Quando i turisti non sono più benvenuti. Anche in Ticino?

Quando i turisti non sono più benvenuti. Anche in Ticino?

Novembre 14, 2019 - 13:54
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In diverse città europee il turismo di massa non è più accolto a braccia aperte. Anche in Ticino qualche disagio i turisti lo creano (soprattutto a livello viario). 

L’economista Angelo Rossi su l’Azione parla dell’intasamento turistico. 

 

Il copioso arrivo di turisti per la bella stagione e nei “week end lunghi” in Ticino è in genere accolto come una “manna dal cielo” dagli operatori turistici. Un po’ meno per chi deve usufruire delle vie di comunicazione, in un Cantone dove la mobilità stradale è ormai vicina al collasso (quando non è l’aumento del traffico a generare colonne, c’è l’immancabile cantiere o semaforo di “dosaggio”). 
Per ora in Ticino il turismo non è stato messo sul “banco degli imputati” per quanto riguarda possibili disagi generati alla popolazione locale. Cosa che non per forza può darsi per scontata. 
Sull’edizione dell'11 novembre del settimanale Azione in un articolo a pagina 29 l’economista Angelo Rossi evidenzia come “l’intasamento turistico si manifesta anche da noi. Lo sanno coloro che devono prendere il treno da Zurigo verso il Ticino in un fine settimana d’autunno, in particolare quando la meteo annuncia nebbia nella Svizzera tedesca e molte ore di sole in Ticino”. 
Rispetto ai decenni passati il turismo è diventato inoltre più ‘mordi e fuggi’. Spiega Rossi sull’Azione come, “per fare un esempio: Lugano, oggi, come nel 1912, può contare su circa mezzo milione di pernottamenti in albergo all’anno con la differenza però che nel 1912 gli arrivi erano circa 70’000 mentre oggi superano le 300’000 unità. Una differenza che si vede. Senza contare che oggi in città arrivano, nel corso dell’anno, diverse centinaia di migliaia di turisti alla giornata che naturalmente intasano anche se non generano nessun pernottamento”.
“Finora”, osserva Rossi, “l’intensificazione dei flussi di turisti non ha provocato, almeno in Ticino, molti attriti fra turisti e popolazione locale. È però possibile che la situazione peggiori in futuro, specialmente se le nuove strutture di ricezione, come gli appartamenti Airbnb dovessero, cominciare a fare concorrenza alle abitazioni da affittare. In altre destinazioni, come a Barcellona o a Venezia le tensioni hanno dato luogo a movimenti e a manifestazioni di protesta importanti. Le autorità locali hanno promesso di intervenire con misure per arginare la crescita dei flussi turistici”. Ad esempio a Venezia sarebbe dovuta entrare in vigore una tassa di accesso alla Laguna, mentre a Barcellona ha adottato un piano di contenimento dei flussi turistici. Fra le varie misure c’è una moratoria sull’apertura di nuovi alberghi. 
Tornando al meno blasonato, ma pur sempre gettonato Ticino, conclude Rossi, “è possibile che questa strada – quella delle restrizioni d’uso della pianificazione urbanistica – venga adottata in futuro anche in altre destinazioni turistiche molto frequentate, non da ultimo anche da noi”.