Riaprire il concorso per diventar procuratori: inevitabile

Riaprire il concorso per diventar procuratori: inevitabile

Settembre 26, 2020 - 08:00

Magistratura: il nostro sistema e le sue falle. Una riforma è necessiaria, ma che cosa va cambiato?

La riapertura del concorso per i procuratori pubblici era inevitabile. La sfiducia da parte del Consiglio della magistratura è totale e mette un’ipoteca sul lavoro delle persone coinvolte.

In questi giorni abbiamo visto varie ipotesi su chi abbia più “pesato” nella decisione del Consiglio di agire secondo questi metodi. Io anche ho cercato di dare una possibile lettura dei contesti strutturali che dominano il problema.

Nel silenzio pneumatico di un sistema politico che ormai sembra non saper sapere più come “toccare” il sistema giudiziario, l’unica comunicazione che ci è arrivata è quella della Commissione della giustizia, che dice: “Abbiamo ritenuto opportuno riaprire il concorso in considerazione delle mutate circostanze rispetto a qualche mese fa. […] il concorso verrà riaperto per due settimane (non si tratta di un annullamento di quello precedente bensì di una sorta di ‘aggiunta’)” (cit. CdT).

Come detto, per motivi politici la riapertura mi sembra assolutamente inevitabile. Siamo però coscienti che è tutto extra-costituzionale (questa la mia idea) e che il minuto dopo aver scelto la nuova “squadra” del Ministero pubblico il parlamento dovrà proporre di cambiare la Costituzione e mettere a posto il bordello che abbiamo di fronte agli occhi.

In particolare bisognerà riformare il Consiglio della Magistratura e il suo rapporto col parlamento, nonchè fare chiarezza su cosa sia la “rielezione” dei procuratori.

Chi elegge i procuratori?

Il Gran Consiglio elegge i 20+1 procuratori pubblici per la durata di 10 anni. Tutti cittadini avvocati o dottori in diritto possono diventare magistrati in Ticino.

Prima dell’elezione una sottocommissione della Commissione giustizia e diritti si occupa di mettere i posti a concorso sul Foglio ufficiale per almeno 15 giorni indicando i requisiti richiesti.

Una Commissione di esperti indipendenti, nominata dal Gran Consiglio, dà preavviso sulle candidature secondo un regolamento autoprodotto (che si trova al numero 177.415 della raccolta delle leggi ticinesi). Si noti bene: il preavviso è dato solo alle nuove candidature (art. 5 cpv. 1 LOG). Le candidature per chi già lavorava come procuratore vengono invece vagliate dal Consiglio della magistratura (art. 7 LOG). Secondo l’art. 79 della Costituzione ticinese questo Consiglio si occupa della “vigilanza sui magistrati”. Quattro dei suoi membri sono eletti dal Gran Consiglio, tre dagli stessi magistrati. Ad ogni modo, il primo a vigilare sull’attività dei procuratori pubblici è il Procuratore generale (art. 68 lett. a LOG).

La Commissione giustizia e diritti prende atto delle indicazione della Commissione di esperti e del Consiglio della magistratura sull’idoneità dei candidati e infine indica al parlamento la propria opinione (art. 7 LOG)

Chi rielegge i procuratori?

In realtà in Ticino non esistono le rielezioni dei procuratori.

Il periodo di nomina scade dopo i 10 anni e i procuratori che vogliono “continuare” devono ricandidarsi. E si ricomincia. All’art. 4 cpv. 2 LOG spiega infatti che i procuratori già in carica si “candidano”. Di “candidature” (e non: ri-candidature) parla anche l’art. 79 cpv. 2 lett. F LOG. Dello stesso tenore l’art. 3 del Regolamento della Commissione di esperti n. 177.415, che indica che gli esperti non esaminano le “candidature” di chi già ricopre il ruolo.

Dal 2012, con una riforma del sistema previdenziale cantonale, si è cominciato a inserire quatti quatti la parola “destituzione” (nell’art. 80 LOG). E di “rielezione” comunque parla la Legge sugli onorari dei magistrati, all’art. 10a. Si tratta di norme accessorie, che danno però l’idea dell’evoluzione che sta accadendo e del casino che aleggia nell’aria.

