Questione Noseda-Pronzini: permettetemi di dissentire

Questione Noseda-Pronzini: permettetemi di dissentire

Febbraio 28, 2017 - 08:22

Esprimo qui una lunga opinione sulla magistratura che cerchi di andare oltre al vociare populista che si sente in queste settimane. I procuratori in Ticino sono eletti dal parlamento. Il loro mandato dura 10 anni. Di fronte ad alcune difficoltà sembra ora che questo modo di eleggere i magistrati sia la causa di tutti i mali. Insomma, si guarda il dito invece della luna. La sinistra, invece di buttare la palla sul Consiglio della Magistratura e continuare con i sofismi, crei finalmente un luogo di giuristi schierati!

L’accusa di Pronzini
 
Penso sia importante tornare sulla questione dei magistrati sollevata da Pronzini alcune settimane fa. Non parlerò né del caso del procuratore Corti, né della Clinica Sant'Anna. Noseda è penalista, è Procuratore Generale (PG) ed è stato presidente del PS, conosce il diritto e la politica come le sue tasche, se non ha fatto errori saprà dimostrarlo. E noi leggeremo con attenzione le sue parole.
 
No, vorrei concentrarmi su un'altra frase che ha detto Pronzini nella sua intervista a ticinotoday.ch: "Quello che posso dire è che sicuramente l'attuale sistema di nomina, che è di fatto un sistema di nomina partitico, ha fallito." (comunque senza indicare un sistema di nomina alternativo).
 
Il comunista lega i suoi giudizi ad un’accusa cruda e diretta: Noseda sarebbe uomo dei “poteri forti”. Quindi il sistema di nomina dei procuratori (e del PG in particolare) sarebbe sbagliato perché avrebbe permesso l’arrivo di un uomo dei “poteri forti” ai posti di comando dell’apparato inquirente. Ergo: non sta qui criticando sulle capacità tecniche (d’altronde, quando nel 2010 Noseda è stato eletto proprio non penso si potesse dire aver a che fare con un incompetente), né si critica la sua origine partitica. Né le sue decisioni sarebbero guidate partiticamente (che invece di solito è la prima critica che si fa alla magistratura nominata dai parlamenti).
 
 
Il PG e la decadenza
 
Difficile il compito del PG oggi in Ticino. Sappiamo che siamo costruiti su soldi illeciti, ovvero su soldi dell'evasione fiscale. Quasi tutti ne erano coinvolti, soprattutto gli avvocati e notai, presenti in massa nei posti di potere dei partiti politici. Non mi spingo a definirlo un Cantone corrotto, ma di sicuro un Cantone che non ha una moralità pubblica particolarmente alta. D'altronde tutto il mondo vede la Svizzera come una grande lavatrice, si pensi ai soldi dell'Apartheid che a noi schifo non han mai fatto.
 
Cose lecite ieri, illecite oggi. Il Ticino sta uscendo dalla cultura dell'omertà travestita da cultura del segreto bancario legato al partitismo e al militarismo (fino a poco tempo in banca dovevi essere ufficiale -maschio- per avere ruoli dirigenziali). Da noi il PG si muove necessariamente sul filo del rasoio: non tutti possono essere riconosciuti in quella carica delicata e pericolosa. La nomina di un PG deve rispondere quindi anzitutto a dei requisiti di riconoscimento sociale, siccome nel mondo dello Stato di diritto il PG dev’essere il faro della nostra cultura.
 
Io come cittadino ho ritenuto, al momento della sua elezione, la scelta di nominare Noseda molto interessante: una persona potenzialmente adatta a quel ruolo di “faro culturale”, contemporaneamente autorevole per tenere a bada i procuratori che affilano i coltelli nella gerarchia formale e informale, ma anche autorevole per tenere a bada i potenti di turno.
 
 
Quali “poteri forti”?
 
Pronzini riduce la sua critica a Noseda ad un populistissimo problema di "poteri forti". I poteri forti sono tanti, andrebbero enumerati: di quali parla lui? Si parla della rappresentanza parlamentare? O delle potenze economiche? È più forte la Sant'Anna o la concorrente Moncucco? È più forte Ringier o Tamedia? Son più forti le assicurazioni – o le correnti interne alla magistratura? È più forte un Consigliere di Stato o Bär&Karrer? Più forte Tarchini oppure Mantegazza? Più forte BSI o BancaStato? Più forte Barchi o Respini? Fidinam o i Masoni? Chi sono i poteri forti? Si muovono compatti o si muovono sparpagliati, ritrovandosi "per osmosi" a nominare tutti d'accordo il PG e gli altri procuratori?
 
