Perché mancano i posti negli ospedali? Il momento per parlarne è ora

Perché mancano i posti negli ospedali? Il momento per parlarne è ora

Novembre 10, 2020 - 17:44

Andiamo in lockdown perché mancano posti letto negli ospedali. Ma perché mancano i posti letto? Chi lo ha deciso? È tempo di aprire questa discussione. 

Il ministero degli esteri inglese (mi trovo attualmente a Manchester) mi ha comunicato, via mail, che chi si trova in Inghilterra deve rinunciare a qualsiasi viaggio verso la Svizzera, “except in limited circumstances such as for work or for education”. Il lavoro e lo studio sono i due nuovi punti di riferimento di ciò che ancora si può fare nella Covid-society. È così in tutta Europa, un mio bravo amico lo chiama – forse esagerando, ma dando comunque colore alla discussione – “la schiavitù moderna”.

Facciamo le somme. Siamo diventati, in Inghilterra come in Svizzera, esseri che possono prendersi i rischi per andare a scuola e per lavorare, visto che dobbiamo tirare avanti l’economia, ma non possiamo prenderci rischi nello svago, perché non sappiamo controllarci. Siamo tutti un po’ dementi, questo l’assunto (v. il commento di Cacciari), e ci mischieremmo troppo fra noi e ci passeremmo il virus. L’obiettivo di questo sacrificio è salvare la vita a tutti senza dover obbligare i medici a fare il triage (ovvero decidere chi vive e chi muore). Insomma, far sì che lo Stato biopolitico riesca a mantenere la promessa di cercare di salvare tutti quanti. Come ha spiegato venerdì la task force di scienziati della Confederazione “Lo spazio nelle cure intensive degli ospedali elvetici comincia ad essere limitato”. Il problema è molto semplice: se le cure intensive si riempiono “la situazione potrebbe diventare critica”, ovvero: i medici dovrebbero fare il triage, e questo culturalmente è considerato il massimo del Male nel nostro mondo, perché viola il principio di uguaglianza.

Permettetemi, di girare la medaglia e per un volta, una soltanto!, togliere il cappello da asino dalla testa del volgo e metterlo sulla testa di alcuni medici, ministri, professori e maxi funzionari. L’equazione è semplice: mancano posti nelle cure intensive, quindi la nostra vita normale è fottuta. Ma perché, di grazia, mancano posti in cure intensive?

I dati già in aprile ci dicevano che la Germania aveva 602 posti letto per cure acute in ospedale ogni 100'000 abitanti. La Svizzera ne ha poco più della metà, 356, la Gran Bretagna 211. Pensate, il Giappone ne aveva 779, la Corea del sud 714! Di queste, si stima che le cure intensive fossero in Svizzera 11 ogni 100'000 abitanti, in Germania invece il triplo (!) con 29.2. Chiaro, bisogna fare attenzione ai dati: in Svizzera si curano meno pazienti a parità di personale, siamo più precisini, come al solito. Inoltre in questi mesi gli ospedali hanno cercato di assumere personale senza però trovarlo e addirittura rubandolo all’estero.

La mia domanda, polemica, ma maledettamente politica, è: chi è che ha fatto la politica sanitaria degli ultimi 30 anni in Svizzera e in Ticino? Che calcoli del rischio ha fatto? Vogliamo fare nomi e cognomi?

Ai responsabili bisogna garantire diritto di parola: p.e. potranno dirci che in una crisi con contagio esponenziale non cambia avere 300 o 600 letti. Oppure ci potranno dire che la Svezia ha la metà dei posti letto in Svizzera e che quindi è una variabile insignificante, che la questione è culturale (e infatti gli svedesi non fanno il lockdown e non impongono le mascherine, accettando però che ci sia un tasso più alto di decessi). E gli altri avranno il diritto di rispondere e confutare. Perché è così che funziona una democrazia: con il dialogo e la responsabilità, merce rara fra i potenti di oggi. La vita dei cittadini nel lockdown non è piacevole (meglio: è una merda). Va bene, la accetto: uso la mascherina, mi lavo le mani, sto a distanza, mi deprimo e sto a casa. Ma almeno una cosa la voglio: i responsabili di questo scempio siano messi al centro, come venne fatto con Zuckerberg dopo il caso Cambridge Analyitica!

È ora il momento per farlo. È come in una crisi d’amore: bisogna tirar fuori tutto, non bisogna aspettare “dopo” la crisi, lì vorremo lasciarci tutto alle spalle, e non cambierà niente. Questa discussione va fatta adesso. Ma molti questa discussione non la vogliono fare. Alcuni perché non vogliono prendersi responsabilità. Altri, la maggior parte, perché bisognerebbe mettere a nudo che in realtà il problema non è il numero di letti in terapia intensiva, ma l’approccio della società liquida in sé, come bene spiega MT (Mattia Tagliaferri) nei suoi Top of the week su ticinotoday. Lo sappiamo: non c’è niente di più intoccabile del capitalismo moderno in Svizzera. E alla fine lo sappiamo: nessuno farà il processo a chi ci ha portato in questa situazione.

 

Filippo Contarini