Polo sportivo. Giuseppe Sergi: “Prendere o lasciare? Il referendum è l’unica via per fermare questo progetto delirante”

Polo sportivo. Giuseppe Sergi: “Prendere o lasciare? Il referendum è l’unica via per fermare questo progetto delirante”

Febbraio 21, 2021 - 16:00
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Per il progetto del Polo sportivo e degli eventi (PSE), che dovrà passare dal vaglio del Consiglio comunale di Lugano, è giunta lo scorso mese l’incognita del referendum annunciato dall’MPS (Movimento per il socialismo), che ha esposto una lunga serie di critiche al progetto, definendolo "una delle più grandi speculazioni immobiliari mai progettate in Ticino”.

Giovedì il Municipio di Lugano ha preso posizione, difendendo il progetto, anche dall’ipotesi di un possibile scorporo della parte sportiva da quella immobiliare. Su questo tema, e su alcune tematiche di attualità cantonale, abbiamo intervistato il coordinatore dell’MPS Giuseppe Sergi.

Giuseppe Sergi, l'MPS ha annunciato referendum sul messaggio riguardante il Polo sportivo e degli eventi (PSE) di Lugano, qualora venisse approvato da Consiglio comunale, riaccendendo il dibattito attorno a questo tema. Giovedì il Municipio di Lugano ha preso posizione sostenendo che l'approvazione dell'attuale messaggio è l'unico modo per salvare lo stadio.  Chi si oppone a ciò (comprese le ipotesi di scorporo del progetto) deve assumersi la responsabilità dell’affossamento del progetto e conseguentemente della retrocessione dell’FC Lugano, è il messaggio emerso giovedì. Vi sentite addosso questa responsabilità?

Neanche per idea. Questo rischio in realtà è ancora tutto da vedere: anche nella conferenza stampa del Municipio si diceva che l'eventuale reazione della lega nazionale, in caso di referendum, è ancora da valutare.

Ammesso e non concesso dunque che vi sia la retrocessione, la responsabilità ricade sulle autorità municipali di Lugano. Di questo stadio, e della sua necessità, si discute da almeno una decina di anni. Ora, dopo dieci anni di progetti, rinvii e ridiscussioni, si arriva ad un minuto da mezzanotte a dire che si deve a tutti i costi realizzare questo progetto. È una situazione assai simile a quella dell'aeroporto e che dimostra una cosa piuttosto semplice: c'è una certa inettitudine e incapacità dell'esecutivo e della classe politica luganese nel portare a termine un progetto per rispondere a delle attese di rinnovamento degli impianti sportivi, che noi riconosciamo come legittime. Anzi, crediamo che il Municipio da tempo avrebbe dovuto realizzare questi investimenti. Non lo ha fatto. La responsabilità di quello che potrebbe succedere in conseguenza dell'allungamento dei tempi ricade per tanto sull'esecutivo. Noi, come tutti i cittadini che firmeranno il referendum, non facciamo nient'altro che esercitare un diritto democratico. Nel Municipio di Lugano vi sono esponenti politici che continuano a sostenere che il popolo ha sempre ragione. Se ci saranno migliaia di persone che chiederanno di sottoporre l'oggetto a votazione popolare e se una maggioranza dirà che questo progetto non va bene, avranno ragione anche in questo caso. Il popolo non ha ragione solo quando dà ragione al Municipio di Lugano, o alla Lega o al Partito liberale.

 

Fra le fila del PLR vi sono esponenti che hanno esposto forti criticità sul progetto, concentrate non tanto su quanto riguarda tanto la parte sportiva, ma sulle torri e le palazzine (come il già consigliere nazionale Plr Adriano Cavadini, che abbiamo intervistato la scorsa settimana, vedi qui).

Ora si parla dell'ipotesi di "scorporare" il progetto, che comunque il Municipio ha smentito sia percorribile. Al di là di ciò, visto che l'ultima parola l'avrà il Consiglio comunale, un progetto che si limita alle infrastrutture sportive lo condividereste o meno?

