Perugini, la diffamazione e la libertà di stampa

Perugini, la diffamazione e la libertà di stampa

Marzo 13, 2017 - 07:50

Di fronte a tanti interrogativi espressimi da parecchie voci, leggiamo assieme i Decreti d'accusa scritti da Perugini contro Il Caffé su querela della Sant'Anna (https://www.clinicasantanna.ch/it/medien/cs_finalmente). La prima parte racchiude i punti giuridici salienti. Per chi vuole leggere di più, la seconda parte è invece una spiegazione del contesto in base al materiale che ho trovato sui giornali online.

Anzitutto un dubbio: ma l'accusa di Perugini è completa?
Io sono per l'assoluzione de Il Caffè. Ciò non toglie che bisogna confrontarsi giuridicamente con il caso e che in sé non sarei così stupito di fronte a una condanna.
Un punto dell'accusa comunque non lo capisco. La diffamazione è rendere sospetta una persona di condotta disonorevole (art. 173 CP). Perugini dice che Il Caffè ha suggerito che la clinica ha favoreggiato il medico. Eppure mi sembra che Il Caffè dica peggio, ovvero dice che potrebbe essere correa.
Come mai Perugini non lo solleva? Il Tribunale federale (1C_354/2016) dice che se c'è sufficiente sospetto il procuratore indaga senza essere legato al contenuto della denuncia. Come mai Perugini non accusa Il Caffè: perché pensa che non è diffamazione suggerire la correità nell'errore medico? Oppure perché non vuole che Il Caffè porti sul tavolo la prova della verità (che non è detto che ci sia, la clinica può essere estranea all'errore), legando il processo di diffamazione a quello dell'errore medico? Ad ogni modo il TF ci diceva in settembre che il medico in quel periodo non era stato ritenuto unico colpevole dell'errore, siccome semplicemente un giudizio su chi fosse colpevole al momento degli articoli ancora non c'era (c. 10.3 della 2C_630/2016, la ho trovata cercando online con le parole chiave).
 
La concorrenza sleale evidentemente non c'è
Gli articoli de Il Caffè vanno letti in un contesto, non a spezzoni. Cambia se riporti "maiale!" quando io scrivevo "o cuoco, buono questo maiale!".
Leggendo gli articoli de Il Caffè nel loro contesto risulta subito evidente come siano orientati a mettere in croce tutto il settore privato, non solo la Sant’Anna. La prova di tutto questo è proprio ciò a cui (secondo me) in realtà Il Caffè mirava con la sua campagna mediatica: abbattere la pianificazione ospedaliera al referendum. Il giornale ha costruito nei ticinesi un’immagine (negativa) della sanità privata tutta, non di una clinica sola.
Dice la legge che fai concorrenza sleale quando: denigri l’altro, le sue merci, le sue opere, le sue prestazioni, i suoi prezzi o le sue relazioni d'affari con affermazioni inesatte, fallaci o inutilmente lesive. La punibilità, ci dicono i commentari giuridici, sta nell’influenzare il rapporto tra concorrenti in un’ottica di una concorrenza che invece non dovrebbe venir falsata.
A fronte del fatto che gli ospedali pubblici e le cliniche private non sono in concorrenza fra loro, il problema è allora fra cliniche private e basta. Insomma, se ci fosse concorrenza sleale è come se il Caffè si fosse schierato per far migliorare la situazione economica p.e. della Moncucco. Non mi pare sia successo questo. Perché? Perché Il Caffè attraverso i suoi articoli ha composto una raffigurazione della sanità privata tutta attraverso la critica alla clinica più famosa, come rappresentante delle cliniche private tutte. Tecnicamente si potrebbe parlare di metonimia. Insomma, anche la Moncucco è "vittima" (definire la sanità privata una vittima in Svizzera è un ossimoro).
Non dimentichiamo inoltre un punto fondamentale: il CdA della clinica è infarcito di politici importantissimi, come negarle il suo ruolo di faro mediatico? La clinica sta già sotto i riflettori perché ha scelto di esserlo. Insomma, a me sembra che non si parlava solo di lei, ma della sanità privata in genere e dei suoi strenui difensori, che fanno leggi per lei. Niente concorrenza sleale.
 
