Oltre che case anziani, sono i macelli i principali diffusori del coronavirus?

Oltre che case anziani, sono i macelli i principali diffusori del coronavirus?

Giugno 20, 2020 - 18:51

In Germania è esploso il caso del macello di Rheda-Wiedenbrueck, dove quasi 7’000 lavoratori sono stati messi in quarantena. Anche in altri Paesi si registra un alto numero di contagi fra i lavoratori degli impianti di lavorazione della carne. I motivi sarebbero le condizioni di lavoro nei macelli e gli impianti di refrigerazione.

In Germania, nel Land del Nord Reno-Vestfalia, è "esploso" il caso dei macelli quali possibili focolaio di contagio per il coronavirus, dopo che nel Comune di Rheda-Wiedenbrueck un impianto dell'azienda Tönnies è stato chiuso dalle autorità a tempo indeterminato e i 7'000 lavoratori sono stati messi in quarantena. Il Land ha determinato la chiusura delle scuole nella circoscrizione di Guetersloh fino al 29 giugno, visto che fra i lavoratori dell'impianto, il più grande in Europa di questo tipo, molti hanno figli. 

Fra i lavoratori dell’impianto sono stati registrati 657 nuovi contagi. Le cause dell’alto numero di contagi starebbe nelle precarie condizioni sociali dei lavoratori. Molti di essi provengono dai Paesi dell’est europeo. La stessa azienda ha sostenuto che l’esplosione di contagi sia dovuta al rientro di centinaia di lavoratori, tornati nei Paesi d’origine per un lungo week end, in bus affollati e senza il rispetto delle norme di distanza, in alcuni casi per 17 ore. Oltre a ciò gli impianti di refrigerazione e le basse temperature nello stabilimento sarebbero un secondo l’azienda un “fattore ideale per favorire l’infezione”.

Ma i contagi sarebbero dovuti anche alle condizioni in cui vengono alloggiati questi lavoratori, in dormitori sovraffollati, ha denunciato il presidente del Land, Armin Laschet: “Il nuovo focolaio ha a che fare con le condizioni in cui vivono e lavorano le persone in quell’azienda”.

Quello di Rheda-Wiedenbrueck non sarebbe però un caso isolato. Secondo un rapporto pubblicato a giugno dal Food and Environment Reporting Network, nella prima parte del mese si contavano in Europa 2670 casi confermati di covid tra i dipendenti di macelli e impianti di lavorazione della carne. Anche negli Stati Uniti fra i lavoratori degli impianti di macellazione si sono registrati tassi nettamente sopra la media di casi positivi. Neal Barnard, medico e fondatore dell’associazione Physicians Committee for Responsible Medicine, citato sul Corriere della Sera, spiega che “sappiamo è che i lavoratori stanno morendo, e stanno morendo anche gli ispettori dei macelli”. “Quello che crediamo è che le regioni siano le condizioni di lavoro nei macelli”, dice, “e l’ambiente refrigerato che permette una maggiore sopravvivenza del virus”.