Noi sappiamo che abbiamo sul tavolo una critica di Corti sull’atteggiamento del PG. Ma è legata ai “poteri forti” di cui parla Pronzini? O a questioni interne della magistratura?
 
Sappiamo che i comunisti tendono ad appiattire le analisi, basando tutto sui mali del Capitale: ho come il dubbio allora che i “poteri forti” siano qui la stessa cosa del Capitale, per cui il problema si riduce ad essere una questione di quantum: se hai denaro in tasca, sei un “potere forte”. Eppure Noseda è espressione del PSA (splendida la tazza maoista in ufficio!), letta così la critica di Pronzini suona quindi come una critica feroce ad una generazione intera, si pensi a quei compagni che erano in parlamento quando Noseda era presidente.
 
Ma soprattutto, che bisognerebbe dire se mettevano su come PG un non-socialista?
 
 
Il PG è forte, punto
 
La discussione su una nomina di una persona potentissima (il PG) che viene prescelta per 10 anni è una discussione articolata. Non bisogna dimenticare che si tratta di un tempo di elezione immenso, che può massacrare sia persone politiche come persone impolitiche (v. il procuratore Lauber a livello nazionale, gay e senza partito, ma triturato ogni tre per due dalla stampa e dai politici, come p.e. da Romano l’altro giorno). Perché 10 anni? Perché si ritiene, così, di poter avere una magistratura indipendente, siccome non deve preoccuparsi di perdere il posto di lavoro.
 
Non possiamo essere ingenui: quando il PG si muove ci sono necessariamente in gioco i "poteri forti". Perché il ruolo del PG è proprio confrontarsi e muoversi in un sistema di poteri forti, e quando necessario deve pure far scattare le manette contro di loro. E ben si sa quanto sia pericoloso il Capitale (ebbene sì, sono un anticapitalista anche io).
 
Non bisogna omettere che il "potere forte" per antonomasia in uno Stato di diritto è anzitutto proprio il PG: la persona forte dello Stato. E siccome io sono antistatalista, non sto certo dicendo che questa situazione mi piaccia. Ma in democrazia è meglio che in dittatura: qui tutti gli altri poteri sono un po' meno forti di lui, lui può mandare sul lastrico chiunque, ma contemporaneamente possiamo controllarlo.
 
In questo senso quello che vorrei che fosse esplicitato è questa accusa di “compagnimerendismo” rivolte a Noseda. Io non sono addentro le cose addentrate e quindi mi chiedo: cosa non sappiamo? Certo, c’è l’accusa di essere troppo vicino a Salmina, che era direttore del giornale socialista. Ma qua vorrei capire se c’è pure un’accusa giuridica, o solo politica.
 
 
Il sistema di nomina e i “poteri forti”
 
Ora: è il sistema di nomina la causa di questo problema? Prendiamo ad esempio l’idea di far nominare i procuratori da parte del Consiglio della Magistratura (CM). Se veramente i "poteri forti" riescono ad essere così ordinati e coordinati da dominare un parlamento intero, che oltretutto delibera pubblicamente, siamo sicuri che non avrebbero ruolo in un CM? Siamone tutti consapevoli: se i "poteri forti" sul serio esistono come un unicum compatto, quelli allora possono spadroneggiare su tutto.
 
Anzi, considerando il piccolo e famigliare Ticino, forse togliere la nomina dalle mani del parlamento li renderebbe ancora più "forti", perché non ci sarebbe quella trasparenza permessa proprio dalle elezioni parlamentari, con tutte le sue fasi e il suo rapporto con la stampa. Non ci sarebbe qualcuno (come lo stesso Pronzini, ad esempio) che possa alzare il ditino. Senza nomina parlamentare del PG in parlamento, ad esempio, non avremmo mai saputo che Tattarletti si era candidato contro Noseda nel 2010 (poi si ritirò).
 
Perché, forse dobbiamo ricordarcelo, in Ticino non c’è una comunità giuridica sviluppata e autonoma, che si basa su università e correnti giudiziali. Ci si conosce tutti, tutti parenti di tutti, il familismo domina. Come diceva la presidentessa emerita del TA: “il Ticino è un cantone incestuoso”.
 
Dirò di più: proprio il sistema di nomina partitico è un potenziale argine dei “poteri forti”: accordandosi sul fatto che anche i socialisti hanno diritto a dei seggi, storicamente si è permesso di non avere solo rappresentanti maschi e borghesi figli delle famiglie potenti nelle nostre istituzioni.
 
