Plexiglas, mille persone e dibattito pubblico: non manca un po' di chiarezza?

Plexiglas, mille persone e dibattito pubblico: non manca un po' di chiarezza?

Novembre 01, 2020 - 23:05
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I momenti più importanti della settimana di Ticinotoday, rivisti e commentati.

Cosa ne facciamo del plexiglas?

Questa settimana, nella rubrica Schegge, ci siamo chiesti come mai nell'aula del Gran Consiglio siano stati installati i divisori in plexiglas (per la prevenzione di eventuali contagi di COVID-19), quando la prossima seduta del Parlamento si terrà al Mercato coperto di Mendrisio (leggi qui). È  giusto che a Palazzo delle Orsoline siano state attuate delle misure per evitare che una seduta di Gran Consiglio possa diventare fonte di propagazione di contagi. È però poco chiara la valutazione fatta recentemente: le barriere di plexiglas sono utili alla lotta al coronavirus, o no? Non si tratta unicamente di una questione finanziaria (l'investimento avrà un costo, così come allestire a dovere il Mercato coperto di Mendrisio), ma anche di chiarezza comunicativa. In Ticino ci saranno aree di lavoro pubbliche e private che, negli ultimi mesi, si sono dotate di divisori in plexiglas. Cosa ne devono fare ora? Favorire il lavoro da casa è forse la cosa migliore, ma anche avere informazioni più chiare potrebbe aiutare.

 

 

Qualcuno ha creduto al sogno di una notte di mezza estate?

Lo scorso 28 ottobre, il Consiglio federale ha deciso di limitare a 50 le persone che possono partecipare a manifestazioni pubbliche. A risentire di questa misura, tra gli altri, ci sono gli eventi sportivi. Come abbiamo spiegato nella rubrica Boomerang - Repeat and Recycle, è finito il sogno annunciato ad agosto, quando le autorità federali avevano detto che da ottobre si sarebbero rivisti gli eventi con più di mille persone (leggi qui). Tra le società più preoccupate ci sarebbero quelle di hockey, che sembra abbiano chiesto alla Confederazione di prevedere dei contributi a loro favore. Come nel caso del plexiglas, anche per le manifestazioni sportive manca chiarezza. Ad agosto, quando era ipotizzabile una seconda ondata, come si è potuto sostenere un ritorno agli stadi aperti al pubblico? Le società sportive avevano ricevuto rassicurazioni tali da fare investimenti nelle proprie strutture, per permettere l'accesso alle persone, rispettando il distanziamento sociale?

 

 

Si può creare un dibattito pubblico sulla società della pandemia?

A inizio settimana, Filippo Contarini ha proposto alcune riflessioni sull'attuale situazione di pandemia (vedi qui). Come solito fare in questa rubrica, cerchiamo di individuare alcune considerazioni, commentandole. Riflessione centrale è quella del rapporto tra scienza, politica e popolazione. In questa specifica situazione di emergenza, secondo Contarini tale rapporto sembrerebbe essersi rotto. L'esempio concreto sarebbe la task force federale sul coronavirus, composta da "tanti esperti di public health, che evidentemente pensano di essere competenti per la vita dei singoli cittadini".

La situazione, forse, è anche peggiore, come spiegava il filosofo Umberto Galimberti durante la prima ondata di COVID-19 (vedi qui). Secondo Galimberti, in questo contesto sono tre i soggetti coinvolti: la popolazione, la politica e la sanità. Queste tre categorie hanno degli interessi contrapposti: la sanità si concentra sulla malattia ed è quindi interessata al virus; la politica deve tener conto dell'insieme della vita delle persone, quindi del funzionamento dell'economia e - in questa precisa fase storica - anche della tenuta del sistema sanitario; la popolazione che, invece, tende a rifuggire da uno stato di reclusione (come quello imposto dalle restrizioni sociali, dalle accresciute norme igieniche e dal lockdown), per cercare di riprendere un ritmo di vita normale. Secondo Galimberti bisogna trovare una mediazione, la quale non può essere fondata su "principi enunciati". La risposta alla confusione odierna non può quindi essere quella biopolitica che giustamente Contarini critica, in quanto porta all'"autoreferenzialità della politica e della scienza" e limita la popolazione a un ruolo passivo, ovvero quello di meri corpi da salvare, grazie al progresso tecnico e scientifico (principalmente in campo sanitario).

Secondo Galimberti, la mediazione tra popolazione, politica e sanità può avvenire soltanto con l'utilizzo della saggezza. Sarebbe forse il caso di estendere il concetto, parlando di saggezza diffusa, in grado di coinvolgere più saperi: scientifici (ma non unicamente legati alla medicina e all'economia sanitaria) e non (quel che Contarini intende come ascolto delle "persone della strada"). 

Pensare che la task force possa allargare le proprie vedute, però, potrebbe essere illusorio. Come scritto precedentemente, riprendendo il ragionamento di Galimberti, popolazione, politica e sanità hanno interessi contrapposti. Oggi più che mai - di fronte al consolidamento di forme securitarie dell'organizzazione della società (abbiamo parlato di biopolitica, che è intrinseca a varie categorie che abbiamo considerato nelle varie rubriche di Ticinotoday: dal capitalismo della sorveglianza, al capitalismo delle piattaforme, sino alla ranked society) - occorre creare un dibattito pubblico. Per farlo, però, bisogna comprendere il funzionamento della vita sociale odierna (fatta di quarantene e distanziamento sociale), i suoi tipi di aggregazione e le sue forme di comunicazione. 

 

Buon inizio di settimana.

TM