Samantha Bourgoin: "CO2: un buon primo passo, ma tutti devono fare la propria parte"

Samantha Bourgoin: "CO2: un buon primo passo, ma tutti devono fare la propria parte"

Giugno 22, 2020 - 18:01
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Superata l’emergenza del coronavirus, anche la politica è tornata a trattare della precedente emergenza all’ordine del giorno: quella ambientale. La scorsa settimana è stata approvata a Berna la nuova legge sul CO2, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra secondo quanto stabilito dagli Accordi di Parigi. Le misure approvate sono principalmente quella della tassa sui carburanti (fino a 10 centesimi al litro), una tassa sui voli aerei (dai 30 ai 120 franchi) e l’istituzione di un fondo per il clima. Anche di questo abbiamo parlato con la co-coordinatrice dei Verdi Samantha Bourgoin in questa intervista.

Samantha Bourgoin, la scorsa settimana il Consiglio nazionale ha approvato la legge sul CO2, che prevede l'aumento del prezzo della benzina, della nafta e una tassa sui biglietti aerei. È una misura sufficiente per ridurre le emissioni di CO2?

È un buon primo passo. Andrà sicuramente coadiuvato con delle misure per incentivare nella popolazione dei consumi virtuosi. 

 

Un primo passo che però non è piaciuto a tutti e che con tutta probabilità dovrà passare anche dalle urne...

La crisi climatica tocca tutti e prima o poi tutti ce ne accorgeremo. Dovremo farlo prima che sia troppo tardi. Credo che questa estate sarà un'estate calda. Il mese di maggio è stato il dodicesimo mese consecutivo con temperature anomale. Non è una percezione, stiamo vivendo un cambiamento climatico, ma si continua a pensare che alle conseguenze ci penserà qualcun altro. A breve ci accorgeremo che non è così. 

Il fatto che si vada in votazione è una buona notizia, perché così avremo l'occasione di parlarne. Bisogna rendersi conto che è un tema che riguarda tutti. Impropriamente si parla di tasse: questi importi vengono reindirizzati o direttamente nelle tasche dei cittadini, o in fondi di  sostegno alle misure per promuovere progetti a favore dell'economia e del clima. Ben venga che se ne parli, dunque. Ma per riuscire a non soccombere alla crisi climatica dovremmo tutti impegnarci a fondo. 

 

Nell'ultimo anno la coscienza del problema ambientale ha conosciuto un importante crescita. Vari economisti sia sul piano internazionale, che in Svizzera e in Ticino, indicano anche come una via per il rilancio dalla crisi economica del coronavirus possano essere rappresentato da un "Eco-Piano Marshall", con investimenti in una conversione ecologica dell'economia. Oggi quasi tutti gli esponenti politici ritengono che sia un problema da affrontare, anche in Ticino. Pensando alla politica cantonale, però, oltre alle parole, si è fatto qualcosa di concreto?

Credo che per ora siamo ancora in una fase "di accettazione". Ho fiducia però che grazie alle riflessioni dei tavoli di lavoro per rilancio del post covid, dove ad esempio siedono economisti lungimiranti, come Massimo Filippini, e con le dichiarazioni di economisti come Sergio Rossi, si possa capire che esistono delle visioni con prospettive economiche virtuose che permettono di uscire dall'economia carbonizzata. A mio avviso a breve termine ciò diventerà un dato di fatto. Credo che con il dibattito che si assisterà sulla legge sul CO2 favorirà questa presa di coscienza, andranno in questa direzione. I 15 miliardi che spendiamo ogni anno nell'utilizzo di combustibili fossili, se invece iniziamo ad investirli in combustibili indigeni e sostenibili, rappresenterebbero un investimento indiretto nell'economia locale. Anche sul piano cantonale si può agire, per esempio con degli incentivi alla trasformazione dei riscaldamenti, alla coibentazione degli edifici, con il sostegno al trasporto pubblico. Sono misure che anche a livello cantonale e comunale possono essere fatte. Tutti possono contribuire ad andare verso un economia sostenibile, anche con gli investimenti del post coronavirus. 

 

Sul piano cantonale, non c'è il rischio che ora, con gli "allarmi" già lanciati sullo stato delle finanze, si decida di risparmiare anche su queste misure?

Sicuramente ci sarà il tentativo di una parte della politica di bloccare questi investimenti. Uno degli economisti che fa parte della commissione federale sul covid spiegava però che non dobbiamo aver paura del debito. Questo è il momento di investire nel futuro e il futuro è sicuramente in un economia decarbonizzata. Se già dobbiamo investire per rilanciare l'economia, almeno facciamolo nella buona direzione. 

 

Recentemente sul piano cantonale è "riemersa" la questione dell'allungamento della pista dell'aeroporto cantonale di Locarno, con una presa di posizione dell'ALBA (Associazione locarnese e bellinzonese per l’aeroporto cantonale) che chiedeva di procedere celermente con questo progetto. Voi come vi ponete di fronte a questa richiesta?

Personalmente non conosco i dettagli del progetto dell'allungamento della pista. 

Noi siamo per un sostegno alla protezione delle Bolle di Magadino, che è un sito di protezione internazionale per gli uccelli migratori e dunque qualsiasi tipo di allungamento della pista deve poter essere compatibile con questo. Il parere della autorità federali che si sta aspettando immagino verta anche su come combinare queste diverse esigenze. 

Un tema che non è mai stato risolto all'aeroporto di Locarno è quello del cosiddetto bird strike, ovvero la collisione dell'avifauna con i motori degli aerei. Da un lato le perizie indicanoquesto come un problema serio, dall'altra la direzione dell'aeroporto lo sminuisce. Forse la realtà sta nel mezzo, ma non si possono sottacere alcuni aspetti problematici. Da un lato vi sono le conseguenze per gli animali, che se collidono con gli aerei muoiono. Inoltre qualche tempo fa un grande stormo di cicogne aveva fatto tappa nella zona nei pressi dell'aeroporto ed è stato disperso con i petardi. Ma il brid strike è però anche rischio anche per i piloti e i passeggeri. Anche questo aspetto andrà considerato sulla valutazione sull’allungamento della pista.