D’altronde ricordiamoci che eleggere un PSA a capo della procura per molti è stato un colpo al cuore. Per dire: il CdT nel 2010 non notava che Noseda era stato presidente del PS, una verità macroscopica che andava democraticamente messa in luce al momento della sua elezione (mi ricordo che mi ero scandalizzato allora su questa omissione).
 
 
Il problema non sta nel sistema di nomina
 
Le strutture sociali ticinesi sono periferiche, familistiche e non abituate al conflitto. Siamo la terra meno sindacalizzata del mondo, non lo sappiamo cosa sia il conflitto. Mi vien così da pensare che il problema della magistratura ticinese non sia esattamente nel sistema di nomina, ma piuttosto nelle nostre dinamiche sociali cantonali. E quindi di riflesso sulle nostre leggi di organizzazione giudiziaria.
 
In un momento di crollo sociale causato dal crollo delle banche e dal crollo della politica, ci han dato un Codice forse buono per Zurigo, ma non necessariamente per il nostro cantone di periferia. Soprattutto sapendo che poi l'organizzazione giudiziaria l'avrem dovuta fare noi, mi chiedo se siano state prese tutte le precauzioni legislative necessarie. Di questo Pronzini non parla. “Sicuramente” il sistema di nomina ha fallito, sostiene.
 
In realtà il sistema di nomina parlamentari serve a due fattori: uno di facciata e uno vero.
 
Quello di facciata è la garanzia che la pluralità di visioni sociali sia rappresentata anche nella magistratura. In realtà questo è vero solo laddove gli strumenti di “selezione” riescono a loro volta ad essere recettivi e a comportare quindi una “variazione” nel sistema. In Ticino abbiamo così una commissione di controllo che si occupa di selezionare magistrati in base alle conoscenze del diritto. Non abbiamo, per contro, degli ipotetici “esami di capacità” su come si vive nella società (socievolezza, capacità di gestire il conflitto, apertura mentale, eccetera). Questa è una cosa che facevano i partiti, ma purtroppo non lo fanno più come si deve. Sono diventati solo strutture di propaganda e non di integrazione sociale e quindi non hanno le antenne necessarie.
 
Ma quella variazione è necessaria, siccome, siccome il sistema è strettamente legato all’opinione pubblica. Gli operatori del diritto che vorrebbero solo che gli “interni” diventino procuratori, ad esempio, dimenticano che là fuori esiste comunque una società con delle aspettative.
 
 
Meglio il Ticino – o l’Italia?
 
Il sistema di nomina partitico è uno dei tanti, si tratta di un buon compromesso in una Repubblica parlamentare con il sistema proporzionale come è il Ticino.
 
In Italia, per contro, vige il sistema di nomina affidato al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Guardate il teatrino di Milano esploso tra Bruti-Liberati e Robledo: là la nomina dei procuratori è fatta dal CSM, eppure i problemi ci sono, anche peggiori dei nostri fra Noseda e Corti. In Ticino c'è tanta voglia di codici deontologici e organi extra-politici di elezione della magistratura, eppure nessuno va a leggersi i documenti dell'Associazione nazionale magistrati (ANM) (scritti in Italiano!) per vedere che succede al di là della ramina.
 
In Ticino oggi tutti a parlare di autonomia (diversa dall’indipendenza eh!) della magistratura come panacea di tutti i mali (anche perché i CAS magistratura propongono purtroppo questa ideologia qua), ma non vedono che il correntismo e il cadreghismo ci sono comunque. Nel Belpaese inoltre la giustizia senza dubbio è più autonoma, ma è anche più attaccabile, v. p.e. quello che diceva Berlusconi: toghe rosse! Insomma, sembra che ci vogliamo inventare la soluzione del secolo e invece rimestiamo il cucchiaio nell'acqua calda.
 
Allora permettetemi di dire una cosa: l’elezione dei magistrati compiuta dal parlamento ticinese garantisce oggi che si tolga attenzione sulla magistratura stessa. In Ticino appena succede qualcosa tutti a guardare, scrivere, urlare. E invece proprio con il caso del procuratore Corti si è visto come questo nostro sistema sia efficace: Corti ha scritto al parlamento e ha attivato la macchina politica, permettendo di non fermare tutta la macchina giudiziaria. Ha esternalizzato il conflitto interno, potendo evitare le guerre interne fra personalità nella procura (le “guerre interne” sono una cosa normale nelle organizzazioni, basta guardare cosa successe proprio ad UNIA qualche anno fa). Oppure si può parlare liberamente di Noseda come stiamo facendo qua senza per questo mettere in discussione l’intera struttura giudiziaria, senza spargere ombre.
 
