"Riaprire è questione di salute fisica e mentale. Anche le scuole"

"Riaprire è questione di salute fisica e mentale. Anche le scuole"

Maggio 03, 2020 - 19:32
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Il direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri" di Milano si schiera a favore della riapertura delle scuole in Italia. 

Anche nella vicina Penisola, si discute di "Fase 2" di come riaprire le attività dopo il lockdown, bilanciando al necessità di trovarsi nuovamente in una situazione di sovraccarico delle strutture sanitarie eda una parte e la necessità di tornare a una parvenza di normalità, per motivi economici, ma anche perché "riaprire è anche una questione di salute, fisica e mentale", come spiega intervistato dal Corriere della Sera Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri". 

Sulla necessità di riaprire, risponde Remuzzi: "assolutamente sì. Anche se, dati i rischi correlati, sembra strano che a dirlo sia un medico come me. Ma ogni anno, povertà e conflitti figurano tra le prime cause di malattie e di morte al mondo. E restando ancora chiusi in casa, esiste la possibilità di conflitti sociali più forti che mai". La riapertura, per Remuzzi, non è solo una questione economica, ma "un tema come questo non riguarda solo le fabbriche e gli industriali. Perché riaprire è anche una questione di salute, fisica e mentale".

Bisogna però avere in chiaro anche alcuni punti. "Gli italiani devono avere ben chiaro che riaprire significa avere quasi automaticamente un certo numero di nuovi malati. E non stiamo parlando di poche decine", spiega. In merito a una possibile ricaduta, dice, "a giugno potrebbe succedere. Ma non con lo scenario peggiore. Dovremo gestirla, con la capacità di adattare la risposta, soprattutto isolando subito le persone contagiate. Adesso sappiamo come si fa".

Secondo il professore la risposta alla prossima ondata di Covid-19 dovrebbe passare maggiormente dai medici di base. "... bisogna mobilitarli, creando un protocollo, dotandoli di sistemi di protezione individuale, per fare in modo che la maggior parte dei pazienti Covid-19 possa essere curata a casa", sostiene. Questo con "unità mobili, con ossigeno e diagnostica, come quelle fatte a Parma e in altre realtà anche del sud. Sulla sanità decide la regione, ma il governo deve dare la linea". Mentre, sugli ospedali, "che facciano gli ospedali. Sono strutture chiuse. Non possono occuparsi del territorio. Laddove gli è stato assegnato questo compito, come in Lombardia con la riforma Maroni, bellissima nelle intenzioni, non ha funzionato".

Ovviamente non poteva mancare una domanda sul tema di cui anche in Ticino si discute negli ultimi giorni, ovvero, riaprire le scuole? La risposta, per quanto riguarda l'Italia(dove sicuramente non si tornerà in classe a maggio) di Remuzzi, è: "I bambini non si infettano. I loro genitori, più o meno giovani, difficilmente sviluppano malattie importanti. Invece noi lasciamo le nuove generazioni a casa dai nonni. Un altro modo di mescolare. A mio avviso, un grave errore".