Rileggere Primo Levi, per una necessità di resistenza

Rileggere Primo Levi, per una necessità di resistenza

Aprile 11, 2020 - 08:33
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L'11 aprile del 1987 morì Primo Levi, forse suicida. Levi fu un giovane partigiano antifascista che - nel 1943 - venne arrestato e deportato nel campo di concentramento di Auschwitz, in quanto di origine ebraica. Sopravvissuto alla terribile prigionia, Levi tornò alla sua professione, quella di chimico. Parallelamente, però, cominciò una carriera da scrittore, esordendo nel 1947 con l'opera memorialistica "Se questo è un uomo": uno dei capolavori della letteratura italiana (e non solo). Non va dimenticato, però, che il Primo Levi scrittore non si limitò ai libri memoriali, come quello già citato, "La tregua" (1963) e "I sommersi e i salvati (1986). Ad esempio, nel 1979 Levi vinse il Premio Strega, con il romanzo "La chiave a stella" (1978).

Per ricordare l'anniversario della scomparsa di Levi, in questa puntata di Amarcord vi proponiamo un documentario di SkyArte realizzato nel 2017, in occasione del trentesimo dalla morte dello scrittore.

Primo Levi ebbe il coraggio, penna alla mano, di scrivere di quanto accadutogli ad Auschwitz. Riuscì a trovare le forze e soprattutto la lucidità di raccontare la nuda e cruda verità - sollevando così una forte critica al nazismo e agli orrori da esso perpetrati - a pochi mesi dalla fine della guerra. Questo è un atteggiamento che dovremmo prendere ad esempio, perché ci obbliga a confrontarci con i fatti accaduti, indipendentemente dalla durezza o meno di quanto successo. Leggendo e rileggendo "Se questo è un uomo", difficilmente si rimane indifferenti. Chi non ha mai avuto la pelle d'oca di fronte a certe descrizioni che Levi ci "sbatte in faccia"? Per chi vi scrive è difficile immaginare quale possa essere stato l'impatto di certe parole nel 1947, quando il libro venne pubblicato.

Di un confronto libero e onesto - e proprio per questo anche duro e senza edulcorazioni di comodo - abbiamo necessità anche ora. La pandemia di COVID-19 non è paragonabile alla seconda guerra mondiale e ai campi di sterminio, ma è pur sempre un evento drammatico. La pandemia è una parentesi dalla quale dovremo uscire migliorati, non solo individualmente, ma anche in quanto società. Per farlo, però, bisogna confrontarsi soprattutto su quel che non ha funzionato. Capire gli errori commessi è un dovere, altrimenti ne usciremo meno liberi.

 

Buona giornata.

TM