Norme covid: prepararsi a disobbedire?

Norme covid: prepararsi a disobbedire?

Febbraio 22, 2021 - 14:43
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In un articolo apparso sui blog di “Le Temps” Christian Jacot-Descombes mette a confronto due realtà diverse e si chiede se di fronte alle norme restrittive si svilupperà un "economia informale” (e di disobbedienza).

Obblighi e disobbedienza. Mentre le misure restrittive per il covid vengono sempre più difficilmente percepite della popolazione, crescono le espressioni di protesa (come la manifestazione dello scorso fine settimana ad Argovia), ma si fa pure strada la via della "disobbedienza civile” (già lo scorso gennaio 300 ristoratori in Svizzera avevano aperto i battenti nonostante i divieti).

Ne ha trattato recentemente un articolo del giornalista Christian Jacot-Descombes, pubblicato nel blog che gestisce sul sito del giornale romando “Le Temps” (vedi qui l'articolo), che ha spiegato la suo visione su questi temi (schierandosi a favore di forme di disobbedienza). Jacot-Descombes, oltre ad aver lavorato in passato come tassista e neuropsicologo, è anche un grande viaggiatore. Proprio parlando da realtà molto diversa avvia il suo ragionamento. “Il buon vecchio proibizionismo sugli alcolici che ha fatto la fortuna di Al Capone”, scrive. “È una delle misure sanitarie che sono state imposte in paesi come il Sudafrica, l'Argentina e la Colombia. Lo scopo della manovra? Un ritornello ben noto: evitare di sovraccaricare gli ospedali minimizzando il rischio di incidenti”. “In Colombia, il divieto sanitario si chiama Ley Seca e, naturalmente, non è popolare”, spiega Jacot-Descombes. “Ma i colombiani sono abituati alle buffonate di uno stato, diciamo, incoerente, e lo affrontano su un'altra scala: quella dell'economia "informale". In alcune città, per esempio, pagano alle bande una tassa che fornisce loro una sicurezza che lo Stato non è in grado di garantire. Così sanno dove trovare da bere e fare festa tutta la notte nonostante il coprifuoco”, si legge.

Ovviamente anche in Colombia vi sono misure simili alle nostre, con un forte impatto sulle attività economiche colpite. “È il caso del settore turistico e culturale, dove è più difficile tornare all'economia "informale". A Medellin, le manifestazioni chiedono regolarmente la possibilità di riprendere queste attività e la riapertura, senza vincoli, dell’economia”, spiega il giornalista. Ma, prosegue l’articolo, “se la depressione collettiva che devasta il Vecchio Container non esiste nella patria di Shakira, non è solo perché la miseria (sanitaria) è meno dolorosa al sole, è anche perché i colombiani danno poca credibilità e legittimità a chi li governa e, di conseguenza, si sottomettono all'Autorità solo con una sana distanza”.

Passando alla nostra realtà Jacot-Descombes parla di una crisi competenza nella gestione della pandemia, che abbiamo visto ad esempio con il “valzer” attorno alla necessità delle mascherine. “La faccenda si complica con l'incapacità di anticipare e adattare i sistemi sanitari tra le onde”, scrive il blogger. “Con 1,7 miliardi di franchi di denaro pubblico, 12.000 dipendenti, il CHUV di Losanna è saturo quando accoglie... 35 pazienti in terapia intensiva (cosa accadrebbe se un treno avesse la sfortuna di deragliare?). Questo è stato il caso nel marzo 2020. Lo è ancora oggi”. È con il vaccino “che l'incompetenza dei decisori diventa più evidente”.  Ma anche una crisi di rappresentatività. “È interessante notare, per esempio, che la lista del partito a stragrande maggioranza di una "grande" città francofona è composta da più del 60% di dipendenti pubblici o pensionati a cui si aggiunge una buona parte di impiegati del... partito stesso”. Un altro aspetto che tratta l’articolo è quello dei viaggi, che oltre con le norme, sono disincentivati indirettamente con il costo dei test necessario. “169 franchi per un test PCR da viaggio (che il doganiere o l'impiegato del check-in esamina brevemente e che è disponibile sul mercato nero) rappresenta un aumento di 32 franchi rispetto allo stesso test quando è destinato allo screening”, spiega. “Tanto che i dipendenti dell'ospedale che riscuotono queste tasse se ne vergognano apertamente”.

Secondo Jacot-Descombes, che invita a prestare attenzione alle “agende nascoste”, dovremo stare molto attenti che “i decisori non approfittino di questa situazione di divieto, motivata dalla pandemia, per trasformare queste misure in nuove norme sotto l'influenza dei profeti dell'apocalisse verde. Sono l'industria aeronautica, l'industria alberghiera, ma anche le Università (che dipendono fortemente dagli scambi internazionali di cervelli) e infine la possibilità di arricchimento culturale e intellettuale attraverso la scoperta dell'Altro che saranno in serio pericolo”. L’articolo conclude invitando a  “rimanere attenti. Se necessario, disobbedire”, e una domanda: “E sviluppare un'economia "informale" alla maniera colombiana?”.