"Non si può pensare che la tecnologia porti solo vantaggi"

"Non si può pensare che la tecnologia porti solo vantaggi"

Dicembre 14, 2018 - 12:44
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Roberto Cingolani, Direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia, era ospite lo scorso sei dicembre del Circolo Liberale di Cultura Carlo Battaglini in una conferenza all'USI (vedi qui). L'esperto di intelligenza artificiale ha riposto ad alcune nostre domande su come affrontare la problematica della sostituzione del lavoro umano da parte delle macchine.

Si parla molto della sostituzione del lavoro umano con quello delle macchine. Quanto sarà problematica questa transizione?
È una problematica reale. Molti lavori di routine, sia manuali che intellettuali, rischiano di essere rimpiazzati dalle macchie, che sono più rapide dell'uomo. Questo però è sempre successo. Il problema di oggi rispetto al passato è che la sostituzione avviene in maniera molto più rapida. In passato le tecnologie soppiantavano delle professioni in diversi decenni. Le generazioni riuscivano ad adattarsi di padre in figlio e intanto si creavano nuovi lavori, mantenendo un equilibrio. Oggi questo avviene con un ritmo talmente elevato che il lavoratore non fa in tempo a riqualificarsi che già vi è una nuova tecnologia. Diventa un inseguimento impossibile.
Rimane il fatto che queste tecnologie sul lungo termine creeranno più lavoro di quanto ne distruggano. Il problema è appunto sul breve termine.

Quali misure possono essere prese per affrontare questo problema?
Il punto centrale è quanto investiamo sui lavoratori con la formazione continua. Ci vuole un rapporto fra pubblico e privato che investa sui lavoratori e su dei cittadini informati. È un discorso che riguarda la scuola, i privati, ma anche i media.
Il modello per cui si studia sino ai 18-20 anni e ciò basta sino ai 70 anni andava bene fino a 20 anni fa. Ora non più. Negli anni che passano da quanto un individuo finisce la scuola a quando va in pensione le tecnologie cambiano troppo rapidamente. È dunque il modello formativo che deve evolvere con un aggiornamento durante la vita lavorativa. È un cambio di paradigma dettato dalle stesse tecnologie che ci consentono di ottenere dei vantaggi, come migliorare la produttività. Non si può pensare che la tecnologia porti solo vantaggi. Si deve analizzare queste dinamiche e fare evolvere l'intero sistema intorno a queste tecnologie per fare in modo che i cittadini non ci rimettano come individui.

Lei ha detto che le macchine non rappresentano un problema in sé, semmai come l’uomo le utilizza. Il fattore umano rimarrà sempre centrale?
Le macchine fanno il loro lavoro, le abbiamo costruite noi. Se non abbiamo capito che dovevamo adattare il nostro modello formativo la colpa non è delle macchine, è nostra. Il ruolo dell’uomo rimane centrale, come le sue scelte nell'utilizzo migliore delle tecnologie.

Quali cambiamenti sono necessari?
Cominciamo a cambiare i programmi delle scuole, quello che si scrive sui giornali o si vede in televisione. Invece di proporre giochi stupidi, cominciamo a fare qualcosa di più interessante che trasmetta un messaggio più incentrato sulla tecnica e la conoscenza. Valorizziamo la cultura. Oggi purtroppo viviamo un trend opposto, dove la cultura e le competenze vengono considerate una cosa inutile. Direi che proprio in questo momento storico sono fondamentali.