La palla, il fallo tecnico e il cartellino giallo?
Se si osservano bene le date, le interrogazioni parlamentari e la chiusura dell'inchiesta penso che l'azione de Il Caffè non sia stata economica, ma politica. Ha giocato il ruolo del sindacato e del player istituzionale per mettere in discussione la legislazione vigente sulla sanità privata. Ha fatto quello che i partiti non riescono a fare, è talmente evidente.
O pensate sul serio che PS e Verdi da soli e senza giornali avrebbero potuto vincere il referendum sulla pianificazione ospedaliera?
Vi propongo allora una metafora: ogni tanto nelle partite di calcio un giocatore tira un falcione all’attaccante che stava andando via da solo. Può aver preso la palla. Ma se non la ha presa l'arbitro tira fuori il cartellino. I commentatori diranno due cose: il fallo ci stava, l’ammonizione pure. Perché ogni tanto un fallo tattico è l’unico strumento (politico) che hai.
La sanità privata sposta miliardi, guidata lancia in resta dall'ex-presidente del partito svizzero più potente, il PLR. Ha un ruolo politico forte e importante, un ruolo che deve anche accettare una sovraesposizione mediatica. Quanto spesso sento dire che lo Stato non deve essere colonizzato dai politici? Ebbene allora fatemelo dire una volta ad alta voce: “via i politici dalla sanità privata!”.
Pensa al caso contrario: ogni volta si dice "ma guarda come funziona bene la medicina privata". Purtroppo non esiste il reato di diffamazione-al-contrario, di anti-diffamazione. A parlare troppo bene di qualcosa non si fa mai reato, mentre a parlarne male si può chiedere che il giudice intervenga.
Io penso che la clinica è una persona pubblica che deve sopportare che si parli, anche male, di lei. Ora: è comunque vero che Il Caffè ha tirato fuori un caso di due anni prima e per due mesi senza sosta, e chi grida alla violazione della libertà di stampa questo non lo nota mai... Questo bisogna riconoscere che è problematico e Il Caffè non ha mai fino in fondo spiegato perché non cambiare ottica di attacco, anche se i motivi li abbiamo capiti. Vale il principio in dubio pro duriore, ovvero decida il giudice.
Speriamo decida che Il Caffè ha preso la palla e quindi nessun cartellino giallo.
 
 
Finita la prima parte, molto concreta e diretta, vi espongo qui alcune considerazioni più ampie e di contesto. Per trovarle ho usato i siti online, ma non quello de Il Caffé (vorrei evitare di essere querelato pure io, grazie)
 
Prendiamo gli articoli che Perugini ha messo sotto la lente
Articolo del 15 maggio 2016: si parla di scarsa organizzazione a causa della volontà di razionalizzazione.
22 maggio: si parla di un obbligo di denuncia non ottemperato.
29 maggio: si sostiene che l’autorità di vigilanza avrebbe potuto riaprire il caso a causa dell’utilizzo di infermieri invece di medici assistenti per gli interventi meno complessi. E ribadisce che la responsabilità potrebbe non essere solo di Rey.
5 giugno: afferma che si usano infermieri invece di medici assistenti come misura di risparmio, mentre nello Stato non si fa.
19 giugno: si parla di timori e frizioni tra la clinica e i lavoratori e di risparmi in clinica.
3 luglio: si parla di prospettive di pianificazione ospedaliera dopo il no al referendum, di nuovo si parla di interrogativi sulla questione degli infermieri invece di medici assistenti.
17 luglio e 24 luglio 2016: si parla (male) dell’attività del medico cantonale e della magistratura sui fatti riguardanti la clinica. In realtà mi sembra che questi articoli siano contro lo Stato, non contro la clinica, non capisco bene perché inserirli nel decreto d’accusa.
 
