Prossimo Sindaco di Lugano socialista? Le schede direbbero di sì, i voti no (prima parte dell'analisi del voto delle cantonali 2019)

Prossimo Sindaco di Lugano socialista? Le schede direbbero di sì, i voti no (prima parte dell'analisi del voto delle cantonali 2019)

Aprile 14, 2019 - 22:50
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La prima parte della nostra analisi del voto di domenica 7 aprile, che prende in considerazione diversi elementi emersi dalle urne. In questa prima parte ci si concentra sul risultato della sinistra, mentre nella nostra rubrica "Focus" ci stiamo occupando per primo del risultato della Lega dei Ticinesi. A questa prima parte ne seguiranno altre, che osservano le altre aree politiche. 
In questo "Ultima Parola" si prende in considerazione il dato delle schede ottenute dai partiti e dalle aree politiche e le si rapporta ai futuri scenari, in particolare in vista delle elezioni comunali del prossimo anno. Elezioni dove, se sicuramente conteranno i singoli candidati, anche il "peso" delle formazioni politiche sarà determinante.
 

Sono passati esattamente 7 giorni dal voto delle elezioni cantonali 2019 di domenica 7 aprile. E di analisi del voto da parte dei "columnist" nostrani non si è visto molto.
Il politologo, nonché ex granconsigliere socialista Nenad Stojanovic (dopo aver attaccato il candidato socialista Raoul Ghisletta, con l'effetto di avergli tirato la volata!), è stato uno dei pochi che ha voluto cimentarsi in un'analisi del voto. Interpellato da uno dei dei due media online (Ticinonews) diretti da Paride Pelli, ha formulato in due giorni diversi, la sua analisi del voto di domenica, sia per il Consiglio di Stato che per il Gran Consiglio.
In questa seconda analisi (quella inerente il voto per il Gran Consiglio), giustamente Stojanovic mette in risalto il risultato di Pc ed Mps-Pop, affermando che fare opposizione è pagante.
Vero, anche se forse il Pc non è apparso, almeno mediaticamente, come un partito che facesse chissà quale opposizione. Quello che è certo (e Stojanovic sa molto bene, ma non l'ha evidenziato), è che 5 deputati dell'estrema sinistra in Parlamento, in Ticino non ci sono mai stati. Neanche nel 1971 (la prima elezione dopo il "mitizzato" '68), come neppure nel 1975 e nel 1979 (gli anni '70 sono stati secondo tutti gli storici gli anni dell'egemonia della sinistra). Il PdL (Partito del Lavoro, antesignano, almeno in parte dell'attuale Pc, oltre i 2 deputati non è mai andato) e il Psl (Partito socialista dei lavoratori, membro della IV Internazionale, in un certo senso antesignano dell'attuale Mps, ha fatto al massimo un deputato con Giuseppe Sergi, nel '87 e nel '91).
Dunque il risultato di domenica scorsa, 7 aprile, è storico per la sinistra che si definisce radicale! Da domenica (anche se i risultati li abbiamo avuti lunedì), l'estrema sinistra in Ticino pesa in Parlamento quasi allo stesso modo dei Verdi. Paragoni in Svizzera se ne possono fare solo con il Canton Ginevra (ma li la forte presenza dell'estrema sinistra ha radici antiche!).
Ipoteticamente, se uno mettesse assieme Verdi ed estrema sinistra, nascerebbe una forza politica che potrebbe fare concorrenza seriamente al Ps Ticino, 11 deputati (6 Verdi, 3 Mps-Pop e 2 Pc), contro i 13 del Ps Ticino. Non è uno scherzo. Se poi si sommano i deputati del Ps Ticino con i Verdi  e con quelli dell'estrema sinistra il risultato è di 24 granconsiglieri (1 in più del Plrt!), facendone la seconda area politica in Gran Consiglio, (visto che, per onestà intellettuale, se uno somma i 18 deputati leghisti con i 7 dell'Udc fa 25!).
Ma la destra (Lega e Udc) nella scorsa legislatura avevano 27 granconsiglieri (22 della Lega e 5 dell'Udc), dunque sono scesi di due parlamentari, mentre l'arcipelago progressista aveva nella scorsa legislatura 21 deputati (13 Ps Ticino, 6 Verdi, 1 Mps ed 1 Pc), mentre ora sono passati appunto ad averne 24 (13 Ps Ticino, 6 Verdi, 3 Mps e 2 Pc).
