Sabrina Aldi: Obbligo di residenza? Non è solo "primanostrismo"

Sabrina Aldi: Obbligo di residenza? Non è solo "primanostrismo"

Aprile 08, 2021 - 14:39
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Sabrina Aldi, granconsigliera della Lega dei Ticinesi e candidata al Municipio di Lugano, ha recentemente presentato una mozione inerente la presenza di lavoratori frontalieri nel settore terziario pubblico e parapubblico. Non si tratterebbe certo di una novità, per un'esponente della Lega, intervenire su questo tema, se non fosse che oltre alla richiesta del blocco del rilascio di permessi per frontalieri (ripresa da una precedente mozione ancora inevasa) e proprio qualora questa non fosse attuabile per necessità di manodopera, si aggiunge una nuova proposta: l’obbligo di spostare il proprio domicilio in Ticino entro 2 anni per il frontaliere che viene assunto. Una proposta che dopo la crisi del covid della scorsa primavera, quando era emersa l’ipotesi e il rischio di un richiamo forzato in patria dei molti lavoratori frontalieri italiani attivi nella nostra sanità, potrebbe forse trovare consensi anche oltre ai partiti come Lega e Udc, da sempre critici con i frontalieri. Ma non si tratta solo di “prima i nostri”, ritiene Aldi. Una simile misura avrebbe anche ricadute positive in altri ambiti, oltre a quello lavorativo…

Sabrina Aldi, lei ha presentato in Gran Consiglio una mozione (vedi qui) inerente i lavoratori frontalieri nel settore terziario. In essa si ribadisce la richiesta di blocco del rilascio dei permessi G (frontalieri, appunto) e poi "qualora non fosse possibile reperire manodopera indigena, per il settore pubblico e parapubblico, e più in genere per tutti quei settori che ricevono finanziamenti pubblici" di  introdurre "l’obbligo di spostare il proprio domicilio in Ticino entro 2 anni". Si tratta, quello dell'obbligo di residenza in Ticino, di un passo verso le forze politiche che si schierano contro alla richiesta di blocco dei frontalieri?

Credo che la mia proposta, al di là del "primanostrismo", presenti diversi vantaggi. 

Il primo riguarda il tasso di sfitto. La mia proposta permetterebbe di risolvere, in parte, il problema dello sfitto in Ticino, presente in particolare in alcune Città del Cantone. Sappiamo che Lugano è particolarmente toccata da questa problematica. In un articolo che ha anticipato la mozione auspicavo che si applicasse l'obbligo di spostamento del domicilio per i frontalieri a livello comunale. La mozione in Gran Consiglio, per ovvi motivi, estende la proposta su scala cantonale. 

La seconda ricaduta positiva che la mia proposta avrebbe è legata alla problematica del calo demografico. Il nostro Cantone, rispetto al resto della Svizzera, non è posizionato bene da questo punto di vista. Attrarre persone in età lavorativa presenta un vantaggio, sia dal punto di vista del tasso di natalità, che per tutti quei costi collettivi che chi è residente contribuisce maggiormente a pagare. Permetterebbe in sostanza di contribuire ad affrontare le problematiche legate all'invecchiamento della popolazione, un tema chiaramente molto complesso, che non si esaurisce con questa proposta. Avevo già presentato, in merito al calo demografico, un’interrogazione assieme ai colleghi Fiorenzo Dadò e Laura Riget. 

 

Una delle motivazioni della sua proposta e della necessita di intervenire è l'attuale situazione dell'occupazione in Ticino, che vede in particolare nel settore terziario, stando alle recenti statistiche, un'emorragia di posti di lavoro. Delle difficoltà del settore terziario (ovviamente non solo quello pubblico e para-pubblico, ma forse soprattutto, quello privato) ci aveva parlato già lo scorso anno, poco dopo il lancio di TiSin, associazione in difesa dei lavoratori della cui fondazione lei è stata promotrice assieme al già funzionario Ocst Nando Ceruso, e ai suoi colleghi di partito Boris Bignasca e Rodolfo Pulino (vedi qui). A un anno di distanza, da questo suo "osservatorio", quanto è peggiorata la situazione?

Il terziario è un settore particolarmente colpito dall'attuale crisi economica dovuta alla pandemia. Sicuramente si può parlare di un peggioramento generale delle condizioni di lavoro. L'altro grosso problema è che allo stato attuale mancano ancora delle leggi per disciplinare i salari di tutti i lavoratori. Vi è dunque un forte dumping. Molte persone attive nel settore terziario vengono a lavorare dall'Italia in Ticino per stipendi che alle nostre latitudini non sono sostenibili. Dunque, ci sono da un lato i licenziamenti e la perdita di posti di lavoro che vediamo nei dati statistici, dall'altro lato il dumping salariale, che in questo settore è particolarmente forte. 

