O leghista, ci facciamo un poker con le quattro sorelle?

O leghista, ci facciamo un poker con le quattro sorelle?

Febbraio 08, 2017 - 10:50

La signorina leghista
La Lega vuole che votiate sì alla legge sulle tasse delle imprese 3. La Lega vuole la globalizzazione, insomma. Per i leghisti tu cittadino sei un giocatore di poker, mentre il leghista è la signorina impiegata dal casinò che ti incita a continuare a giocare. E come sappiamo, quando sei al tavolo di poker e stai perdendo, devi alzare la posta: comunque vince solo il casinò. Ma perché i leghisti (signora Blocher-Martullo in testa) ci fanno giocare a poker?
Il ritornello è della paura: se non voti a favore delle riforme, bruci posti di lavoro. Se non appoggi le riforme sei contro l’economia. La colpa è del cittadino. Il cittadino vota male. Il cittadino è coglione.
Basta!
In una società spaccata in due dai flussi finanziari globali, dove il PIL è drogato dalle magie del settore finanziario, le grosse aziende corrono da mamma Stato per avere garantiti i bilanci, per qualche commessa pubblica o per qualche riforma fiscale che gli farà risparmiare un pacco di soldi… a spese nostre. Poche famiglie diventano sempre più ricche e, permettetemi di dirlo, i partiti borghesi e leghisti sono sempre più dipendenti economicamente dalle grandi aziende. Mica è un caso che questa riforma fiscale la hanno scritta le quattro sorelle. E voi nemmeno sapete chi sono le quattro sorelle vero (vedi qui)? Beh, i presidenti di PLR, UDC, Lega, PPD, bene lo sanno. D’altronde Quadri porta come aiutanti in parlamento un lobbista di Cablecom e uno di Sunrise (info trovata su www.lobbywatch.ch), di che ci stupiamo?
 
Quanti soldi a fine mese?
I perdenti sono sempre loro: i cittadini che perdono potere d’acquisto. E ce lo nascondono pure, visto che nel calcolo del potere d’acquisto non sono conteggiati i premi delle casse malati oramai esplosi. Sono quei cittadini senza accesso alla proprietà abitativa. Quelli di uno Stato che chiede meno imposte alle ricche aziende, ma alza sempre di più le tasse e le spese per i servizi pubblici. Sono quelli che la tutela sindacale è un miraggio.
Ecco, in tutto questo si continua a parlare dell’economia sempre e solo dal punto di vista dell’imprenditore e mai di economia come sistema complessivo e democratico. “Va sgravato fiscalmente!”, dicono. E si abbocca alle bugie quando ti dicono che loro pagano le imposte tre volte, ma certo non ti dicono che spalmano le spese personali sui bilanci aziendali. Un paternalismo stantìo, dove il lavoratore è utente, suddito.
Minacciati dal precariato, ci vendono la favola della modernità: sii “imprenditore di te stesso”. Bella la retorica, vero? Se sei o diventerai imprenditore, non puoi che volere pagare meno tasse! A osservare bene, però, questi “imprenditori di sé stessi” non hanno capitale, macchine o esperienza in cui condensare capitale sociale. Dettaglio non insignificante: non hanno nemmeno un datore di lavoro che contribuisce alla metà delle loro casse previdenziali.
 
E pensare a una fiscalità internazionale?
Ci stiamo scavando la fossa da soli continuando a sgravare la fiscalità al capitale a livello nazionale, favorendo pochi player economici e favorendo una concorrenza fiscale pan-europea che provoca ogni giorno di più l’aumento del potere di chi già lo ha. Usano la delocalizzazione come strumento di minaccia economica. Il Ticino è un esempio, pensate quante aziende abbiamo fatto arrivare drenando sostrato economico al resto d’Europa grazie a condoni fiscali contro qualsiasi legge di equità – ma anche di concorrenza. Ora siamo vittime della nostra cupidigia e della nostra chiusura, i comuni rischiano di trovarsi senza soldi nelle casse.
E così lo Stato, che secondo me dovrebbe avere la funzione di far star meglio chi non sta bene, aiuta a far star meglio chi è già ricco. Vi piace solleticare queste logiche? Io lo trovo allucinato.
Invece di giocare con queste riforme della tassazione uno due e tre oplà, la Svizzera dovrebbe impegnarsi con vigore a creare una legislazione sulla tassazione alle transazioni finanziarie internazionali. Ci si pensi: cose come la Tobin-Tax sono le sole proposte che gestiscono a livello europeo il movimento globale del denaro. Sono le sole che giocano allo stesso livello dei capitani di impresa, che li guardano negli occhi e ogni tanto gli fanno pure una smorfia.
Loro ci minacciano? Noi ci difendiamo. Per difendere i posti di lavoro, la loro qualità e salari decenti, altro che riforma delle imprese 3! Perché difendersi non vuol dire mandare sul lastrico frotte di lavoratori nel continente in una guerra fratricida, ma semplicemente far pagare i costi sociali della finanziarizzazione proprio a quel capitale finanziarizzato che domina la nostra economia.
 
La Porsche gialla
Tutto questo frena l’economia? Dipende di che economia parliamo. Probabilmente frena chi vuole la Porsche gialla solo perché quella nera ce l’ha già in garage. È una questione di priorità, mi pare evidente! Bisogna pensare l’economia come l’accesso a quel benessere e a quella stabilità che chiede il cittadino comune che ha gli stessi bisogni a Copenhagen, a Bellinzona e a Catania. All’integrazione che cerca chi vuole stare in pace nella sua società e fra la sua gente. Allo sviluppo di chi pensa che convivere tutti assieme non sia una battaglia a chi ha il conto più pieno, ma sia riuscire a stare tutti un po’ meglio.
Forse qualcuno dovrà rinunciare alla Porsche gialla, accontentandosi di quella nera. Dolores!
 
 
Filippo Contarini