La sovraesposizione mediatica due anni dopo il fatto
Come detto, a me sembra che il caso della clinica Sant’Anna, in tutto il suo cinismo, sia racchiudibile in questa metafora del possibile fallo tattico da parte de Il Caffè. Per questo secondo me una condanna per diffamazione, che io non darei, comunque può perfino starci.
Il Caffè, due anni dopo un errore medico, ha martellato con sequenza settimanale per un paio di mesi su quell’errore medico. Due anni dopo, non due mesi dopo. Chiunque di noi si chiederebbe che senso ha ritirare fuori le cose dopo tanto tempo. E su questo punto in tribunale il giornale dovrà spiegarsi molto bene. Pensate se voi aveste fatto un errore e due anni dopo arriva un giornale e per tre mesi ve lo rischiaffa in prima pagina...
Riguardando quei mesi (e me ne sono reso conto solo ora, scrivendo queste righe) il giornale ha comunque permesso di porre l'attenzione mediatica su due cose: vincere il referendum sulla pianificazione ospedaliera e mettere luce sulla chiusura delle indagini contro il chirurgo su quell’errore medico.
Guardate le date: l’errore medico è del 2014. La confessione fatta alla paziente è della fine del novembre 2014. La chiusura dell’inchiesta di una commissione di vigilanza è dell’agosto 2015. La sospensione del medico da parte del governo è del settembre 2015.
Gli articoli del Caffè sono del maggio-luglio 2016, quasi un anno dopo la sospensione del medico. La votazione sulla collaborazione pubblico-privato in ambito ospedaliero è del 5 giugno 2016. La chiusura dell’inchiesta penale sul medico è del 5 agosto 2016.
Insomma, grazie a quella tattica giornalistica tutti quanti abbiamo potuto chiederci sul serio: ma è giusto che la sanità privata sia come sia?
Ehi, io nemmeno nei sogni riesco a far pensare così tanta gente su cose così importanti!
 