 

Per quanto riguarda TiSin, a circa un anno dal lancio, quale bilancio può trarre?

Credo che ci stiamo muovendo bene. Chiaramente la situazione pandemica ha inciso anche sulla nostra attività, visto che è difficile incontrare le persone, presentarsi, spiegare il nostro progetto. Siamo però comunque riusciti a lavorare bene e riscontriamo un'adesione positiva. Vogliamo andare avanti su questa scia. 

 

Probabilmente il settore che più di tutti soffre a causa della pandemia e delle misure è quello della ristorazione, che rimane ancora obbligato alla chiusura. Secondo lei è tempo di riaprire bar e ristoranti?

Assolutamente sì. Siamo arrivati a un punto in cui le misure adottate dal Consiglio federale risultano a mio avviso contraddittorie e non portano un concreto beneficio. I bar e i ristoranti sono chiusi da prima di Natale e possiamo dire che la loro chiusura non sembra aver influito particolarmente sull'andamento dei contagi, visto che ora sembrerebbe che siamo di fronte al rischio di un'altra ondata. Vi sono comunque degli assembramenti: le persone si incontrano lo stesso, come abbiamo visto di recente nelle Città. Sono convinta che vi sarebbe un maggior controllo nei bar e nei ristoranti, piuttosto che in questi assembramenti in mezzo alla strada. 

 

Recentemente in un suo articolo lei ha lanciato una proposta per Lugano proprio in vista dell'attesa riapertura della ristorazione, volta a rilanciare anche la ristorazione attiva nei quartieri periferici della Città: dei buoni a tutta la sua popolazione, sul modello di quanto fatto dal Cantone e da Banca Stato lo scorso anno, da spendere appunto negli esercizi pubblici fuori dal Centro cittadino, oltre a una maggior diffusione sul territorio degli eventi promossi dalla Città (come "Longlake Festival"). Quella dei buoni non sarebbe però una discriminazione verso i locali del Centro?

Proprio in questi giorni vediamo che la voglia di uscire di casa è davvero molta, con molte persone nelle piazze del Centro. Lo avevamo già visto lo scorso anno, da giugno in poi, dopo il primo lockdown. Credo dunque che quando bar e ristoranti verranno riaperti succederà la stessa cosa: le persone si recheranno (e già lo stanno facendo, anche se per ora solo usufruendo di take-away) soprattutto in Centro Città. A mio avviso il problema per gli esercizi pubblici del Centro, a differenza di quelli della periferia, non sarà dunque la mancanza clienti. 

Un'altra proposta che ho avanzato, ma su questo non sono l'unica, e che andrebbe invece a maggior beneficio degli esercizi pubblici del Centro, è quella che l'uso del suolo pubblico debba essere gratuito. Spero che perlomeno questa misura sia da dare per scontata per quest'anno. Mi sorprenderei se così non fosse. 

 

Lei è in lista per la Lega dei Ticinesi per il Municipio di Lugano. È l'unica donna in lista in "quota" Lega nella lista assieme all'UDC ed è pure l'unica leghista non uscente (gli altri tre leghisti sono gli attuali municipali Michele Foletti e Lorenzo Quadri e il sindaco Marco Borradori). Come vede il suo ruolo in questa campagna elettorale e in questa lista?

Il mio ruolo è stato di supporto alla lista e ai municipali uscenti, visto che per la Lega su quattro posti a disposizione, tre sono occupati dai nostri uscenti. 

Penso che la presenza di una candidatura femminile sia molto importante e sono contenta che la Lega abbia deciso di candidare una donna. Credo che il numero di candidate donne debba crescere. Purtroppo non siamo ancora al livello ottimale, che sarebbe la metà dei candidati complessivi, ma stiamo andando nella giusta direzione. Per gli Esecutivi è ancora più importante la presenza in lista di donne e che esse vengano votate nelle varie liste. I Municipi sono organi collegiali e la presenza di una sensibilità femminile più marcata di quella odierna, anche da semplice cittadina, ritengo sia molto importante. 

 

Non è una presenza in lista di riempimento la sua dunque?

No. È chiaro che con i tre uscenti della Lega, con la loro caratura e il buon lavoro che hanno fatto, è difficile pensare di poter entrare in Municipio. Ambisco però a un buon risultato a livello personale e se sono entrata in lista è per "correre". 

 

 

 

 

 

franniga