Pardo 2019. Può la Memoria essere sacrificata sull’altare dell’oggettività?

Pardo 2019. Può la Memoria essere sacrificata sull’altare dell’oggettività?

Agosto 08, 2019 - 17:50

Locarno Festival. Concorso internazionale 2019. L’estetica del frammento in uno scenario di guerra: è il postmoderno bellezza!

 

Il contesto (storico e geografico, ndr) è nostro nemico! - così ci viene detto alla conferenza stampa del film Fi al thawra (During Revolution) della regista Maya Koury. Siamo dei cineasti, il nostro lavoro non è quello di spiegare.

Siria, 2011-2017, una donna riprende i propri concittadini e in particolare un gruppo di attivisti politici all’inizio delle rivolte contro il governo di Bashar al-Assad, li segue quando le manifestazioni di dissenso sfociano nella guerra fino a filmare i piedi di persone che camminano nel buio della notte portando con sé solo qualche sacchetto, presumibilmente alla ricerca di luoghi più sicuri e lontani da quello scenario di distruzione.
 
 

Durante i 144 minuti di pellicola lo spettatore assiste all’entusiasmo che sprizza dagli occhi dei siriani scesi in piazza per urlare le loro rivendicazioni, alle riunioni dei primi collettivi in cui si discute sulla forma da dare al nuovo governo o fino a dove spingersi nelle rivendicazioni, lo scoppio della guerra, la sconfitta dei laici, il ruolo del popolo curdo, le infiltrazioni di Al Qaida e dell’ISIS.
Durante i 144 minuti lo spettatore può fare appello a rari riferimenti relativi a date, luoghi, nuove alleanze e nuovi fronti. 
Così nonostante la pur lodevole impresa di filmare sei anni di conflitto, il documentario - perché questa è la forma data al film - non documenta. 
L’estetica del frammento che sopprime la storia potrà davvero consegnarci - come ci viene detto in conferenza stampa- anche tra dieci anni l’immagine di un popolo in rivolta? E soprattutto: siamo sicuri che questo basti a placare la nostra sete di conoscenza?