Non tutti gli arabi sono qatarioti

Non tutti gli arabi sono qatarioti

Febbraio 15, 2020 - 10:49
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A causa di gravi violazioni del Financial Fair Play (FFP), la UEFA ha deciso di punire il Manchester City: 30 milioni di euro di multa ed esclusione dalle competizioni UEFA (Champions League ed Europa League) per le prossime due stagioni.

A seguito di un'indagine condotta dall'Organo di Controllo Finanziario per Club UEFA (CFCB) - il cui compito è quello di sovrintendere l'applicazione dei Regolamenti per le Licenze per Club UEFA e il FFP - sono state riscontrate delle violazioni considerate gravi. Il Manchester City, infatti, avrebbe sopravvalutato le entrate derivanti dalle sponsorizzazioni. Ad essere finite sotto la lente del CFCB sono le sponsorizzazioni avvenuto tramite società riconducibili al medesimo gruppo. In particolar modo, il problema per il City sarebbe la valutazione della sponsorizzazione della compagnia aerea Ethiad Airways.

Ethiad, infatti, è la compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti. Il Manchester City, invece, è di proprietà della holding City Football Group. Si tratta di una società britannica che - oltre ai citizens - possiede pure il New York City FC, il Melbourne City FC, il Montevideo City Torque e il Mumbai City FC. La citata holding britannica è controllata dall'Abu Dhabi United Group for Development and Investment, una società di investimento dello sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan, membro della famiglia reale di Abu Dhabi e Ministro degli Affari Presidenziali degli Emirati Arabi Uniti.

Insomma, il Manchester City ed Ethiad Airways sono legate dalla medesima proprietà, che - in ultima analisi - è lo stato degli Emirati Arabi Uniti. La medesima proprietà ha permesso che avvenisse una sponsorizzazione con dei prezzi che il CFCB ha giudicato fuori mercato. Da qui la sanzione.

Le regole non sono state rispettate ed è anche giusto - secondo chi scrive - che il Manchester City subisca la sanzione massima, ovvero l'esclusione dalle competizioni UEFA. Non ci si dimentichi, infatti, che il City era già stato sanzionato nel 2014, per delle infrazioni analoghe al FFP. In quell'occasione, il City aveva patteggiato. Anziché essere escluso dalle competizioni UEFA, quindi, dovette erogare il pagamento di un multa di 60 milioni di euro e impegnarsi a rientrare nei parametri del FFP, entro il 2016.

Il regolamento del FFP è certamente discutibile, ma - fino al momento in cui sarà in vigore - va rispettato da tutti i club UEFA. Il Manchester City non lo ha fatto (per ben due volte, in sei anni) ed è giusto che subisca una sanzione. Come già annunciato dal club, il City farà ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna. La vicenda, quindi, è ancora formalmente aperta.

A stupire, però, non è il trattamento subito dal Manchester City, ma quello che il CFCB continua a riservare al Paris Saint Germain. Stando a quanto emerso da un'indagine condotta dal New York Times la scorsa estate, infatti, la UEFA avrebbe fatto sì che l'indagine sulla società parigina fosse edulcorata. Il PSG, infatti, era finito sotto il controllo del CFCB per delle sponsorizzazioni gonfiate, avvenute "in famiglia", come nel caso del Manchester City.

Anche nel caso del PSG c'è uno stato arabo a muovere i fili dell'azienda. La proprietà, infatti, è della Qatar Sport Investments, un fondo d'investimento di proprietà dello stato del Qatar.

Gli sceicchi del Qatar, quindi, pare siano molto più vicini alla UEFA e al suo presidente, Gianni Infantino, rispetto agli sceicchi degli Emirati Arabi Uniti. Non a caso, i primi stanno organizzando i mondiali del 2022.

Il management del calcio esce da anni turbolenti, fatti di corruzione e affari sporchi. Applicando i regolamenti solo contro i nemici degli amici, però, non si guadagna in credibilità.