Referendum sull'aeroporto. Tutto secondo i piani? Chissà se qualcuno oggi si vergogna (per l'assenza di business plan)?

Referendum sull'aeroporto. Tutto secondo i piani? Chissà se qualcuno oggi si vergogna (per l'assenza di business plan)?

Ottobre 30, 2019 - 15:17

Correva l’anno 2018 e la politica luganese era chinata oggi come allora sulla “patata bollente” dell’aeroporto di Lugano-Agno. Il 14 maggio dello scorso anno il Consiglio comunale di Lugano si era trovato per votare i 6 milioni di franchi per la costruzione dei nuovi hangar dell’aeroporto. Il credito era passato, con solo i socialisti e i Verdi che si erano opposti. Anche dalle altre forze politiche tuttavia non erano mancati moniti e riserve sulla gestione dallo scalo da parte del cda di Lasa (Lugano Airport Sa, la società che gestisce lo scalo) e del Municipio, che si traducevano in un “cartellino giallo” all’indirizzo degli stessi per come si era gestito l’affare aeroporto (allora era da poco stato rinnovato il cda, con alla presidenza il sindaco Marco Borradori, e la speranza era che la nuova composizione avrebbe dato nuova linfa a Lasa). 
Nei giorni successivi, come oggi, lo “spettro” che si aggirava fra i partiti schierati a sostegno (perlomeno idealmente) dell’aeroporto era quello di un referendum. Come oggi a lanciarlo potevano essere i Verdi e i socialisti, che si erano opposti al messaggio in Consiglio comunale. I primi dissero di fatto che da soli non si sarebbero lanciati nell’impresa di affossare il messaggio sugli hangar, i secondi decisero di non farlo, nell’assemblea del 16 ottobre, la cui cronaca oggi vi riproponiamo in questa rubrica, “Boomerang”, dedicata agli articoli che tornano di attualità.
Dalla lunga assemblea emersero vari elementi che ancora oggi sono significativi. In quell’occasione i socialisti decisero in realtà di fatto “rimandare” il referendum, dando indicazione al gruppo in Consiglio comunale di non avallare nessun altra erogazione di soldi pubblici all’indirizzo di Lasa. Il membro di direzione del Ps di Lugano Filippo Zanetti si schierò allora a favore del lancio di un referendum, assieme alla capogruppo Simona Buri, sostenendo che o il referendum si lanciava ora, o non lo si sarebbe fatto più, e che in caso contrario “i sostenitori dello scalo avrebbero gioco facile a dire che bocciare la ricapitalizzazione corrisponderebbe a far fallire lo scalo (e mandare a casa i lavoratori)”. 
Si schierano invece contro al lancio del referendum fra gli altri il membro socialista del cda di Lasa, Raoul Paglia, presente all’assemblea (in quell’occasione espresse le sue considerazioni personali e non quelle del cda, disse), che si dichiarò convinto che un business plan per l’aeroporto sarebbe arrivato a breve, e dichiarò: "avrei vergogna di tornare (in Consiglio comunale, ndr) a chiedere un atto di fede”. 
Il già capogruppo in consiglio comunale Martino Rossi “profetizzò” invece che l’aeroporto si “squalificherà ulteriormente” e si schierò pertanto contro al lancio immediato del referendum.
La municipale socialista Cristina Zanini Barzaghi, dal canto suo, già allora disse che l’aeroporto sarebbe dovuto andare verso una forma pubblico-privato (anche lei invitando a non lanciare referendum, come poi avvenne).

