Nuove Officine verso un referendum?

Nuove Officine verso un referendum?

Gennaio 08, 2019 - 20:27
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Dopo l'approvazione della Commissione della Gestione il messaggio sul nuovo stabilimento delle Officine approderà in Gran Consiglio. Quali prospettive di un referendum qualora il messaggio dovesse essere approvato?

Nuovo stabilimento delle Officine, quanto c’è oggi sul tavolo ancora non convince pienamente. Il messaggio, che prevede la partecipazione del Cantone con 100 milioni di franchi al nuovo progetto, previsto a Castione, e che dovrebbe contare 230 posti di lavoro a fronte degli attuali 400 e annesso progetto immobiliare sull’attuale sedime delle Officine, incassato il sostegno del Partito socialista ieri (vedi qui), è uscito con l’appoggio dei commissari della Gestione, seppur in modo critico, dato che alcuni di essi (il presidente Raffaele De Rosa assieme agli altri esponenti del Ppd oltre al capogruppo socialista Ivo Durisch) hanno firmato il rapporto con riserva.
Se i socialisti vogliono ora superare le criticità emerse con un controprogetto all’iniziativa “Giù le mani”, che il comitato socialista ieri ha dato mandato ai gran consiglieri Ps di discutere con le altre forze politiche in Gran Consiglio, c'è chi non lesina critiche ben più nette al messaggio.
L’Unione dei contadini ticinesi (UTC) aveva ad inizio della scorsa estate già espresso la sua contrarietà relativa a uno dei punti previsti dal messaggio, vale a dire la scomparsa della zona agricola a Castione dper far spazio alle nuove officine (unico punto su cui per altro erano entrati in materia i contadini), preventivando se del caso anche il lancio di un referendum.
Il segretario dell’UTC Sem Genini da noi contattato ci conferma che a scomparsa della zona agricola è problematica per i contadini. L’UTC aspetterà le decisioni in Gran Consiglio prima di una decisione definitiva sul referendum. Determinante sarà il fatto che la zona agricola che andrà a scomparire sia compensata adeguatamente e realmente, cosa che oggi non è ancora chiaro in che termini avverrà. “La zona deve essere compensata con un rapporto 1 a 1”, ci dichiara Genini, “vale a dire un compenso reale quantitativo”.
Anche per i Verdi le scetticità permangono. “Il nuovo stabilimento avrà meno della metà dei posti di lavoro rispetto alla situazione attuale e vi è un rischio enorme di speculazione edilizia nell'attuale sedime delle Officine, in un Città come Bellinzona, che negli ultimi anni ha conosciuto un fermento edilizio fuori controllo", ci dice il coordinatore e consigliere comunale dei Verdi a Bellinzona Ronnie David. Se un eventuale referendum sarà lanciato per i Verdi si dovrà vedere "chi alla prova dei fatti è disposto ad evere un ruolo in un eventuale referendum". Sul campo vi è l'aspetto regionale (coloro che avrebbero voluto l'officina a Bodio), i contadini appunto, chi vorrebbe evitare la perdita di posti di lavoro, o chi vuole evitare la speculazione edilizia. In altre parole non sranno i Verdi da soli a lanciare referendum, ci dice David. Per una raccolta firme sarà necessario un fronte sufficentemente ampio.