Quindi il problema non sta nel sistema di nomina, ma nel parlamento. I parlamentari hanno il coraggio di fare il loro dovere – ovvero: di mettere in questione l’operato di Noseda? In questo senso mi pare che Dadò abbia dato buoni input.
 
 
Il comunismo e la morte della politica
 
Torniamo sul problema principale: la politica è morta. Da luogo del confronto a luogo degli sbiascichi. Sempre meno votanti per sempre meno qualità del dibattito (basta studiarsi i verbali del GC degli ultimi 15 anni... e sgranare gli occhi!).
 
In Ticino si è di fronte ad una politica che non riesce ad essere più autorevole e quindi a "coprire" la bontà delle sue scelte. La politica non è più il luogo della creazione di società. La politica è ormai luogo di decadenza e di efficientismo: lo Stato è ridotto viepiù al ruolo di pagatore di prestazioni sociali e tagliatore di fondi su tutto il resto. Si somma che le privatizzazioni hanno reso inutile i partiti come luogo di riflessione burocratica. E che dire dell'annientamento dell'interesse femminile per le strutture politiche?
 
E così la giustizia (non parlo solo di quella penale) viene affrontata solo come un costo, una posta su preventivi e consuntivi. La si vuole surrettiziamente autonoma, mentre in realtà quando se ne parla non si capisce di cosa si parla. Con un amico abbiamo studiato le discussioni sui giudici di pace di pochi anni fa: per il parlamento i giudici di pace vanno benissimo anche come pretori, basta che costino di meno!
 
"È l'effetto del liberismo!" dirà il comunista con riflesso pavloviano. Certo, il liberismo c'entra, siccome è una rinuncia alla politica, una colonizzazione della politica da parte del pensiero economico. Eppure si intravvede anche una nuova modalità comunicativa permessa dalla velocità e dalla tecnica. Il diritto ne è coinvolto: se non sapete cosa intendo con la parola “swisslex” o “commentario” allora non potete capire il diritto svizzero. La googlizzazione del diritto sta comportando più ad un autismo che ad un’autonomia delle strutture giudiziarie.
 
È chiaro che se si intende il diritto come un mondo sovrastrutturale di un mondo economico (Marx, Foucault), queste cose non si riescono ad afferrare fino in fondo. E invece si stanno creando spazi di grave incomunicabilità, dove la creazione legislativa da parte della politica assume ormai solo un valore simbolico, l’impatto giuridico è residuale. Un esempio? La recente decisione di non voler applicare ViaSicura da parte dei tribunali. Non è detto che sia una via sbagliata, ma non capendola non si può nemmeno cavalcare una riforma della relazione politica-diritto.
 
 
Critichiamo il PG!
 
Eccoci allora arrivati alla necessità di proporre nuove vie di critica riguardo il problema della giustizia. Dobbiamo uscire dal classico trittico del discorso cantonticinese “sistema di nomina/intrighi a palazzo/campanilismo”.
 
Dobbiamo quindi entrare in un nuovo sistema di critica alla giustizia. È sacrosanto criticare il PG, anche in ottica organizzativa. Nessuno in democrazia deve aver paura dell'autorità. Ma siamo consapevoli che come tutte le critiche, ci vogliono canti e controcanti. Ci vogliono audit e controlling.
 
Ci vogliono anche inchieste interne dal basso: bisogna ascoltare la voce dei giuristi, delle persone del mondo giudiziario che non hanno poteri decisionali, degli avvocati (e non: dei politici-avvocati). Tutte cose che vanno fatte in modo professionale. Sappiamo bene che nessuna organizzazione gerarchica è contenta di automettersi sotto la lente.
 
Non è facile intervenire sui meccanismi interni dell’attività giudiziaria, proprio come è difficile intervenire sui meccanismi interni di una banca – o di un sindacato! Scontrarsi con l'autonomia è complesso. Per questo in genere si straparla del sistema d’elezione dei magistrati: è il modo più facile per parlare male di una cosa dubbia. Ma si tratta solo di una struttura d'accesso, non delle dinamiche giuridiche interne. Il dito – non la luna.
 
Possiamo allora fare qualcosa? Qualcosa che vada oltre, senza personalizzare il discorso contro il PG? Senza accusarlo forfettariamente di compagnimerendismo?
 
