Officine: "solo con l'iniziativa si garantirà un futuro occupazionale degno"

Officine: "solo con l'iniziativa si garantirà un futuro occupazionale degno"

Novembre 10, 2018 - 16:21
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I lavoratori delle Officine e l’associazione “Giù le mani dalla Officine” voglio portare in votazione in Gran Consiglio ed eventualmente davanti al popolo l’iniziativa "Per la creazione di un polo tecnologico-industriale nel settore del trasporto pubblico”, che dopo lo sciopero del 2008 ha raccolto 15’000 sottoscrizioni a sostegno dello stabilimento industriale bellinzonese, rimasta poi ferma in attesa degli sviluppi inerenti il Centro di competenze. Abbiamo chiesto a Gianni Frizzo, storico leader dello sciopero del 2008, quali sono le prospettive qualora si andasse a votare, anche in relazione al messaggio da 120 milioni (100 milioni da parte del Cantone e 20 da parte della Città di Bellinzona) che prevede la realizzazione di un nuovo stabilimento Ffs in Ticino, da ubicarsi secondo le Ffs a Castione.

Gianni Frizzo, da parte della maestranze delle Officine è stato ribadito, anche se di misura, il sostegno all’iniziativa "Per la creazione di un polo tecnologico-industriale nel settore del trasporto pubblico". Rispetto a 10 anni fa però è venuto meno il sostegno delle forze politiche. Esse si sono compattate attorno al messaggio da 120 milioni scaturito dall'intesa con le Ffs (che vogliono portare a Castione lo stabilimento). Quanto incide questo?
Questo cambiamento di rotta delle forze politiche ha inciso anche sull'opinione delle maestranze.  Genera confusione e non aiuta a creare unione di intenti.
In occasione del voto abbiamo notato che le istituzioni hanno voluto interrogarsi sulla quale fosse la posizione degli operai e su un’eventuale spaccatura al loro interno. Viene da chiedersi in che modo queste istituzioni hanno tenuto conto del volere delle maestranze quando sono andate a negoziare il nuovo progetto con le Fffs. Vi è una mancanza di coerenza fra quanto hanno chiesto al comitato e quanto hanno fatto al momento della negoziazione dell’accordo con le Ffs.

Come valuta dunque il risultato della votazione in seno alle maestranze, in cui la linea del comitato è passata per pochi voti?
Viste le premesse tutto sommato 143 “sì” non sono pochi. Soprattutto abbiamo avuto il pieno sostegno e la fiducia sulla linea dettata dalla risoluzione. Una linea a favore dell'investimento da 120 milioni, ai treni di nuova generazione e a un rinnovo della struttura, sulla cui ubicazione tuttavia non entriamo nel merito. Questa risoluzione pone però al contempo un chiaro “no” ai contenuti del messaggio da 120 milioni, che prevede un taglio di più di 200 posti di lavoro e un netto "colpo di spugna" sugli accordi che erano stati sottoscritti, in cui si tracciava in modo chiaro quale doveva essere il futuro delle Officine, con il centro di competenze.

Ora questa strada non è più percorribile?
Chiaramente ora l’iniziativa è la sola che può garantire un futuro occupazionale degno e che tenga conto degli elementi emersi dall’analisi fatta dalla Supsi su mandato del Consiglio di Stato. Un’analisi che evidenziava la necessità di avere una governance, un’autonomia decisionale e la flessibilità necessaria all'azienda per poter diversificare il prodotto e non essere totalmente ancorata alle strategie delle FFS. Senza questo di fatto ci ritroveremmo in una situazione analoga al 2007: un'Officina completamente gestita dalle Ffs e pertanto in balia delle loro decisioni.

Per voi il messaggio non è necessariamente contrapposto all'iniziativa?
Il messaggio è per noi fondamentale dal punto di vista degli investimenti previsti. Non abbiamo nessuna avversità e tanto per essere chiari non abbiamo intenzione di lanciare un referendum. Vanno bene i 120 milioni, ma devono essere investiti in linea con quanto previsto dall’iniziativa.

L'assemblea dei lavoratori, come l'associazione "Giù le mani dalle Officine”, hanno deciso che si deve andare al voto. Questo voto dovrebbe (e potrebbe) secondo voi avvenire prima della elezioni cantonali dell'aprile 2019?
Noi abbiamo fatto tutti i passi necessari affinché l'iter dell'iniziativa possa proseguire in modo celere. Il 5 di ottobre abbiamo inviato alla commissione delle gestione e delle finanze del Gran Consiglio il testo conforme, sotto forma di decreto di legge. Pertanto non riusciamo a capire perché non si possa andare avanti in modo celere.