Oggi ci sorprende la seconda ondata? Domani ci sorprenderanno i problemi della RSI e della magistratura?

Oggi ci sorprende la seconda ondata? Domani ci sorprenderanno i problemi della RSI e della magistratura?

Ottobre 18, 2020 - 22:06
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I momenti più importanti della settimana di Ticinotoday, rivisti e commentati.

Ci siamo preparati alla seconda ondata?

La seconda ondata di COVID-19 è ormai una realtà. Anche in Canton Ticino il numero di positivi continua ad aumentare. Come sottolineato nella rubrica Boomerang - Repeat and Recycle, però, il numero di ospedalizzazioni in rapporto alla crescita dei nuovi casi, sembrerebbe essere minore rispetto a quanto riscontrato la scorsa primavera (leggi qui). I dati restano comunque preoccupanti, ma si spera che possa essere evitato un secondo lockdown. Per fare chiarezza sulla situazione odierna, però, bisognerebbe forse comunicare i dati raccolti non limitandosi a evidenziare il numero di nuovi contagiati. Il dato in questione - se estrapolato da un contesto più ampio, determinato dal numero di tamponi fatti, dal numero di ospedalizzioni, dall'età media degli ospedalizzati e dalla loro condizione di salute - potrebbe essere fuorviante. A denunciare questo problema è stato, tra gli altri, Massimo Cacciari. Nella rubrica Rewind abbiamo proposto un video con le affermazioni dell'ex sindaco di Venezia, commentandole (vedi qui).

Una delle principali note stonate di questa seconda ondata, però, è la generale impreparazione ad essa. Autorità e società civile sembrano quasi sorprese dal rapido aumento dei contagi. Non c'è però troppo da stupirsi, in quanto già lo scorso mese di marzo sapevamo che - con buona probabilità – l'autunno avrebbe portato una seconda ondata. Il problema di fondo, quindi, potrebbe non tanto essere nell'allentamento delle misure durante l'estate, ma nella non preparazione in vista della situazione attuale. In primavera, ad esempio, ci sono stati dei problemi nella gestione delle case anziani, nelle quali risiedono persone più soggette a subire gravi conseguenze della COVID-19 e nelle quali, infatti, c'è stato un importante numero di decessi. Quasi la metà, rispetto al numero totale delle vittime del coronavirus in Ticino. Rispetto alla situazione drammatica di marzo, aprile e maggio c'è stata una seria discussione su quali protocolli di gestione della pandemia nelle case anziani hanno funzionato e quali, invece, no? C'è stata una revisione del modus operandi all'interno delle strutture per gli anziani? Forse, l'indagine che la magistratura ha recentemente aperto sul tema, sarebbe dovuta iniziare subito dopo l'emergenza. Ciò avrebbe potuto permettere di individuare le falle nel sistema di gestione delle case anziani e, pertanto, di arrivare preparati alla seconda ondata. Proprio sulla situazione delle case anziani abbiamo intervistato il deputato del Movimento per il Spcialismo (MpS) Matteo Pronzini (leggi qui). L'MpS, infatti, era stato il primo partito a denunciare politicamente la problematica e a fare una segnalazione al Ministero pubblico.

 

 

Anche Netflix avrà la sua CORSI?

Questa settimana abbiamo parlato del palinsesto della RSI - tramite la rubrica Ultima Parola - criticando la gestione della messa in onda di alcune serie televisive e della pubblicizzazione delle stesse (leggi qui). In modo particolare, in Ultima Parola si sottolinea una questione centrale per il servizio pubblico: il ruolo di alcune serie tv "nel saper coniugare raccolta di informazioni e capacità narrativa e di sceneggiatura, offrendo al pubblico un prodotto di qualità superiore a qualsiasi trasmissione informativa". La funzione educante del servizio pubblico, quindi, potrebbe trasferirsi (o per meglio dire, si sta trasferendo) dalle emittenti pubbliche - come la RSI - a società private che, attraverso le loro piattaforme, creano contenuti non solo di mero intrattenimento: da Netlifx ad Amazon, passando per Disney e Sky. Nella gestione strategica delle emittenti pubbliche andrebbe cambiata la visione su queste piattaforme: non sono concorrenti soltanto per l'intrattenimento, come spesso si ritiene, ma anche per il vero e proprio servizio pubblico. Senza un cambio di paradigma, il servizio pubblico andrà in mano a società che non devono interessarsi del pluralismo (se non per raggiungere più target specifici) o confrontarsi con la CORSI. Anche questa è post-democrazia.

 

 

Scopa nuova, scopa bene?

Il teorico del diritto Filippo Contarini, tramite la rubrica Malleus Maleficarum, ci ha proposto un'ulteriore riflessione sullo stato di salute della magistratura ticinese (leggi qui). In estrema sintesi, Contarini ci mette in guardia da un pericolo: rischiamo che il dibattito sulla magistratura si risolva con l'individuazione di un capro espiatorio. Come scritto in Malleus Maleficarum, "non riusciamo a non pensare che sia molto più comodo additare i personaggi emersi sui media come se fossero responsabili di ogni cosa, invece di osservare e scoperchiare i flussi che avvengono dietro le quinte". Anziché allargare e approfondire il dibattito pubblico sul funzionamento della magistratura, la tendenza in atto sembra sia quella di cambiare qualche figura, mantenendo invariata la sostanza delle cose. Insomma: scopa nuova, scopa bene. Questo approccio, forse, è frutto di più caratteristiche della nostra cultura nella gestione della cosa pubblica. Ci potrebbe essere un po' di pigrizia intellettuale, in quanto non andare alla radice dei problemi è meno impegnativo che comprenderne l'essenza. Ci potrebbe essere un po' di fragilità dei gruppi dirigenti (i colonnelli della ranked society), che non hanno un'alternativa da presentare. Ci potrebbe essere un po' di strategia da Gattopardo: "bisogna cambiare tutto per non cambiare niente". Purtroppo, tutte queste caratteristiche sono negative.

 

 

Buon inizio di settimana

TM