Museo di storia naturale a Locarno. Due anni, un unico risultato: i leventinesi arrabbiati

Museo di storia naturale a Locarno. Due anni, un unico risultato: i leventinesi arrabbiati

Dicembre 09, 2019 - 15:00

A due anni dalla decisione del Consiglio di Stato (era il 20 dicembre 2017) di trasferire il museo di storia naturale dall'attuale sede di Lugano a Locarno (nel comparto Santa Caterina in Via delle Monache), ancora tutto tace. Si è rimasti al palo di fatto per due anni e lo scorso ottobre, riportava la Rsi, è stato creato un gruppo di lavoro per ulteriori verifiche e approfondimenti che si sono resi necessarie. La fase di progettazione non dovrebbe iniziare prima della fine del 2020. Del messaggio governativo per la richiesta di credito per il trasferimento, che doveva arrivare, secondo il Consiglio di Stato,  "entro l’estate 2018 (vedi qui, ndr)", intanto non si è vista traccia. 
Come noto il Museo di storia naturale deve lasciare gli attuali spazi del Palazzetto delle scienze di Lugano per fare spazio alle Scuole medie.  La scelta della nuova ubicazione del Museo di storia naturale era caduta un po' curiosamente su Locarno, che non si era nemmeno candidata per ospitarlo (sostenendo invece la candidatura di Losone). L'opzione di Locarno era stata aggiunta dallo stesso Governo, assieme a Viganello. Quella di Locarno si aggiungeva così alle candidature di AIL, Balerna, Bellinzona, Claro, Faido, Losone e Lugano.
Locarno-Santa Caterina, come comunicava il governo a dicembre 2017, era poi risultata la miglior ubicazione in base all'"analisi comparativa tra i vari scenari all’esame, nonché di una prima valutazione dei costi di investimento e dei tempi di realizzazione". Che dire, una valutazione, perlomeno per quanto riguarda i tempi di realizzazione, non propriamente “azzeccata”…
 
Ma per tanto così, ci chiediamo noi, non aveva più senso assegnare il Museo di storia naturale a Faido (invece che a Locarno che nemmeno l'aveva chiesto), la regione la cui popolazione si era più mobilitata a sostegno della candidatura, oltre che nell'ottica di investire nelle regioni periferiche e un po’ “trascurate” del Cantone?
 
La bocciatura della candidatura di Faido, aveva suscitato reazioni piuttosto dure (come quella di Tiziana Mona, prima firmataria dell'appello a favore del Museo di storia naturale a Faido, vedi qui). 

In ricordo del sostegno ricevuto dalla candidatura di Faido, ripubblichiamo in questa sezione (Boomerang, in cui ricicliamo vecchi articoli, ma ancora interessanti) l'articolo sulla lettera aperta, risalente a gennaio 2017, firmata a sostegno della candidatura di Faido, candidatura che aveva ricevuto il sostegno di diversi nomi di peso e che soprattutto, aveva dietro di sé un concetto...
 

16 gennaio 2017
 
Dove si trasferirà il Museo cantonale di storia naturale? Dagli attuali spazi presso il Liceo cantonale di Lugano 1, le possibili "location" candidate ad ospitarlo sono sei: Lugano, presso l'ex Macello, Losone, presso l'ex caserma, Balerna, presso la Villa Vescovile; Bellinzona, sul sedime AMP; a Claro, nei sedimi in zona Casa Comunale e Faido, presso l'ex Hotel Suisse e Hotel Milano.
 
Proprio i fautori di quest'ultima ipotesi, si sono molto mobilitati negli ultimi tempi per raccogliere sostegni a favore dell'ipotesi leventinese, ovvero "Il Museo sulla Natura nella Natura".
 
In una lettera inviata al Consiglio di Stato "venti persone profondamente legate alla Leventina" hanno esposto le ragioni per cui Faido sarebbe l'ubicazione ideale per il museo, che sarebbe realizzato di fronte alla stazione ferroviaria, dove sono edificati gli stabili dell'ex Hotel Suisse e Hotel Milano. "Due ampi edifici pieni di fascino risalenti alla Belle époque turistica della regione", si legge nella missiva, che sottolinea la facile raggiungibilità di questa "location" tramite la ferrovia. 
 
I primi tre firmatari della lettera e promotori della candidatura di Faido sono la giornalista Tiziana Mona, il Vice direttore OTR Bellinzonese e Altoticino Fabrizio Barudoni e la Presidente della Fondazione Dazio Grande di Rodi Fiesso Carla Stockar, ma fra i venti firmatari figurano anche l'ex consigliere di Stato Plr e presidente dell'Abti Claudio Generali, l'economista e già direttore della Supsi Angelo Rossi, il direttore europeo del TED Bruno Giussani, l'attrice Carla Juri, lo storico e giornalista Orazio Martinetti (già direttore del settimanale "Cooperazione" e del settimanale "Area").   
 
"Scegliendo la Leventina", scrivono i venti, "il Consiglio di Stato potrà dare un forte segnale di riconoscimento per la pluralità delle realtà geografiche e socio-culturali del Cantone e compiere un gesto molto importante in questo momento, per rafforzare la coesione fra la gente che vive in un contesto urbano e quella che vive in mezzo alle Alpi". "Con Faido eletto a base di partenza sarà possibile avviarsi alla scoperta di zone naturalistiche pregiate quali la regione del San Gottardo, Piora, la valle della Piumogna, Nara e Lucomagno, il lago del Tremorgio, il sentiero geoturistico del Campolungo e sviluppare interessanti sinergie con il Centro di Biologia alpina di Cadagno" si legge. "La presenza del museo e la sua attrattività", prosegue la lettera, "saranno anche argomenti importanti a sostegno del mantenimento di buoni collegamenti ferroviari, affinché il temuto isolamento provocato da Alptransit non diventi una triste realtà".