Nomina dei procuratori: un passo indietro per l'indipendenza della Magistratura

Nomina dei procuratori: un passo indietro per l'indipendenza della Magistratura

Dicembre 19, 2020 - 11:12

Nomina dei procuratori: il Gran Consiglio ha deciso di non ascoltare il Consiglio della Magistratura, declassandolo a organo ausiliario. A farne le spese, paradossalmente, l’indipendenza della Magistratura. È ora di slegare l’elezione dei procuratori dai partiti e dai grandi sponsor…

Il Consiglio della Magistratura: inascoltato

Il tentativo di “irritazione sistemica” da parte del Consiglio della Magistratura (CM) ticinese, che proponeva di non eleggere 5 Procuratori/trici già stati in carica negli ultimi 10 anni, era tutto sommato ingenuo. Era prevedibile che il parlamento lo avrebbe ascoltato a piacere, ma senza dargli troppo peso (lo avevo scritto qui). Il motivo è tutto sommato semplice:  i due sistemi – giustizia e politica – operano secondo linguaggi e razionalità diversi.

Molte persone pensavano che sul serio i Procuratori sarebbero stati sostituiti. Anche i candidati supplementari – consapevoli che il secondo turno di candidature era fuori da qualsiasi ragionamento costituzionale – e ci si chiede un po’ come mai il parlamento lo abbia organizzato, per boi “bruciare” tutti.

Intanto il silenzio continua a dominare sui casi Arnold e Corti (e la curiosità monta su Minesso). Ma sappiamo che il Ticino quando deve sta zitto.

Le regole sul famoso “preavviso” del Consiglio della Magistratura

Il problema non riguarda quindi il modo in cui il Consiglio della Magistratura ha comunicato la sua opinione, siccome nei contenuti mi pare ci fosse consenso. Come sa chi mi legge sin dall'inizio di tutta questa storia, io non mi permetto di dire se i Procuratori criticati lavorassero bene oppure no. Ma un cronista giudiziario esperto come Francesco Lepori, al Quotidiano di lunedì 14 dicembre 2020, ha espresso delusione per la decisione di non sostituirli e ha ricordato che il PG era d’accordo. I problemi quindi devono stare altrove, ma dove? A prima vista si potrebbero individuare in due motivi: 1) nella regola che istituisce il “preavviso del Consiglio della magistratura sulle candidature di coloro che sono già in carica” (art. 7 lett. a LOG) e 2) nell’inattività del CM nel criticare i procuratori negli ultimi 10 anni.

Anzitutto il motivo 1, ovvero il famoso “preavviso”. Da dove arriva? Nella riforma principale della LOG, fatta fra il 2005 e il 2006, questo “preavviso” non era previsto. La legge indicava genericamente che il Consiglio della Magistratura avrebbe dato “copia degli eventuali rapporti allestiti nel corso del precedente periodo di nomina, relativi a sanzioni pronunciate contro i candidati in carica”. Poi la modifica, avvenuta quasi parallelamente attraverso una riformina separata, quella delle norme del Consiglio della Magistratura attraverso il Messaggio 5707 del 12.10.2005. La avevano scritta un giudice federale e due giudici di appello su incarico del governo. Si chiedeva insomma che gli “interni” al sistema giudiziario dessero il loro punto di vista per migliorare le logiche dell’autoamministrazione.

A dire del Messaggio i giudici si sono però spinti più in là e hanno proposto anche di approfondire il rapporto fra la magistratura e la politica, proponendo il famoso “preavviso”. Questa proposta non stupisce: il mondo dei giudici da almeno 20 anni sta cercando di prendere più competenze possibili nella questione delle nomine in magistratura.

I magistrati tendono a “proteggersi”, talvolta ingenuamente

Cosa sia giuridicamente quel preavviso però non è mai stato chiaro. Nel suo Messaggio il governo scrive che con esso “al Gran Consiglio viene fornita un’indicazione supplementare riguardo ai magistrati”. Ma è evidente che “un preavviso” (così come scritto nella legge) non è “un’indicazione” (così come scritto nel Messaggio), visto che il CM è un organo di vigilanza. In gioco ci sono questioni legate all’autorappresentazione del proprio ruolo rispetto al resto del sistema. Cosa la politica si aspettasse da quel preavviso lo spiegavano i PPDini: consisteva in “informazioni  e  elementi  utili”, “il  Legislativo  avrà  così  la  possibilità  di  richiedere  indicazioni  specifiche  sul  rendimento  del  singolo  magistrato”. In sostanza: un grimaldello.

La Magistratura invece, probabilmente, lo riteneva uno dei tanti strumenti che avrebbe avuto il CM per svolgere il suo compito di vigilanza e per proteggere i giudici dagli assalti politici. I magistrati che lo hanno proposto, lo abbiamo visto, hanno ragionato solo in ottica giuridica. Ma il boccino rimaneva in mano alla politica. Ecco che così qualsiasi ragionamento “interno” all’organizzazione giudiziaria sarà ascoltato a piacimento dal parlamento. Ma contemporaneamente delegittima la Magistratura stessa, che non ha gli strumenti giusti per parlare.

