Primo d'agosto. L'intervento di Marina Carobbio

Primo d'agosto. L'intervento di Marina Carobbio

Agosto 01, 2020 - 22:41
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Riceviamo e pubblichiamo. Intervento della Consigliera agli Stati Marina Carobbio in occasione delle celebrazioni per il Primo di agosto a Chiasso. 

 

Stimati sindaci e Municipali dei comuni di Chiasso, Balerna e Vacallo,

stimate autorità e rappresentanti delle associazioni ,

stimate cittadine e stimati cittadini,

 

I festeggiamenti del 1.agosto rispecchiano la varietà della Svizzera e di come ognuno di noi la definisce. L’importante è che tutti noi ci riconosciamo in una Svizzera solidale, capace di dare delle risposte alle incertezze del futuro e a non lasciare indietro le persone più fragili e in difficoltà, come ci ricorda il preambolo della nostra Costituzione “la forza di un paese si commisura al benessere dei più deboli dei suoi membri”.

Quest’anno il 1 agosto, e non può essere altrimenti, è fortemente caratterizzato dalla situazione legata al coronavirus. Un po’ in tutta la Svizzera gli eventi per festeggiarlo si svolgono in forma diversa rispetto a quella alla quale siamo abituati. Anche a Chiasso, Balerna e Vacallo questo primo agosto sarà diverso dal solito; ma non per questo sarà meno importante. Vi ringrazio quindi per avermi invitata.

La pandemia ha mostrato la necessità di risposte coordinate e solidali. Essa ha cambiato il nostro modo di vivere, ha ridotto i contatti sociali e rallentato le attività. Le autorità federali, cantonali e comunali hanno dovuto prendere decisioni in poco tempo che hanno limitato la nostra libertà individuale anteponendo ad essa l’interesse collettivo e quello sanitario, a tutela delle persone più vulnerabili. Le settimane di lockdown ci hanno cambiato e dovremo trarne degli insegnamenti positivi. Come cittadina e consigliera agli Stati del Canton Ticino sono orgogliosa di come, nella fase acuta della pandemia, il Canton Ticino si sia unito per portare avanti le misure a salvaguardia della salute pubblica, rivendicando e ottenendo non solo comprensione ma anche misure concrete da parte delle autorità federali. Un’unità che ha superato le divisioni politiche e che, al di là del necessario confronto democratico, è stata essenziale per affrontare le difficoltà. Un paese che dovrà ancora mostrarsi unito per fare fronte alle sfide che ci attendono, garantendo nel contempo le diverse opinioni e il dibattito pubblico.

Durante la fase acuta della pandemia in Ticino e in Svizzera abbiamo assisto a tanta solidarietà nei confronti delle persone anziane e ammalate e verso chi era al fronte per svolgere compiti inderogabili ed essenziali.

Siamo stati solidali e dobbiamo rimanerlo. La solidarietà non deve essere una formula vuota o limitata all’emergenza sanitaria, ma va valorizzata e partendo da essa va costruito il futuro.

Penso ai rapporti tra le generazioni. A tutela della loro salute molte persone anziane hanno vissuto per settimane tra le mura domestiche o in istituti per anziani con pochi contatti, lontani dagli affetti dei loro cari. Nel contempo, molti giovani hanno a loro volta trascorso un periodo di isolamento difficile per la loro età, seguendo la scuola a distanza e nell’impossibilità di vedere gli amici. Molti di loro, nei comuni e nei quartieri hanno svolto del volontariato facendo la spesa per chi ne era impossibilitato e aiutando chi era isolato a casa. Scout, associazioni, gruppi giovanili, comuni: un’ondata di volontariato che ha pervaso il Ticino e che ha visto protagoniste anche diverse realtà nei vostri comuni. A tutte e tutti voi che avete aiutato il prossim, il mio personale ringraziamento.

Da questa situazione i rapporti tra le generazioni devono uscirne rinsaldati. Anzitutto nella vita quotidiana, ma anche nel mondo del lavoro che deve offrire opportunità a tutte e a tutti e assicurare posti di lavoro dignitosi, sia ai giovani sia a chi ha più di 50 anni. Mi complimento quindi con il comune di Chiasso che ha deciso di incoraggiare l’assunzione di apprendisti. Anche per garantire il futuro del nostro sistema pensionistico ci vuole un patto di solidarietà tra le generazioni, tra chi è attivo e chi è già in pensione, in modo da garantire a tutte e a tutti, anche in futuro, una vecchiaia dignitosa.

Dobbiamo quindi costruire ponti fra le generazioni e sistemi di aiuto e sostegno affinché le persone ammalate, anziane e più fragili, non si ritrovino mai più isolate. Affinché gli istituti per anziani e per invalidi possano rimanere luoghi aperti agli affetti e nel contempo sicuri.

L’emergenza sanitaria ci ha anche mostrato l’importanza di lavori essenziali nei settori della sanità e della cura, della vendita e della sicurezza. In molti di questi ambiti lavorano donne che hanno ancora stipendi inferiori a quelli dei loro colleghi uomini. Nel settore sanitario, abbiamo constatato la necessità di investire maggiormente nella formazione e di riconoscere adeguatamente il lavoro svolto. Il settore della cura delle persone ammalate è una sfida, ma anche una grande opportunità per creare posti di lavoro duraturi e per contrastare gli impieghi precari e con salari poco dignitosi.