Quindi, dal profilo strettamente tecnico, ogni volta che c’è un elezione dei procuratori, non c’è formalmente un atto di conferma o di destitutione, ma piuttosto “un’ammucchiata” dove tutti quelli che vogliono diventare procuratore possono provarci, candidandosi “contro” chi è già in carica.

La destituzione di un procuratore la può per contro decidere il Consiglio della magistratura nella sua competenza residuale di “potere disciplinare e di sorveglianza” (art. 74 LOG). Questo potere disciplinare può per l’appunto arrivare fino alla destituzione del procuratore (art. 80 cpv. 1 lett. d LOG). In quel caso al magistrato inquisito deve essere assicurata la facoltà di essere sentito, di consultare gli atti e di addurre prove (art. 81 cpv. 3 LOG).

Nel caso in questione, le critiche distruttive nei confronti dei 5 procuratori coinvolti da parte del Consiglio della magistratura sono arrivate a ciel sereno e all’esterno di una procedura di destituzione.

Dal profilo formale il parlamento doveva aprire un nuovo concorso?

Da quel che ci dicono i giornali, i candidati per diventare procuratori dal periodo 2021-2031 erano 20 persone che già hanno lavorato come procuratori negli scorsi 10 anni (il pp Minesso, per motivi sconosciuti al pubblico, ha ritirato la propria candidatura), a cui si sommavano altre 7 persone. Da mie informazioni, che non ho verificato, di quei 7 ne erano di sicuro rimasti 4 in gioco. C’erano quindi 24-27 persone candidate per 20 posti (più il PG) Queste persone si sono candidate nei tempi previsti e erano pronti a essere messi tutte l’una contro l’altra.

Ora fatemi capire: se con gli avvocati invii un atto con mezz’ora di ritardo puoi anche buttarti nel fiume, se con i tribunali ti sbagli di mezz’ora, puoi anche buttarti nel fiume, mentre se per candidarti in procura ti sbagli di 4 mesi, ti riaprono il concorso perchè sono “cambiate le condizioni”? E questo nonostante ci fossero più candidati sui posti disponibili? Evidentemente stiamo giocando fuori dalle regole.

Un amico, bravo giurista, mi ha detto che la riapertura del concorso sarebbe un diritto di chi non si era candidato prima, perchè le condizioni sono cambiate. E quindi che se non riaprono il concorso, allora i vari avvocati potrebbero fare ricorso. E io gli rispondo: ma quali condizioni sono cambiate, di grazia, che non potevano essere previste? Tutta la procedura seguita è stata esattamente quella indicata dalle leggi. La nostra Costituzione prevede sì l’ammucchiata! Non la rielezione.

La differenza fra la Costituzione scritta e quella vissuta

In realtà, ben lo sappiamo, è più difficile di così. Come ci insegnano all’università, fra i giuristi di solito la legge vale quanto il chiodo che la tiene appesa al muro. È un gruppo chiuso, che gioca con regole proprie e nell’intrasparenza.

Quindi ora lasciamoci un attimo dietro le spalle quello che sta scritto nella legge e vediamo se c’è altro.

L’evoluzione del sistema giuridico ha messo l’indipendenza dei Magistrati davanti a qualsiasi cosa. Essa è diventata (giustamente) un valore intangibile. E quindi il parlamento in Svizzera rielegge sempre i suoi giudici e procuratori. Se il parlamento desitituisce i procuratori che si ripropongono, si grida allo scandalo. Oppure c’è un problema istituzionale serio, come nel caso del procuratore federale Lauber. È una forma di “self-constraint” (autocontenimento) della politica basato sul concetto dei checks and balances.

Questo provoca che la “rielezione”, che non è prevista nella nostra costituzione, nella realtà  c’è. Essa è sempre più un diritto. Il voto parlamentare è sempre più un passaggio formale che certifica la continuazione del rapporto di lavoro, ma nessuno viene destituito per non minacciarne l’indipendenza. Come ha mostrato la Prof.ssa Kiener a livello federale (e come è successo recentemente nella situazione del procuratore generale Lauber), se la rielezione è considerata un passaggio solo formale, allora per “abbattere” i procuratori bisogna aprire una procedura di destituzione e garantire loro il diritto di essere sentiti.