E la sinistra è l'unica area che è cresciuta in Gran Consiglio (grazie all'estrema sinistra). Infatti l'area liberale (rappresentata dal Plrt) è decresciuta, passando da 24 seggi a 23 (come sono lontani i tempi in cui il Plrt superava egregiamente il 30% di voti aggiudicandosi più di un terzo dei granconsiglieri...), quanto l'area cattolica (rappresentata dal Ppd), che è passata da 17 deputati a 16, che conferma il suo declino storico (quanto è stato prematuro affiggersi la coccarda sul petto, domenica sera, quando c'erano solo i risultati del Consiglio di Stato, dell'avere invertito il trend discendente che il Ppd vive dal 1999!!).
Se ci fossero ancora le congiunzioni fra liste (come ci sono per il Consiglio nazionale che rieleggeremo ad ottobre!), basterebbe una congiunzione fra Ps Ticino, Verdi, Pc ed Mps (anche se va detto che questo partito si è sempre dichiarato contrario ad alleanze con il Ps Ticino), ed ecco che in Governo potrebbe non esserci il pipidino Raffaele De Rosa, bensì il socialista Bertoli e la verde Samantha Bourgoin (o Nicola Schoenenberger). Onestamente non si capisce perché Ps Ticino e Verdi non hanno ancora pensato di lanciare un'iniziativa popolare a favore delle congiunzioni di lista! Entrambi i partiti sono sempre pronti a raccogliere firme per il più disparato argomento e poi non raccolgono le firme per aumentare la loro forza in Governo! Il seggio in Consiglio di Stato del Ppd, per il 2023, è la sinistra che lo regala agli azzurri.
 
 
Il risultato elettorale dell'estrema sinistra sfata anche alcuni miti che "aleggiano" nelle teste dei dirigenti del Ps Ticino. Infatti queste "teste", quando il loro partito perde attribuiscono la responsabilità della loro sconfitta al fatto che i socialisti non hanno un media come "Il Mattino della Domenica". Vero. Però adesso ha vinto l'estrema sinistra che non ci risulta abbia un'importante media come Il Mattino. E allora come la mettiamo? Anzi, il Pc ha avuto un po' di visibilità mediatica da Tio, un po' dalla Rsi (soprattutto il candidato Zeno Casella con la questione del clima) e un po' dal Mattino di Lorenzo Quadri (che spesso ospita nella propria rubrica "Forum" esponenti comunisti, come questa domenica), mentre l'Mps l'unica grande visibilità gliela ha offerta Lillo Alaimo con "Il Caffé" (il numero di articoli che Il Caffe ha fatto parlando o intervistando Pronzini, negli ultimi 3 anni è impressionante) e un pochetto da noi che abbiamo sempre seguito le attività di "Giù le mani dalle Officine" (e non come segue La Regione, che da sempre ha il dente avvelenato con la premiata ditta Sergi-Pronzini) e alcuni eventi del Mps. Per il resto, un'oggettivo "oscuramento" dai media principali l'estrema sinistra l'ha vissuto (entrambi i partiti, per esempio e per loro scelta, non hanno partecipato a "Sotto chi tocca di Matteo Pelli!). Ed è anche normale che un media dia più spazio a qualcuno e meno a qualcun'altro. Noi ad esempio non abbiamo dato molto spazio ai comunisti (e non gli ha nuociuto), come non abbiamo seguito tutti i candidati liberali nella stessa misura (ad esempio abbiamo scritto di più di Marco Bertoli, che di Manuel Della Santa, abbiamo molte più foto di Roberta Passardi che di Mario Canepa, abbiamo messo in rilievo il santino di Giovanna Viscardi e non quello di Paolo Toscanelli, abbiamo parlato di come faceva il carnevale Simona Buri e non Daria Lepori e a Nicola Corti abbiamo addirittura pubblicato un nostro endorsement, come a Paolo Ortelli abbiamo espresso critiche in modo severo).
Come lo facciamo noi lo fanno tutti i media. Semmai il dato da analizzare è come ha fatto l'estrema sinistra a crescere con una bassa presenza sui media (e nel caso del Mps anche social media)?
Il punto non è se uno ha spazio sui media (o se uno scrive maniacalmente sui social), ma come è presente. In questo cantone Matteo Pronzini non aveva bisogno di andare sui media per far sapere all'elettorato e all'opinione pubblica che lui è critico nei confronti del Consiglio di Stato e che lui si poneva all'opposizione! Cristo, ha inondato il Parlamento di interrogazioni e mozioni, oltre ad avere il primato delle segnalazioni alla Procura contro il CdS! In 4 anni, anche se uno vivesse sul cocuzzolo di una montagna saprebbe che Pronzini è l'opposizione, per antonomasia. Come Germano Mattei per antonomasia è contro il lupo! Ay è "amico degli studenti", vuole l'aumento delle borse di studio ed è contro che a Tisana ci siano certe guaritrici. Lo si sa. Non serve essere, in modo assillante sui media.