L'MPS ha presentato un documento approfondito (che finora non è stato smentito da nessuno) nel quale anche la parte sportiva era sottoposta a pesanti critiche. Ammessa, come detto, la legittimità delle richiesta della società sportive, come quelle riguardanti la squadra di calcio, la soluzione che prevede questo progetto è estremamente costosa. Abbiamo fornito gli esempi di altre infrastrutture assai simili a quella che verrà costruita a Lugano che sono molto meno costose, anche realizzate dalla stessa impresa generale, come lo stadio di Aarau. Anche questa parte dunque pone parecchi problemi. 

 

Dunque anche l'ipotesi di un messaggio con lo scorporo della parte sportiva vi vedrebbe contrari?

Noi pensiamo che anche questa parte sia problematica: è costosa e anche lo stadio e il palazzetto dello sport verranno gestiti in maniera discutibile.

In realtà però l'ipotesi dello scorporo non si pone. Il Municipio di Lugano giovedì ha detto chiaramente che è "prendere o lasciare". È un ricatto e un orientamento che il Municipio ha difeso fin dall'inizio. Il Municipio avrebbe anche potuto mettere in conto che di fronte a un investimento così grande, con nuovi uffici e appartamenti, in una Città che ha perso alcune migliaia di abitanti e che ha molti appartamenti ed uffici vuoti, avrebbe potuto sollevare un’opposizione. Avrebbe dunque potuto prevedere un "Piano B”, che si limitasse a quanto era strettamente e urgentemente necessario, come il rifacimento dello stadio di Cornaredo per rispondere alle richieste della lega nazionale. Questo "Piano B" però è stato apertamente scartato dal municipio. Come dice chiaramente il messaggio questa ipotesi non è nemmeno stata presa in considerazione.

Direi che mai in come in questo momento si vede l'utilità del nostro referendum, che è l'unica cosa che potrà fermare questo progetto faraonico e un po' delirante.

L'opposizioni avanzate da Fulvio Pelli e Adriano Cavadini sono rispettabili, ma la loro ottica è quella di non pesare con questi investimenti sul futuro della Città. Sappiamo anche da quali ambienti vengono e quali visioni hanno. È chiaro che ciò che a loro pesa in modo eccessivo politicamente sarebbe un eccessivo indebitamento della Città, che porterebbe ad un aumento della pressione fiscale. 

 

Per voi?

Noi non abbiamo questa posizione. Per noi in sé il debito non è un problema. Il problema è per cosa si fa un debito. Se ci si indebita per costruire infrastrutture necessarie alla Città può andare. Non ci preoccuperemmo se la Città si indebitasse per fare uno stadio, un palazzetto dello sport e strutture che rispondano ai bisogni della pratica sportiva. Indebitarsi per costruire torri e appartamenti in una Città che ha il doppio del livello di sfitto medio che c'è in Svizzera per,  non ha nessun senso. 

 

Anche voi citavate l'aumento del moltiplicatore, fra le tante critiche, nel vostro dossier...

Certo. Se ci si indebita per costruire delle scuole, per garantire un’istruzione ai giovani, o se ci si indebita per costruire un ospedale e rispondere ai bisogni sanitari della popolazione, ben venga l’indebitamento e anche se si dovesse aumentare la pressione fiscale, non saremmo di per sé contrari.

Questo però è un indebitamento che serve solo a garantire i profitti degli investitori privati. Ciò non è assolutamente accettabile. 

