"Rimanere chiusi è diventato insostenibile". E non solo per l'economia...

"Rimanere chiusi è diventato insostenibile". E non solo per l'economia...

Febbraio 12, 2021 - 23:07
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È tempo di riaprire? Lo abbiamo chiesto a tre giovani esponenti politici ticinesi, alla luce del successo della petizione online "lockdown stop", che negli scorsi giorni ha superato quota 200'000 sottoscrizioni...

200’000 firme per chiedere la fine del (semi)lockdown. La petizione online “lockdown stop” ha superato negli scorsi giorni le 200’000 firme, in un momento in cui il numero di contagi basso ha reso ancora minore per molti la tollerabilità delle misure attualmente in vigore, specialmente per chi dalle chiusure disposte dal Consiglio federale ha come conseguenza l’impedimento dell’attività lavorativa, ma anche per molti giovani, che risultano la categoria più toccata dai “danni collaterali” delle chiusure e dei lockdown. La petizione, che vede fra i promotori esponenti delle sezioni giovanili di Plr e l’UDC, chiede ora di mettere fine alle chiusure riguardanti bar e ristoranti, strutture sportive e culturali, e al contempo di potenziare gli sforzi negli strumenti di tutela che non comportano conseguenze così pesanti come quelle delle chiusure per la società e per l’economia.

Abbiamo interpellato alcuni giovani esponenti politici ticinesi in merito a questa petizione. “Ho sempre avuto una posizione molto critica sulle chiusure”, ci dice il granconsigliere Andrea Censi, della Lega dei Ticinesi. “Oggi non può che essere ancora più critica. La situazione è diventata completamente insostenibile. Se non si procede con delle riaperture, potenziando contemporaneamente le misure e i dispositivi di protezione come chiede la petizione, ci troveremo con sempre più persone disoccupate e problemi psicologici, un’economia disastrata e fallimenti, in tutti i settori, non solo quelli chiusi. È assolutamente necessario che si riapra”.

Sulla stessa linea Diego Baratti, presidente dei giovani UDC Ticino, che condivide e ha sottoscritto la petizione. "Si deve iniziare a riaprire, con sicurezza, con testa e in base a dei piani di protezione, che però già ci sono”, ci dichiara. “I ristoranti e i negozi hanno implementato i piani di protezione, facendo anche degli investimenti, in plexiglass, in disinfettanti e così via, e poi si sono visti lo stesso chiudere”.

Anche Lara Olgiati, candidata al Consiglio comunale di Lugano per il Plr, si dice convinta della necessità di procedere con le riaperture. “Il successo che ha riscosso la petizione dimostra quanto vi sia la voglia e la necessità di riaprire. La popolazione non riesce più a comprendere la situazione attuale e i contagi stanno diminuendo così tanto che tenere chiuso appare ingiustificato”. “Condivido le richieste della petizione”, aggiunge Olgiati, “ma mi basterebbe anche che si iniziasse ad avere perlomeno un piano per le riaperture, come chiesto dalla presidente nazionale del Plr Petra Gössi e anche dal presidente cantonale Alessandro Speziali. Non per forza bisogna avere tutto subito, ma va comunicato alla popolazione qual è il percorso. La pandemia porta ovviamente a problemi di salute legati al covid, ma le misure di chiusura stanno generando anche altri problemi di salute, enormi, che riguardano più la salute mentale”, ci dice. “Personalmente sono contenta di aver finito gli studi qualche anno fa. Il fatto di dovermi recare ancora in ufficio fortunatamente mi permette di avere dei rapporti sociali. I giovani che studiano e che rimangono chiusi a casa sono più soggetti a problematiche come la depressione e l’aumento del rischio di suicidio. Non si tratta di scegliere fra economia e salute: stanno emergendo problemi che riguardano la salute, più sul lungo periodo, correlati alle misure di chiusura”.