Certo! Possiamo anzitutto confrontarci con la qualità della nostra legislazione giudiziaria (p.e. aprire una discussione pubblica, partecipativa e democratica sul progetto “Giustizia 2018”) e possiamo lavorare sul "business core" dell'attività giudiziaria: l’argomentazione giuridica.
 
 
Cambiare prospettiva: questionare l’argomentazione
 
Il diritto: i politici spesso si dimenticano che il diritto esiste. Lo pensano una costolina della politica quando ne parlano. E invece non è così.
 
Il diritto si fa sulle argomentazioni giuridiche, sulle strutture discorsive interne. Per questo, ad esempio, aspetto con ansia le motivazioni del PG sull’accusa contro il Caffé prima di firmare il suo appello alla libertà di stampa. Voglio sapere cosa dice l’autorità, prima di dire che alcune cose il PG non può nemmeno pensarle.
 
Ciò che distingueva Gaetano Filangieri dagli altri filosofi del diritto stava tutto là: nella richiesta di motivazioni delle decisioni del magistrato. Là sta il suo essere il più importante fra gli illuministi del diritto. Di questo tema però non si sta parlando, perché fa immensamente più paura – soprattutto agli stessi magistrati. Che pavlovianamente (pure loro) chiedono di veder rispettata la loro autonomia, ovvero chiedono che “la politica non si immischi”.
 
Mi chiedo: il Ticino, così appassionato di personalismo e di gossip, in questi anni ha sul serio controllato le decisioni dei procuratori e dei giudici? La stampa ha veramente ficcato il naso, o si è limitata a far cronaca, pappagallando le decisioni? Siamo andati a cercare, parola per parola, dove stanno le particelle discorsive espressione di una società sempre più individualista? E il MPS (Movimento per il socialismo), ad esempio, ha ragionato in termini giuridici - o sempre e solo in termini politici? Questa differenza è centrale.
 
Di più: mi chiedo se la sinistra dura, facendo eleggere il suo presidente a PG, non si sia scaricata di responsabilità. “C’è Noseda, quindi ora posso dedicarmi ad altro”. Vi ricordate quando nel 2012 dopo il caso Bravo la stampa leghista lo chiamava "lo sceriffo" e la stampa d'oltralpe sosteneva che avere Noseda era un "Glücksfall" (un colpo di fortuna)? Noi si gongolava! Oggi invece pioggia di firme socialiste contro Noseda. Sindrome bipolare?
 
E mi chiedo inoltre: volere l'elezione dei magistrati da parte del CM non rischia di essere un rinnovato elemento di deresponsabilizzazione della società nei confronti dei procuratori e dei giudici?
 
 
Strategie del controllo sulla magistratura
 
Quando ero al mio primo anno di università scrissi un articolo al Corriere, sostenendo che al liceo dovrebbero permettere agli studenti di valutare i professori e poi aprire dei dialoghi fra le due parti, come si fa all’uni. I professori liceali si arrabbiarono. A nessuno piace essere né valutato, né controllato.
 
Soprattutto questo non piace in un sistema che ha come punto cardine della sua attività l’indipendenza della funzione. Ma ci sono due tipi di controllo.
 
Io sono il primo a dire che mi fa schifo il “controllo” della giustizia da parte dell’UDC nazionale, che minaccia i suoi giudici di non rieleggerli se non seguono le sue prese di posizione politiche. L’UDC infatti (come al solito) sbaglia: la politica e il diritto funzionano seguendo criteri diversi, politicizzare la giustizia è dannoso e antidemocratico.
 
Quello che invece si può fare è questionare il diritto partendo da una posizione schierata ed aprire reti di dialogo fra attori (istituzionali e non). Soprattutto considerando che già esistono strutture informali di controllo giuridiche (e non: politiche) decisamente antidemocratiche e intrasparenti, bisogna creare un controcanto. Un esempio? I grossi studi legali, lautamente e grassamente finanziati da ricchi clienti, da banche e da assicurazioni. Gli avvocati hanno un influsso decisivo sulla sorte del diritto sviluppato dai magistrati (e dai mediatori). Certo, hanno meno influenza delle istanze superiori, ma di sicuro contano oggi ben più delle leggi.
 
E oggi più di ieri si stanno sviluppando dei colossi giuridici, studi d’avvocati impostati come Società Anonime, potentissimi elaboratori di diritto extra- e intragiudiziale. Il diritto sempre più sta diventando "autistico" senza che ci sia una benché minima messa in critica degli influssi che la potenza economica ha su questa evoluzione. Eccolo il liberismo rientrare dalla finestra dopo che io stesso lo ho cacciato dalla porta!
 