Questa sera è stata detta l'ultima parola sugli hangar provvisori per Lugano Airport, perlomeno per quanto riguarda la decisione a favore del credito di 6 milioni per le due strutture. L’assemblea del Ps  di Lugano, il cui gruppo in Consiglio comunale lunedì si è schierato contro, ha deciso questa sera di non lanciare la raccolta firme. La decisione dei socialisti, a meno di clamorosi colpi di scena, affossa l'ipotesi di chiamare al voto la popolazione su questi 6 milioni. I Verdi, l’altro gruppo a schierarsi contro al messaggio in Consiglio comunale, come dichiaratoci dal coordinatore e consigliere comunale Nicola Schoenenberger (vedi qui), hanno escluso l'ipotesi di lanciare da soli referendum. L'assemblea socialista ha deciso di non lanciare referendum sul credito degli hangar, con una maggioranza di 16 voti. 6 i favorevoli al lancio e 4 gli astenuti.
La discussione in "casa socialista" ha visto visto una lunga introduzione da parte del membro socialista del Consiglio di Amministrazione do Lugano Airport Raoul Paglia, che, ha specificato, ha esposto le sue personali considerazioni, e non la posizione del Cda. Paglia ha asserito che non è opportuno lanciare ora il referendum, ma eventualmente in occasione del messaggio per la ricapitalizzazione. Prima di esso, ha detto, dovrebbe (finalmente) giungere il business plan dello scalo luganese, che finora è stato rimandato in attesa di sapere cosa accadrà al collegamento, giudicato strategico per il futuro di LASA, Lugano-Ginevra, “saltato” a fine dicembre 2017.  Entro fine agosto se e come questo collegamento potrà riprendere, ha detto Paglia, dovrebbe essere noto. "Avrei vergogna di tornare (in Consiglio comunale, ndr) a chiedere un atto di fede”, ha detto Paglia.
Al termine della parte “tecnica”, si è aperta la discussione politica sull’opportunità di lanciare referendum sugli hangar, o rimandare la questione al previsto messaggio sulla ricapitalizzazione. A favore del lancio del referendum si è schierato in apertura di discussione il membro di direzione del Ps Lugano Filippo Zanetti, evidenziando come i collegamenti aerei non possano essere considerati trasporto pubblico. In merito a “ritardare” il lancio del referendum, Zanetti ha sollevato la problematica che si andrebbe in contro a una “Spada di Damocle” sull’aeroporto, e i sostenitori dello scalo avrebbero gioco facile a dire che bocciare la ricapitalizzazione corrisponderebbe a far fallire lo scalo (e mandare a casa i lavoratori). L'esponente socialista si è detto convinto che se il referendum non si farà ora, non si farà più. Il “referendum subito” è stato sostenuto anche dalla capogruppo Simona Buri, oltre che da Sergio Roic, Dario Petrini, Ateo Carobbio e Roberto Martinotti.
Contrari a lanciare referendum sugli hangar, e rimandare ad un eventuale futuro referendum sulla ricapitalizzazione, hanno preso posizione, fra gli altri anche il consigliere comunale Demis Fumasoli “ospite” dei socialisti (membro del Partito comunista, facente parte dello stesso gruppo del Ps in Consiglio comunale). Martino Rossi, già capogruppo del Ps in Consiglio comunale, che in più occasioni è intervenuto, dati alla mano, per dire che le prospettive dello scalo luganese sono tutt’altro che rosee (in particolare ha evidenziato come le cifre rosse di Lasa risalendo a ben prima della perdita del collegamento con Ginevra).
Tuttavia secondo Rossi i sei milioni per gli hangar non verranno alla fine spesi, sia per i ricorsi paventati da privati, sia perché nei mesi che passeranno lo scalo si “squalificherà ulteriormente” e si è pertanto schierato contro al lancio immediato del referendum. Pure la municipale socialista Cristina Zanini Barzaghi si è schierata contro al lancio del referendum, invitando però ad attivarsi con mozioni e interpellanze a “marcare” opposizione. Secondo la Municipale inoltre la configurazione di Lugano Airport SA dovrebbe andare verso una forma pubblico-privato.
Anche il presidente Ghisletta e il vicecapogruppo Carlo Zoppi si sono schierati contro al referendum sugli hangar.
L'assemblea Ps ha anche deciso, con 15 voti favorevoli, 3 contrari e 8 astenuti, di dare indicazione al gruppo in Consiglio comunale, rispondendo alla richesta di una linea chiara da parte della capogruppo Buri, di non avallare nessun altra erogazione di soldi pubblici, comunali e cantonali, all'aeroporto di Lugano.