Aperture, ma anche un potenziamento di altre misure che possono aiutare a combattere la pandemia, senza ricorrere ai lockdown. Un tema è quello della protezione delle categorie a rischio, fra cui gli anziani sono una parte molto consistente. L’intervento specifico a tutela di questa categoria non ha mancato di far discutere in passato, in Ticino (l’invito al “letargo” da parte del comandante della polizia non era andato giù a molti). Certo è che, fino al raggiungimento dell’immunizzazione con il vaccino, quella anziana rimane la fascia di popolazione più a rischio. “Non mi sento di dire di andare in letargo ai nostri anziani. Sprecare degli anni di vita per loro che, statisticamente, ne hanno meno a disposizione dei dei giovani, è una richiesta disumana”, ci dice Andrea Censi. "Implementare le misure è però fondamentale per permettere alla società di iniziare a vivere e produrre”. Anche Censi mette in evidenza le problematiche legate alle conseguenze psicologiche. “Un aspetto di cui si parala ancora troppo poco è l'effetto che le chiusure avranno sui giovani, a cui stiamo togliendo anni di vita. Per una persona che come me è alla soglia dei 30 anni è un conto. Ma un 14enne si sta formando, inizia a relazionarsi con le persone, dovrebbe avere la possibilità di vivere esperienze che può avere solo in quegli anni. È una privazione di cui io non voglio essere responsabile”. Secondo il granconsigliere “va fatto un appello alla sensibilità dei politici e dei cittadini, anche agli anziani”. “Con maggiore attenzione possiamo cominciare a far vivere i nostri giovani, che ne hanno bisogno. Inizia ad esserci un aumento di problemi psicologici: c'è un aumento degli atti di violenza, ma anche dei casi di depressione”, conclude Censi.

Per quanto riguarda i giovani un’altra delle proposte emerse negli ultimi giorni, portata avanti dalla Federazione delle associazioni giovanili, è quella di estendere dai 16 ai 25 anni lo statuto speciale che permette di praticare lo sport. “Molte persone studiano ancora fino a 25 anni e gli universitari sono fra coloro che non possono partecipare in presenza alle lezioni, senza possibilità di socializzare”, dichiara Lara Olgiati. “Permettere lo sport garantirebbe un minimo di socialità in più”.

Tornando alle fasce anagrafiche più anziane,  “la popolazione a rischio va tutelata maggiormente, ma anche loro devono lentamente iniziare a rivedere un po' di libertà”, ci dice Diego Baratti. “Chiudere un anziano nella sua stanza non è sicuramente positivo per la sua salute”. Ci sono strade alternative, sostiene Baratti, come ”misure a tutela delle persone a rischio che si possono prendere senza limitarne le libertà, ad esempio riservando una fascia oraria specifica dove queste persone possono fare acquisti nei negozi”.

La speranza risiede ora anche nella campagna di vaccinazione. "Ora abbiamo la fortuna di avere il vaccino, anche se ci sono dei ritardi”, dice Olgiati. “Dato che i primi vaccinati sono stati gli ospiti delle case per anziani abbiamo un vantaggio rispetto alla scorsa primavera. Con il richiamo dovrebbero essere già tutelati e si potrebbe ad esempio riaprire le case per anziani con sufficiente sicurezza”. Proprio in questi giorni in Ticino gli ospiti delle case anziani hanno potuto ricevere la seconda dose. 

Censi, sui vaccini, è particolarmente critico su quanto fatto (o non fatto) in Svizzera. “Il consigliere federale Alain Berset sostiene che stiamo gestendo bene la questione dei vaccini. Basta guardare i dati a livello mondiale per capire che non è così: Israele ha vaccinato oltre il 60% della popolazione, l'Inghilterra oltre il 20%. Noi non siamo neanche al 5% della popolazione vaccinata. Un Paese come la Svizzera, patria di case farmaceutiche e di eccellenza sanitaria, è ridicolo che si trovi nell'attuale situazione”.

 

 

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