Cosa che qua non è successa, perchè abbiamo un sistema confuso.

Dalle informazioni che ho io, tutti i partiti erano pronti a rieleggere i loro giudici. Ma il Consiglio della magistratura ha trovato un “coraggio” che non ha avuto negli anni prima per criticare i suoi procuratori. Come detto, non sindaco sui contenuti di questo intervento. Il problema del diritto di essere sentiti in teoria non si porrebbe, perchè (a differenza del sistema di elezione federale) la destituzione non è un termine previsto dalla Legge sul Gran Consiglio, tutti i candidati ripartono “da zero”.

Il problema lo fa nascere il Gran Consiglio quando considera i suoi procuratori dei “dead men walking”, quando fa capire di considerarli già licenziati ancora prima di aver votato per la loro destituzione. Perchè allora non sta trattando i suoi candidati alla pare, non vede la cosa come “un’ammucchiata”. Ed è proprio ciò che sta succedendo riaprendo il concorso per trovare nuovi candidati nonostante ci siano già tra le 24 e le 27 candidature in tavola per 20 posti liberi. Perchè così facendo il parlamento indirettamente ha comunicato all’esterno che alcuni posti son più liberi di altri.

Riassumendo: non si capisce più se l’atto di rielezione dei procuratori sia una formalità o un atto politico. Questo problema è causato anche dalla mancanza di chiarezza sul ruolo e la composizione del Consiglio della magistratura.

Una riforma, vi prego chinatevi su una riforma!

Come ho già spiegato l’altro giorno, il motivo per cui siamo arrivati a questo bordello è che nel nostro cantone si tende a fare compromessi senza considerare le conseguenze. Nel sistema attuale non era previsto il silenzio del Consiglio della Magistratura durante i 10 anni, come nemmeno l’attacco a 10 minuti dalla mezzanotte.

Uno dei problemi sta nella composizione del Consiglio della magistratura, che non le garantisce l’autorità necessaria. Da un lato gli “esterni” sono eccessivamente esterni, dall’altro gli “interni” sono troppo interni. Non siamo in Italia, dove il CSM si occupa di migliaia di persone, qua ci si conosce tutti, bisogna pensare garanzie diverse per la vigilanza.

La legge dice che “Tre membri e due supplenti devono essere scelti tra i magistrati in carica che svolgono la loro attività a tempo pieno” (art. 77 LOG). P.e. il Vicepresidente del Consiglio della Magistratura è un Sostituto Procuratore generale (ovvero il vicecapo della Procura). Il suo ruolo non è essere “sindacalista” dei procuratori, visto che ne è il capo. Non si capisce quindi che tipo di vigilanza sia quella dove il controllato e il controllore sono la stessa persona. Questa mia non è una critica alla persona, ma al sistema, che è sbagliato e va corretto.

Nel Diritto lo Schein è sempre più importante del Sein: il Consiglio della magistratura, così composto a metà/metà e non professionalizzato, avrà mai veramente la forza per criticare sul serio le dinamiche organizzative della Magistratura? Non penso. E non ci sono colpevoli (fra i Magistrati) di questa situazione: il Ticino è piccolino, ci si conosce tutti.

Il problema di fondo è che in Ticino non si capisce se la Magistratura sia un Potere autogestito oppure un organo che sottosta al Parlamento. Il risultato. Non si vuole far chiarezza? Bene, allora si facciano delle commissioni di vigilanza intermedie, ma funzionanti in modo diverso. P.e. per la procura creare un’autorità separata dal Consiglio della magistratura, che possa funzionare sul serio da partner e da controllore. Un esempio è l’autorità di vigilanza sulla procura federale. Anche se, non smetterò mai di dirlo, bisogna aprirsi anche a sociologi e psicologi e smetterla di fare le cose sempre tutte fra avvocati. Infine se si vuole creare un sistema di destituzione dei magistrati lo si dica e lo si faccia. Con tutti i diritti e le garanzie del caso.

 

Filippo Contarini, teorico del diritto