Ricapitoliamo le parti in gioco
L’imputato: Il caffè. È un giornale settimanale metà svizzero-tedesco, si tratta quindi del più indipendente dei grossi giornali ticinesi. Da quel che scrive si capisce che è in possesso delle carte sull’errore medico accaduto nella clinica Sant’Anna. È stato querelato dalla clinica Sant’Anna per diffamazione e per concorrenza sleale. Lui si difende dicendo che è violazione della libertà di stampa. Il Caffè sostiene che nessuno gli ha spiegato cosa avrebbe scritto di sbagliato (ma giuridicamente è vero il contrario: è chi mette in cattiva luce che ha l'onere della prova).
Il medico Rey. Pare che inizialmente fosse tutelato da Massetti (penso sia il liberale candidato al municipio di Lugano), poi è passato fra le mani dei rodati contro-avvocati Tuto Rossi e Renzo Galfetti: difficile averli contro quei due.
Rey è protagonista di un’operazione andata male: la paziente a cui ha asportato due seni era la persona sbagliata. Ci dice la stampa che il medico vorrebbe vedere ampliata ad altri (la clinica?) la procedura penale a suo carico per quell’errore, siccome non sarebbe solo sua la colpa dello scambio di persona e la successiva manipolazione della cartella medica. Giuridicamente il tema è interessante: è il medico che ha la responsabilità di sapere chi collabora con lui e se le procedure sono giuste, o è della clinica?
Ci dicono che l’accusa verte su: lesioni colpose gravi, falsità in documenti, falso in certificato medico. Condanne fino a 5 anni o pena pecuniaria, non noccioline. Nulla di strano che la difesa cerchi altri colpevoli: chi vorrebbe ritrovarsi con la pepa tencia in mano?
Bisogna notare che inizialmente nessuno ha detto niente alla paziente e il governo dopo non si è mosso: come nulla fosse successo. La potenza di medici e cliniche è nota, come la debolezza dello Stato in canton Ticino. Poi però la mano dura: il DSS ha sospeso Rey da qualsiasi attività medica.
Su questa decisione il governo non ha dato l’effetto sospensivo di un ricorso e Rey se ne è lamentato, ma in ritardo (cosa strana!). Il TF probabilmente ha capito più cose di noi e, se leggo bene, nonostante il ritardo ha deciso di attivarsi lo stesso, sconfessando il DSS: visti i tanti anni di attività irreprensibile, ora Rey è sospeso solo dall’attività come chirurgo, ma può esercitare come medico (c. 11.4, la sentenza del TF la cito sopra).
La clinica Sant’anna. È la famosissima clinica dove è nata mezza Lugano e vanno VIP da tutta Italia. Dipende anche lei dalla Svizzera interna e ha come presidente Pelli e nel CdA siedono altri nomi noti dei partiti, p.e. Pedrazzini e Paglia. Difensori Macconi e Salmina. Il governo e la commissione di vigilanza hanno comunque accertato che nel 2014 alcune procedure nella clinica erano lacunose, nel senso che sul riconoscimento non erano state recepite delle direttive internazionali, comunque (pare) non vincolanti.
È stata poi oggetto di una denuncia penale dove si sosteneva che fa lavorare infermieri al posto di medici violando la legge sanitaria, lucrando così sui pazienti. Ma la procura ha ritenuto che erano accuse campate in aria (no so se per i fatti, per la qualificazione giuridica o per entrambi) e quindi ha fatto un “non luogo a procedere”.
La paziente vittima dell’errore. Leggiamo che inizialmente era tutelata da Davide Corti (che sul suo sito internet nello staff conta come collaboratore Salmina, che ora invece sta dall’altra parte e rappresenta la clinica). Ora lei ha cambiato avvocato: Mario Branda. Evidentemente sia per la paziente, sia per il medico, Bellinzona deve avere un'aria più frizzante.
I giornali ci dicono che la signora ha ricevuto un risarcimento da parte dell’assicurazione del medico, a cui avrebbe partecipato finanziariamente anche l’assicurazione della clinica e dell’anestesista. Pelli spiegherebbe che l’assicurazione della clinica avrebbe indennizzato la signora non tanto perché si ritenesse responsabile, ma per questioni di opportunità (cosa voglia dire “opportunità” lo scopriremo forse in un’altra vita).
Il dipartimento della Sanità e socialità (DSS). Di tutte le parti in gioco è quella che sta giocando peggio. In ritardo, intrasparente, bacchettone senza però essere irreprensibile, il DSS (non da solo) permette, purtroppo, che si possa sviluppare un vocio di fondo sulla sua legittimità che non fa onore a un'istituzione statale.
Il TF (nella già citata sentenza) riporta le affermazioni della difesa di Rey, che notavano che l’autorità cantonale dopo l’errore medico “benché contattata due volte dalla paziente medesima, dapprima l'ha autorizzato a continuare ad esercitare per poi, due mesi e mezzo dopo, pronunciare una revoca immediata a tempo indeterminato dell'autorizzazione al libero esercizio”. La leghista Rückert (stranissimo il restante silenzio della Lega in tutto l'affaire) era intervenuta prendendo come spunto una lettera di un medico, che sosteneva che vige in Ticino un sistema di omertà soprattutto relativo al fatto che dopo l’errore medico di Rey nessuno era intervenuto.
Il 26 ottobre del 2016 il dipartimento rispondeva (nr. 4615, non tratto qui la 4613) a quattro interrogazioni parlamentari (la tempistica di queste era la stessa degli articoli de Il Caffè: una di fine giugno, due di luglio, una di ottobre 2016) che accusavano la clinica di pratiche erronee, che chiedevano al governo se ne sapeva qualcosa e come voleva intervenire. Il Dipartimento ha risposto che per ogni operazione ci sono standard diversi, che la Sant’Anna segue la prassi ed è il chirurgo che si prende la responsabilità di decidere chi debba esserci al tavolo operatorio (p. 3). Per il DSS (non ci stupisce) il problema è il medico, non la clinica.
Come già spiegato, c'è una questione politico-legislativa-sindacale di base, che non è facile da rispondere. La situazione legale è oscura (pochissimi gli articoli citati nella risposta governativa) ed è evidente che la clinica privata è deresponabilizzata, rispetto al medico (strapagato di solito invero). La Sinistra sta portando avanti una lotta su questo: cosa sono le cliniche private? Le cliniche sono luoghi dove la sanità viene fatta con gli standard degli ospedali pubblici oppure sono luoghi dove quasi si affittano gli spazi ai medici e quindi la responsabilità è tutta dei medici?
 