Semmai i media servono per tematizzare alcuni episodi di cronaca, argomenti e mobilitazioni. Ad esempio la Rsi (ma non solo lei) ha molto tematizzato la mobilitazione per il clima (e forse meno quella dello sciopero delle donne), Ticinonews tematizza molto l'argomento giustizia e stranieri, seguendo attentamente tutte le notizie legate alle sentenze per l'espulsione di cittadini stranieri, La Regione (ma prima di loro Opinione Liberale che ha ospitato l'intervento di Dick Marty a favore del seggio socialista), è riuscita a far diventare un tema il salvataggio del seggio socialista da parte dei radicali, … . Noi nel nostro piccolo da tre anni (prima non c'eravamo) seguiamo molto tutto quello che concerne le Officine di Bellinzona (è sicuramente l'argomento su cui abbiamo fatto più interviste, fotogallery e Focus).
I partiti sono assillati dalla questione mediatica. Ma i media servono solo se si ha qualcosa da dire che interessi l'opinione pubblica. Anche il buon Pc, Partito comunista di Massimiliano Ay in questi mesi di campagna elettorale si è ben guardato di uscire sui media con il loro sostegno alla Corea del Nord. Non paga. E giustamente non l'hanno fatto.
 
 
Andiamo a guardare i dati sul territorio. Lugano, patria di via Monte Boglia, feudo leghista e prima regno di Re Giorgio, si è svegliata l'8 aprile, tutto di un colpo rossa. Infatti se uno somma le schede ottenute per l'elezione del Gran Consiglio da Ps Ticino, Verdi, Pc ed Mps-Pop (escludendo quelle dei Verdi liberali e di "Più Donne", che comunque potremmo annettere all'area progressista) sono superiori a quelle del Plr di Guido Tognola (che comunque hanno battuto la Lega!). Dunque nella città più a destra del Ticino abbiamo come prima forza l'unione della sinistra, seguita dai liberali e solo terza è la Lega. Inimmaginabile solo un anno fa! Dunque se la Lega alle comunali 2020 non fosse alleata dell'Udc (così facendo invece manterrebbe una supremazia sulla sinistra), a Lugano il Sindaco potrebbe essere socialista! Immaginarsi Cristina Zanini Barzaghi sindaco è difficile, ma i dati dicono questo!
Certo, anche noi sappiamo che poi alle comunali contano la capacità di attrarre voti da parte dei candidati. E avere una superiorità nelle schede, non vuol dire ancora vincere le elezioni e aggiudicarsi il sindacato (d'altronde il Ps Ticino, a livello di schede ha battuto il 7 aprile il Ppd in Consiglio di Stato, piazzandosi terzo partito, dopo Lega-Udc e Plr, ma grazie alla propria lista debole per il Consiglio di Stato, che ha raccolto troppi pochi voti preferenziali, ecco che è tornato ad essere il quarto partito).
Sta di fatto che la sinistra oggi a Lugano sta molto meglio che nel 2004, quando ha portato in Municipio due propri esponenti: Giovanni Cansani e Nicoletta  Mariolini. Senza un'alleanza alle comunali fra Lega e Udc, a Lugano potremmo avere un 3 (sinistra), 2 (Plr), 2 (Lega), lasciando fuori dall'esecutivo cittadino il Ppd (che ha l'unica possibilità di sopravvivenza il candidare al Municipio l'ex consigliere di Stato Paolo Beltraminelli).
A Locarno la situazione è simile. Il Ps Ticino con 709 schede distacca bene Ppd e Lega (entrambi ferme rispettivamente a 624 e 614) ed è dietro ai liberali con le loro 906 schede. Ma se aggiungiamo i Verdi (245 schede), il Pc (67) e l'Mps (103) alle schede socialiste il risultato è 1124 schede. Abbondantemente sopra il Plr, che a Locarno ha sempre avuto il Sindaco e 3 municipali. E anche aggiungendo le schede Udc (215) a quelle della Lega il risultato è di 839 schede, inferiore di ben 285 schede da quello della sinistra (oltre che inferiore di  67 da quello del Plr)!
Dunque Locarno potrebbe avere come sindaco un esponente della sinistra. Che poi Ronnie Moretti, attuale municipale socialista, riesca nell'impresa è un altro discorso.
A Chiasso (con un passato da roccaforte della sinistra) invece l'area progressista rimarrebbe dietro al Plr, saldamente al comando con 517 schede, mentre Ps Ticino (291), Verdi (131), Mps (47) e Pc (27) sommati si fermerebbero a 496 schede. Solo un po' di più della Lega (481) che se si sommano a quelli dell'Udc (107) riescono a superare di due schede il Plr (498 contro i 496).