Passiamo quindi al motivo 2). Proprio perché la Magistratura  di solito cerca di difendersi dalla voglia del parlamento di influenzarla, in particolare attraverso le nomine dei magistrati, il fatto che il CM non abbia sparato vista sui suoi Procuratori durante questi dieci anni (cosa da alcuni molto criticata: “ma come, stai zitto per 10 anni e poi spari con la mitraglia?”) appare abbastanza normale. La giustizia è di per sé un sistema “trincerato” e tutti fanno attenzione a non delegittimarla all’esterno, anche per proteggere le inchieste.

Il problema che si è venuto a creare in questi ultimi tre mesi, ovvero lo stupore di tutti noi della “bocciatura” da parte del CM, non sta quindi tanto nel silenzio degli ultimi anni, ma piuttosto nell’assenza di una cultura della critica e dell’autocritica nelle nostre istituzioni. Ma ben sappiamo che in Ticino questa cosa esiste a tutti i livelli, mica solo nella Procura.

Tutti rieletti: è paradossale, ma si tratta di un modo per ridurre l’indipendenza della Magistratura

Posto il quadro teorico, osserviamo ora la “rielezione” vera e propria. Di fronte al preavviso distruttivo del CM, il parlamento ha deciso di rieleggere tutti quanti. Da un profilo logico, uno si sarebbe aspettato che il parlamento avrebbe seguito quello che chiedeva il Consiglio. Come si spiega questo scostamento?

A mio modo di vedere la spiegazione primaria è che il parlamento ha voluto mostrare di avere il controllo sulla Magistratura. Come ha spiegato in sostanza Luca Pagani al Quotidiano sempre lunedì sera, il Consiglio della Magistratura è stato declassato a organo ausiliario. E per farlo, tutto è accaduto nel modo più paradossale possibile: in sostanza garantendo… il diritto di elezione a vita dei Procuratori anche se vengono criticati dalle istanze di controllo interne. È un paradosso complesso. Non è solo che i partiti hanno voluto rieleggere i “bocciati” per non mettere in discussione le quote di spartizione partitica. Quello che è accaduto è che il parlamento ha ripoliticizzato il sistema giudiziario. Si è fatto garante di continuità, a fronte del cambiamento che imploravano la stessa magistratura e la stampa.

Non è la politica di 30 anni fa, gli Sponsor ora sono liquidi

Non siamo però ingenui e chiariamo bene cosa significhi questa “ripoliticizzazione”. Non si tratta di un modo di far politica come 30 anni fa, i partiti non hanno più quel ruolo. Qua va quindi inserito un ultimo punto, che riguarda l’indebolimento istituzionale della politica. I partiti ormai stanno dando sempre più competenze in outsourcing. Così anche la capacità di individuare e valutare i giuristi da eleggere e da rieleggere in magistratura: sono oggi alcuni studi di avvocati e alcune personalità del diritto che danno il ritmo.

Soggetti che non sono organici ai partiti, come una volta, ma che si muovono piuttosto nelle maglie del sistema economico. Sono Sponsor liquidi. In un altro articolo ho definito questa struttura come “ranked society”, in cui la tua spendibilità dipende da quella del tuo Sponsor. Con il problema derivato che la politica non è più in grado di garantire stabilità al sistema.

Il caos di questi mesi è dovuto proprio a questo indebolimento della politica. Dopo una stagione di riduzione di competenze sull’elezione dei magistrati, pian piano alcune personalità del diritto hanno ripreso il controllo attraverso la politica.

Dobbiamo aumentare l’indipendenza della Magistratura, evitando il tecnicismo e l’autismo giudiziario

Questa rielezione dei procuratori da un punto di vista astorico e esterno potrebbe sembrare un segnale di continuità e indipendenza, mentre in realtà è una rottura che istiga il sospetto di essere vicini ai gangli del potere. Come prima conseguenza, il Consiglio della Magistratura ne risulta declassato. L’aver istituito per legge l’obbligo di dare un “preavviso”, invece di rafforzare l’indipendenza della Giustizia, la ha quindi indebolita.

Senza dubbio il sistema va ora riformato alla radice. È arrivato il momento di slegare l'elezione dei magistrati sia dai partiti, sia dai grandi sponsor. Bisogna costruire una nuova commissione di nomina e rielezione dei magistrati ampia, indipendente e rappresentante di tutte le sensibilità sociali. Il problema è come comporre questa commissione. Di sicuro non deve essere composta di soli giuristi. Io penso che in Ticino questa commissione dovrebbe essere eletta dal popolo e avrebbe poi il compito di nominare i procuratori e i giudici. Al parlamento rimarrebbe la competenza di ratifica della nomina.

Ma so bene che gli Sponsor non hanno interesse a che la politica rinunci alle sue competenze di nomina. Anche a costo di delegittimare tutto il sistema.

 

Filippo Contarini