Quando vincere non basta

Quando vincere non basta

Agosto 22, 2020 - 16:47
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Quella di Maurizio Sarri alla Juventus è stata un’esperienza particolare, contraddistinta da un rapporto - tra l’allenatore e la società torinese - mai decollato e terminato dopo una sola stagione. Forse, c’era da aspettarselo, in quanto Sarri e la Juventus rappresentano due mondi completamente diversi. I bianconeri sono i primi della classe (almeno in Italia), quelli con un peso nella politica del calcio (non solo in Italia) e con una lunga storia di successi. Sarri, invece, è un allenatore che è riuscito ad arrivare in alto, ma soltanto dopo essere passata da una lunghissima gavetta, la quale lo ha portato a lasciare il proprio impiego in banca nel 1999, quando era alla guida del Tegoleto, nella categoria Eccellenza. In Serie A, Sarri ci arrivò soltanto nel 2014 – all’età di 55 anni - quando conquistò la massima categoria, grazie alla promozione ottenuta con l’Empoli. Dopo la prima stagione in Serie A con i toscani, per Sarri si sono aperte le porte del grande calcio: tre stagioni al Napoli; un anno in Premier League, al Chelsea, club con il quale ha vinto l’Europa League; e l’ultima stagione alla Juventus.

Il piccolo Sarri e la grande Juventus si sono mostrati due mondi troppo lontani. L’allenatore avrebbe probabilmente voluto stravolgere il modo di giocare che ha fatto la fortuna della Juventus nelle ultime otto stagioni: il sarrismo – ormai sinonimo di bel calcio – contro la foga muscolare della Juventus di Antonio Conte e il tatticismo cinico dei bianconeri guidati da Massimiliano Allegri. Sarri, però, non è riuscito a cambiare pelle alla Juventus, la quale ha deciso di fare a meno di lui, nonostante sia riuscito a portare a Torino il nono scudetto consecutivo. A Sarri era stato chiesto di creare un bel gioco, anche a costo di perdere il campionato? Se così non fosse, pare strano l’esonero di un allenatore che ha vinto al suo primo anno, anche al netto di qualche battibecco con alcuni giocatori.

Nonostante la Juventus del post-calciopoli sia molto cresciuta come azienda e come squadra, forse, è ora andata in cortocircuito. L’ossessione di vincere la Champions League ha fatto crescere i costi – in primis per quel che riguarda il monte ingaggi – e non permettendo di registrare degli utili. L’impressione, è che la non più rosea situazione economica abbia creato delle tensioni, dalle quali Sarri è rimasto schiacciato.

 

TM