Aggiungiamo alcune informazioni semi-giuridiche di contesto
Anzitutto ribadisco una cosa importante: è ben diverso fare un’attività giornalistica per intervenire sulla concorrenza fra attori del mercato o per intervenire nelle questioni di politica sanitaria. Per questo motivo dovremo tenere bene d’occhio il senso veramente compreso dai cittadini degli articoli del Caffè, non uno astratto. Vogliono mettere sotto i riflettori la Sant’Anna contro i suoi concorrenti oppure la usano nel suo ruolo di clinica più conosciuta al sud delle Alpi per attaccare la sanità privata? Questo secondo me è centrale nell’analisi della punibilità.
Diciamo poi che il delitto di diffamazione è importante, non possiamo relativizzarlo o metterlo fuori uso. Vi faccio un esempio: arriva un giornalista leghista, magari pure potente e in politica, e decide di usare il Mattino per farvi uscire di matto dicendo un mare di falsità. Voi gli fate una bella causa per diffamazione. Se dice cose vere, che lo provi in tribunale! In quel caso limitate la libertà di stampa, ma per motivi giusti: la libertà non giustifica la falsità.
Quindi chiamare alla libertà di stampa senza contestualizzarla secondo me non solo non è utile, ma è pure controproducente. Bisogna avere sempre pronti giudici che possano dire “stop” a un giornale borghese che diffami senza criterio l’attività dei progressisti.
 
Infine ipotizziamo gli interessi degli attori in gioco
Ragioniamo sugli interessi in gioco. Mi pare che all’inizio l’interesse del medico fosse uguale a quello della clinica: p.e. "paghiamo per l’errore, facciamo ammenda, e zitti". Sembra poi che il medico sia stato lasciato con il cerino in mano, e allora “à la guerre”.
Per contro suppongo che tutto il sistema di cliniche private abbia interesse a ritenere l’errore medico sempre l’errore di un singolo. Li sento i cori da stadio del Capitale quando i procuratori vedono responsabilità solo nell'atttività dei medici, o quando i legislatori fanno leggi di comodo, viva le lobby.
Quali sono gli interessi de Il Caffè? Ebbene, secondo me è fin troppo evidente che quegli articoli erano delle teste di ponte per attaccare tutto il sistema delle cliniche private e quindi far crollare la pianificazione ospedaliera. E basta leggere gli spezzoni tirati fuori da Perugini per capire che in realtà non hanno niente a che fare con una questione di concorrenza sleale. L'obiettivo? Gli infermieri non siano usati come medici, ad esempio. Il Capitale non estragga plusvalore dalla malattia, ad esempio. Ovvero: la politica borghese della privatizzazione della sanità deve essere abbattuta.
L’errore medico è, cinicamente, arrivato come manna dal cielo per la votazione sugli ospedali, inevitabile che la notorietà della clinica e il fatto che sia infarcita di politici (come negarlo?) venissero utilizzati per condurre questo tipo di giornalismo schierato.
Operazione riuscita, falcione, ha preso la palla?
 
 
di Filippo Contarini