 
Il “Centro alternativo di competenze giuridiche” come proposta di soluzione
 
Per controllare la magistratura è importantissimo il nuovo sistema di ricerca delle sentenze on-line e sono grato al Dipartimento delle istituzioni di averlo creato (per una volta un complimento a Gobbi). Ma mancano, purtroppo, i decreti d’accusa passati in giudicato, che sono il vero punto problematico per la democrazia nell’attività dei procuratori (v. opinione di Schubarth).
 
Inoltre si potrebbe pensare a rendere gratuito il sistema interrelazionale leggi-giurisprudenza del sistema Raccolta leggi web.
 
Invece di parlare di questi sofismi dell'elezione del magistrato di qua, dei poteri forti di là, perché non cominciamo a proporre qualcosa di effettivo? Ad esempio: ragionare su un “Centro alternativo di competenze giuridiche”? Un luogo separato dallo Stato e separato dalle strutture che fanno capo ai grossi studi legali?
 
Un Centro di competenze autonomo -e di sinistra- che abbia in sé due scopi: giudicare il giudizio (l'argomentazione giuridica) e spiegarlo quindi all'esterno attraverso internet, creando così coscienza giuridica. Contribuirebbe a fare formazione sociale. E allora la richiesta di tutela della libertà di stampa, ad esempio, sarebbe effettiva, non pregiudiziale. Ci sarebbe un portale on-line che spiegherebbe concretamente perché si attacca così violentemente il PG. Che spiegherebbe come mai il PG non può chiamare il compagno Salmina al telefono.
 
Sarebbe anche molto più facile affrontare il progetto “Giustizia 2018” in modo competente. Non dimentichiamo che il dipartimento è in mani leghiste e in governo i leghisti hanno messo un giudice.
 
Viviamo in tempi in cui di voci come quella del compianto compagno Verda non se ne sentono molte, mentre servirebbero come il pane. E servirebbero soprattutto fuori dal parlamento, in modo da creare più attenzione sociale - e quindi più circospezione da parte dei magistrati. Togliere la giustizia dal suo autismo.
 
 
Il grillo della coscienza pubblica
 
Bisogna creare una sorta di grillo – di sinistra – della coscienza giuridica cantonale. Ci vorrebbero apertura e dedizione, come al solito con pochi soldi. Ci vuole pure disponibilità a litigare fra compagn*, che lo sappiamo se non litighiamo non siam felici. Ci vorrebbe umiltà da parte de* compagn* giurist* che ricoprono incarichi pubblici.
 
Ma abbiamo degli strumenti: studentesse e studenti universitari hanno accesso a swisslex gratis. I pratici possono informare sulle evoluzioni della prassi. Si possono mettere in condivisione le sentenze e i decreti. Sappiamo bene che sindacato, terzo settore, consumatrici, inquilin*, giurist* pensionat* di sinistra, hanno enormi competenze giuridiche, ma siamo frazionat*. Se tutti si uniscono c'è il potenziale per creare una cosa enorme e molto valida. Anche senza dover creare una rivista, basterebbe un sito internet a basso costo.
 
Si parla tanto in Ticino di una facoltà di diritto. Si straparla di cose stile “CAS magistratura”. Noi non lasciamoci prendere da questi giochini, lavoriamo sull’autonomia della Sinistra. La nostra società sta tornando all’individualismo dell’Ottocento. E allora noi ricreiamo il mutualismo sociale e sindacale dell’Ottocento. Un mutualismo che non dipende dal partito, ma da cui i partiti di sinistra dipendano (e questa differenza, diamine, è centrale!).
 
Creare un “Centro di competenze giuridiche di sinistra” creerebbe più discussione sulle argomentazioni e sull’organizzazione, permetterebbe di questionare alcuni automatismi – senza incappare nella critica d’essere espressione di un partito.
 
Bisogna elaborare una discussione che vada ben oltre i soliti giri di parole sui diritti umani. Questi sono un modo come un altro per non parlare dei problemi di tutti i giorni. No, bisogna andare molto più a fondo, essere più rigidi, più critici, più compagni.
 
Il Ticino è pronto? Oppure, in fondo, è meglio lasciare tutto in mano a un CM, sperando che i “poteri forti” non colonizzino pure quello?
 
 
 
Filippo Contarini