Ramuzzi dice cose un po' diverse da Merlani

Ramuzzi dice cose un po' diverse da Merlani

Giugno 20, 2020 - 18:24

Per il il direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Giuseppe Remuzzi, gli attuali casi positivi in Lombardia potrebbero presentare una carica virale molto bassa (e dunque non essere contagiosi). 

Lo scorso mercoledì il medico cantonale Giorgio Merlani in conferenza stampa, aveva risposto ad alcuni interrogativi inerenti la possibile perdita di contagiosità del coronavirus, dicendo che non c'è nessuna evidenza di mutazione del virus e non è vero che la carica virale sia scesa. 

In Lombardia a parlare di questo aspetto, intervistato dal Correre della Sera, è il direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Giuseppe Remuzzi, che dice dice cose un po’ diverse, che emergono da uno studio che l’istituto Mario Negri sta per pubblicare. “Abbiamo condotto uno studio su 133 ricercatori del Mario Negri e 298 dipendenti della Brembo”, spiega remuzzi. “In tutto, quaranta casi di tamponi positivi. Ma la positività di questi tamponi emergeva solo con cicli di amplificazione molto alti, tra 34 e 38 cicli, che corrispondono a 35.000-38.000 copie di Rna virale”. Ciò significa, prosegue il professore, “che sono casi di positività con una carica virale molto bassa, non contagiosa. Li chiamiamo contagi, ma sono persone positive al tampone. Commentare quei dati che vengono forniti ogni giorno è inutile, perché si tratta di positività che non hanno ricadute nella vita reale”. Indicazioni simili provengono anche da altri studi. “Uno studio delCenter for Disease Prevention della Corea su 285 persone asintomatiche positive ha rintracciato 790 loro contatti diretti. Quante nuove positività? Zero. E le risparmio altri studi che vanno in questa direzione”, spiega Remuzzi. In merito all’alto numero di nuovi casi che si continua ad avere in Lombardia, spiega Remuzzi, “c’è stata una enorme quantità di malati, il virus è girato moltissimo, e questi sono i residui di quella diffusione.”

Secondo Remuzzi dunque “bisogna dire quanto Covid-19 c’è nelle nuove positività. E quello che sto chiedendo. Il virus è lo stesso, certo. Ma per ragioni che nessuno conosce, e forse per questo c’è molta difficoltà ad ammetterlo, in quei tamponi ce n’è poco, molto meno di prima. E di questo va tenuto conto”.