A Mendrisio il Plr ha surclassato il Ppd (che proprio qui, nel "Magnifico Borgo", aveva la sua più importante roccaforte per numeri e dimensioni!) arrivando a toccare le 1456 schede (contro le 1287 schede del Ppd). Mentre il Ps Ticino fa solo 662 schede e i Verdi arrivano invece alla bellezza di 417 schede. L'estrema sinistra del Mps arriva a 108 schede e il Pc a 50. Complessivamente la sinistra fa 1237 schede e per 50 schede non supera il Ppd (che a Mendrisio dominava fino ad un anno fa con 3 municipali e Sindaco). Invece la Lega totalizza 988 schede e l'Udc 27a, che complessivamente fa 1262.
Se guardiamo un'ipotetico scenario per le comunali 2020 con un duello a Mendrisio fra il pipidino Giovanni Jelmini (che potrebbe raggruppare tutto il centrodestra, dal Ppd alla Lega e Udc, contando su 2549 schede) e un Samuele Cavadini (che potrebbe raggruppare tutto il centrosinistra, dal Plr fino al Pc contando ben 2693 schede), ecco che a prevalere sarebbe ancora l'esponente Plr, in quella che era una roccaforte Ppd. Il voto dell'anno scorso che ha portato Cavadini a Sindaco, non è un incidente solo di Marco Romano, ma è stato sintomo di una profonda trasformazione degli equilibri elettorali nel "Magnifico Borgo".
Volutamente tralasciamo Bellinzona, dove il Ps Ticino ha già oggi il Sindaco e da sempre fa buone votazioni.
Ma questi dati ci dicono che l'area progressista nei grandi centri urbani del Cantone è cresciuta ed è determinate per il governo delle città ticinesi.
Il problema vero, è che la sinistra ha molte schede, ma non sa raccogliere i voti preferenziali. Ossia soffre di quella sindrome che tutti i commentatori ticinesi attribuivano alla Lega dei Ticinesi, che non aveva candidati forti e presentabili per "scalare" bene i Municipi (e quando gli ha avuti, come a Lugano, ha fatto il botto ottenendo anche il sindacato). Ora questa sindrome ce l'ha la sinistra. Riusciranno i gruppi dirigenti dei diversi partiti della sinistra a trovare un'intesa fra loro e ad esprimere candidati in grado di raccogliere quei voti personali per "capitalizzare" il risultato del 7 aprile? Qualche dubbio è normale averlo...
 
 
P.S.: Nenad Stojanovic che abbiamo citato all'inizio, ha detto a Ticinonews che in Ticino non c'è stata "l'onda Verde", bensì "un'onda rossa-rossa". Solo in apparenza ha ragione Stojanovic. In Ticino l'onda verde c'è stata e come. In primis, vogliamo ammettere che qualsiasi commentatore ticinese (compreso noi) 8 mesi fa avrebbe dato i Verdi fra i 2 e 3 deputati in Parlamento e invece ne hanno fatti ben 6?!?
Secondo. Vogliamo vedere che "Più donne" (che è comunque una grande sorpresa per i voti che ha saputo raccogliere) ha eletto in Gran Consiglio ben 2 esponenti, entrambe facenti parte, nella scorsa legislatura, dei Verdi?
Terzo. Simona Arigoni Zurcher, eletta nelle file del Mps, non è mica l'ex segretaria politica dei Verdi?
E abbiamo totalizzato ben 9 parlamentari in qualche modo "Verdi".
Quarto, Lea Ferrari e Zeno Casella (primo subentrante) dei comunisti mica hanno fatto una campagna "rossa-rossa", ma più "agro-ambiental-climatica". O no? Dunque noi mettiamo l'elezione di Lea Ferrari sulla scia dell'onda verde (come pure il buon risultato del subentrante Zeno Casella, che sul clima si è molto profilato). I comunisti oggi sono più ecologisti che difensori del proletariato!
Dunque siamo a 10 deputati che in qualche modo hanno beneficiato dell'onda verde. Il fatto che siano solo 6 dei Verdi, non vuol dire che non ci sia stato un voto ambientalista!
Infine il Ps Ticino. I due granconsiglieri più votati sono Ivo Durisch e Anna Biscossa! Non siamo noi che abbiamo creato "Mendrisiotto Ambiente", "LiberAria" e "Cittadini per il Territorio"!
Non solo. Bang, Storni, in parte Lepori, Buri, da sempre sono profilati su temi e battaglie ambientalistiche. E Buri, Biscossa, Bang, Storni, Durisch e Lepori sono la metà del gruppo parlamentare del Ps Ticino. Mica poco!
A spanne possiamo dire che oggi in Parlamento ci sono 16 deputati ambientalisti, qualcuno si ricorda una legislatura con più esponenti ambientalisti in Ticino? E se non è questa l'onda verde, che cos'è?