 

 

Parliamo di politica cantonale. Nella prossima seduta del Gran Consiglio è all'ordine del giorno una trattanda si può dire vi riguardi da vicino, ovvero la riforma del regolamento delle interpellanze. Una modifica che in sostanza vuole limitare l'uso da parte dei parlamentari di questo strumento (con il limite di un’interpellanza a seduta e la trasformazione in interrogazione qualora non sia riconosciuta dall’Ufficio presidenziale l’urgenza). L’MPS si è particolarmente distinto quale forza politica prolifica nel presentare numerosi di questi atti parlamentari.  Ora si lamenta il problema che vi sono molti arretrati da evadere. Come se ne esce?

La questione è molto più grave e non riguarda solo le interpellanze. È una dinamica in atto già da molto tempo. Senza voler avere manie di protagonismo, è abbastanza chiaro che sono state fatte una serie di modifiche al regolamento del Gran Consiglio che avevano come unico obiettivo quello di colpire noi e la nostra capacità di utilizzare questi strumenti. 

Noi abbiamo sempre detto, in senso leniniano oserei dire, che intendiamo il Parlamento come una tribuna di denuncia di determinate questioni e un luogo in cui si impone la discussione su un’agenda politica diversa da quella becera che spesso si trova nell'ordine del giorno.

Questa dinamica l'abbiamo vista in più modi: siamo ad esempio stati esclusi da tutte le commissioni parlamentari, anche quando c'era la possibilità di nominare un nostro membro, e i nostri deputati non solo non hanno ancora diritto ai verbali delle commissioni, ma nemmeno al materiale di studio che viene emanato dal Consiglio di Stato. Si tratta di informazioni su un determinato progetto di legge che vengono richieste dai commissari e che il Consiglio di Stato o l'amministrazione cantonale fornisce. Noi queste informazioni non abbiamo nemmeno diritto a consultarle. Vi è poi stata una modifica dei tempi di parola a disposizione dei deputati, anche nelle interpellanze. 

Ora arriva questa nuova modifica, che è plateale. È evidente che vogliono cercare di imbrigliarci. Attraverso il sistema delle interpellanze sono emerse una serie di malefatte del sistema, dai rimborsi dei telefonini alle morti nelle case per anziani. Abbiamo usato questo strumento per fare quello che deve fare un partito di opposizione: denunciare le malefatte del potere e l'azione del Governo. Fare opposizione, insomma.

È ovvio che questo non faccia piacere, soprattutto in un Parlamento che è molto ossequioso nei confronti del Governo, a cui sistematicamente ubbidisce. È un Parlamento che non ha più nessuna autonomia. Da due anni imperano le procedure scritte, che prevedono che i deputati possano fare solo uno dichiarazione di voto di un minuto al massimo. Sulla maggioranza delle trattande dunque non si può più nemmeno discutere. 

Noi lo prendiamo indirettamente come un complimento. Alle ultime elezioni ci siamo presentati con lo slogan: "L'opposizione siamo noi". Facciamo quello abbiamo detto. I nostri deputati lavorano bene e non c'è più solo Matteo Pronzini, ma anche due nuove deputate che si difendono. Non ci spaventiamo per così poco. Andremo avanti. Troveremo altri strumenti e altri mezzi. Faremo delle interrogazioni a raffica e degli emendamenti.

Noi andremo avanti sulla nostra linea di opposizione. Ma un Parlamento ridotto a dover usare simili mezzi per far tacere un piccolo gruppo di tre persone è messo davvero malissimo… sono dei poveri mentecatti. 

 

 

Un altro tema all'ordine del giorno è quello del referendum finanziario obbligatorio. Voi cosa ne pensate?

Siamo favorevoli. Noi non siamo per la democrazia e la sovranità limitata e non pensiamo che su alcuni temi debbano discutere solo le menti eccelse, gli scienziati o le persone competenti. Non vedo il motivo per cui le persone non possano formarsi un'opinione o esprimersi anche sulle questioni finanziarie. Naturalmente bisogna fare in modo che la discussione avvenga in maniera corretta. Noi siamo favorevoli a tutto quanto allarga gli strumenti della partecipazione popolare. 

 

 

franniga