Ai bassi salari, alle disparità salariali e alla mancanza di personale sanitario va urgentemente posto rimedio. Per farlo, sono necessari dei passi concreti a livello politico, sia federale che cantonale.

 

L’identità di un paese si basa sì sulla sua storia, ma anche sulla sua capacità di sostenere e valorizzare le diverse componenti che lo costituiscono e su come sa affrontare le difficoltà. Capacità e attitudini che tutte e tutti noi abbiamo dovuto dimostrare in questi mesi per affrontare l’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia. Ma non solo noi. Siamo confrontati con una crisi sanitaria globale, che colpisce ancora di più chi vive nei paesi più poveri e non ha sistemi sanitari forti. Oggi siamo a Chiasso, città di confine, ma il virus è senza confini. Tocca tutto il mondo, supera le barriere nazionali e necessita di sforzi congiunti tra Stati per affrontarlo.

Sono però essenziali misure precauzionali anche a livello locale e cantonale a tutela della salute pubblica e per evitare la diffusione del virus: dalla quarantena al ritorno da paesi a rischio alla limitazione degli assembramenti fino all’uso della mascherina in luoghi affollati o laddove non si possono mantenere le distanze. Il virus ha messo alla prova non solo tutte e tutti noi, ma anche il federalismo: durante lo stato d’emergenza le decisioni erano di stretta competenza del Consiglio federale, oggi sono i Cantoni ad essere chiamati ad agire con misure chiare. Fin dall’inizio ho sostenuto l’importanza di adattare le misure alla situazione epidemiologica e sanitaria. Ora gli esperti ci dicono che è necessario adottare misure ulteriori, come le mascherine nei negozi e in luoghi chiusi affollati.

 

La pandemia farà sentire i suoi effetti ancora per molto, siamo di fronte a una grave crisi sociale ed economica che necessita di risposte sociali urgenti ed efficaci. L’estensione del lavoro ridotto e delle indennità di perdita di guadagno così come i prestiti agevolati decisi dalla Confederazione sono stati importanti per evitare licenziamenti e salvaguardare i posti di lavoro. Ma non bastano per affrontare la grave crisi che si sta avvicinando. Ci vogliono misure per combattere le disuguaglianze e l’aumento della povertà, bisogna rafforzare gli ammortizzatori sociali, sostenere le aziende virtuose, garantire anche in futuro la perequazione finanziaria tra Confederazione e cantoni e quella tra comuni finanziariamente più forti e più deboli. La crisi ci ha mostrato che ci sono categorie di lavoratrici e lavoratori non coperti dalle indennità di perdita di guadagno e che si sono trovate in difficoltà a causa della chiusura o della diminuzione delle attività.

Penso agli indipendenti, ai proprietari di piccole attività autonome, a chi lavora su chiamata o ad ore. Per molti di loro durante la fase acuta della pandemia ci sono stati giustamente degli aiuti temporanei, con l’estensione di alcune prestazioni come le indennità di perdita di guadagno. A queste persone che oggi beneficiano di scarsa protezione sociale, a chi lavora in maniera indipendente o ha piccole attività autonome nel settore della tecnica, della grafica o della cultura, vanno date delle risposte durature a livello di assicurazioni sociali. Ci vogliono delle riforme del nostro sistema sociale per garantire a tutte e a tutti pari dignità nel lavoro e nei momenti di difficoltà.

La pandemia ha limitato la nostra libertà di movimento. Durante le settimane di riduzione forzata della mobilità, abbiamo visto che i valori di emissioni atmosferiche dovute al traffico motorizzato sono nettamente diminuiti. Valori che dovremo impegnarci a ridurre definitivamente per preservare l’ambiente, la qualità di vita e la salute della popolazione che vive accanto alle autostrade e strade fortemente trafficate. Come è il caso del Mendrisiotto. Un problema quello del congestionamento del traffico veicolare che voi conoscete bene. In questo contesto si inserisce la richiesta di garantire adeguate connessioni su rotaia anche per il Mendrisiotto, in modo da migliorare l’offerta di trasporto pubblico e favorire una mobilità più sostenibile. Caldeggio quindi la richiesta dei comuni di Chiasso e Mendrisio, dell’Ente e della Commissione regionale del Mendrisiotto e del basso Ceresio, dell’Astuti e soprattutto della popolazione dei vostri comuni, di garantire la fermata dei treni internazionali IC nel Mendrisiotto e mi impegnerò in questo senso. Oltre che doveroso nei confronti di una regione importante che deve rimanere ben collegata per via ferroviaria al resto della Svizzera, si tratta di un contributo essenziale per promuovere la mobilità pubblica.

 

Il 1° agosto è una grande opportunità per riflettere sulla Svizzera che vogliamo, sullo sviluppo sostenibile del nostro territorio, su come garantire anche in futuro la coesione nazionale e sociale tra le diverse componenti del nostro paese, siano esse linguistiche, culturali, di genere o di origine.

 

Tutte e tutti noi abbiamo una grande responsabilità: quella che anche la Svizzera del futuro sia una Svizzera solidale e aperta. Buon 1. Agosto.