si parla di Roberto Donadoni quale allenatore del Parma e si ragiona sul futuro di Francesco Guidolin, indicato come nella sua possibile ultima stagione all’Udinese).

Nella chiacchierata con il canale vicino al club bianconero di Udine, Mura esprime alcuni concetti interessati sia per quanto riguarda il giornalismo, sia per il gioco del calcio. Innanzitutto, Mura vede un peggioramento della qualità nel suo mestiere: da un lato perché “non esiste quasi più un giornalismo di critica”, e dall’altro perché va per la maggiore un “giornalismo molto approssimativo ed empatico, che dà etichette con troppo anticipo”. Il problema, però, non sarebbe soltanto nei giornalisti e nella loro formazione, ma anche nel contesto sociale odierno. Per un giornalista sportivo, oggi è più difficile costruire un rapporto personale con degli atleti, rispetto a quanto accadeva nei primi anni della carriera di Mura. Il giornalista italiano, infatti, spiega che “i giocatori di oggi ritengono generalmente una perdita di tempo parlare con i giornalisti. Oggi comunicano direttamente con i social network”.

Ad essere peggiorato, secondo Mura, è anche il calcio giocato: “un calcio più brutto, con pochi di quei numeri per cui una volta si pagava volentieri il biglietto per vederli: un dribbling,una rovesciata, qualcosa di tecnicamente bello. Oggi è una tonnara in mezzo al campo, in cui tutti pressano tutti”.

 

TM