Raoul Ghisletta - Perché la Confederazione deve pagare per la qualità delle cure?

Raoul Ghisletta - Perché la Confederazione deve pagare per la qualità delle cure?

Ottobre 15, 2021 - 22:34
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Riceviamo e pubblichiamo. Opinione di Raoul Ghisletta, granconsigliere PS e segretario VPOD. 

Il Canton Ticino forma decine e decine di infermieri a suo carico presso la Scuola cantonale specializzata superiore in cure infermieristiche e presso la SUPSI. I costi sono assunti principalmente dal Cantone. Ed il Cantone pagherà ancora di più dopo che il Parlamento cantonale avrà approvato il ProSan, ossia il piano di azione per il rafforzamento della formazione professionale nel settore sociosanitario. Se però mediamente la metà delle persone formate in ambito infermieristico continuerà ad abbandonare la professione dopo una quindicina di anni, è chiaro che l’obiettivo di reperire sufficiente personale per il Ticino resterà irraggiungibile.

Per questo è importantissima l’iniziativa popolare federale “Per cure infermieristiche forti” in votazione il 28 novembre. Essa chiede che la Confederazione e i Cantoni promuovano le cure infermieristiche come componente importante dell’assistenza sanitaria e provvedano affinché tutti abbiano accesso a cure infermieristiche sufficienti e di qualità. Il nuovo articolo costituzionale vuole anche assicurare che gli operatori del settore delle cure infermieristiche siano impiegati conformemente alla loro formazione e alle loro competenze. Inoltre la Confederazione dovrà garantire l’adeguata remunerazione delle cure infermieristiche, nonché condizioni di lavoro adeguate e possibilità di sviluppo professionale. Da ultimo l’iniziativa prevede che le leggi di applicazione dovranno essere adottate dall’Assemblea federale entro 4 anni, mentre il Consiglio federale dovrà prenda provvedimenti efficaci per ovviare alla mancanza di infermieri diplomati entro 18 mesi (cosa che il Ticino come visto sopra già sta facendo).

La situazione attuale delle condizioni di lavoro e delle remunerazioni nel settore sociosanitario è regolata in parte dai Cantoni, in parte da privati che agiscono sul mercato e in parte dalla legge federale sull’assicurazione contro le malattie che finanzia le cure ambulatoriali e stazionarie: tutto questo dà forma ad un mercato del lavoro che presenta indubbie pecche e criticità, soprattutto in un Cantone di frontiera che attinge personale dal mercato italiano e oltre (per cui si sviluppano condizioni al ribasso rispetto alle condizioni di lavoro definite dai contratti collettivi di lavoro e rispetto alle condizioni d’uso storiche nel settore). Miglioramenti sono stati ottenuti dal Sindacato del personale dei servizi pubblici e sociosanitari VPOD nel nuovo contratto collettivo di lavoro dell’Ente ospedaliero cantonale e nel regolamento delle case anziani della Città di Lugano: ora si tratta di andare avanti nel resto del settore sociosanitario ticinese. Ma per far questo, a fronte della mania risparmista di una parte importante del Parlamento cantonale (che vuole il pareggio dei conti entro il 2025 plafonando la spesa), occorre fare in modo che la Confederazione apra i cordoni della borsa e aiuti il Cantone e i Comuni.

Solamente con l’adozione dell’iniziativa popolare “Per cure infermieristiche forti” sarà quindi possibile migliorare il finanziamento delle strutture sociosanitarie ticinesi e quindi aumentare la dotazione di personale sanitario e migliorare le condizioni di lavoro. Grazie al deciso intervento della Confederazione i criteri di qualità saranno rafforzati e le spinte speculative al ribasso saranno frenate. Per questo motivo invito convintamente a votare a favore dell’iniziativa.

 

Raoul Ghisletta, granconsigliere e segretario VPOD Ticino