Sarà il crowdfunding a rilanciare il calcio ticinese?

Sarà il crowdfunding a rilanciare il calcio ticinese?

Agosto 31, 2019 - 16:12
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Nel calcio moderno, almeno in quello ad alti livelli, sembrerebbe esserci sempre meno spazio per la gestione societaria basata sulla figura di un mecenate. Il business dell'entertainment, infatti, si è globalizzato: si pensi allo sviluppo che il calcio ha avuto in Asia, oltre che nel Nord America. Al giorno d'oggi, quindi, i top club sono grandi aziende, con un raggio d'azione mondiale, per il cui funzionamento servono cifre sempre più alte.

 

Una singola persona - un tifoso molto ricco - difficilmente può reggere il peso di una grande squadra del calcio odierno. Volenti o nolenti, è necessario strutturare il club come una vera e propria azienda. Oggi le più importanti squadre del mondo vogliono far quadrare i bilanci e aumentare i propri ricavi. L'era dei Massimo Moratti e Silvio Berlusconi - che mettevano, nelle casse dei rispettivi club, denaro a fondo perso (o quasi) - è terminata. 

 

Inoltre, con l'introduzione del Financial Fair Play - da parte della Uefa - le squadre che partecipano alle competizioni europee (Champions League ed Europa League) devono sottostare a delle restrizioni che impongono un'organizzazione aziendale funzionante. 

 

In Inghilterra, questa trasformazione dei club non è storia recente. Infatti, quasi tutte le principali squadre sono in mano, direttamente o indirettamente, a grosse società. Si pensi al Liverpool, la cui proprietà è del gruppo UKSV Holdings Company Limited; al Tottenham, controllato dal fondo di investimento Tavistock Group; al Manchester United, controllato dal fondo d'investimento First Allied Corporation (tramite la famiglia Glazer) e - seppur con una percentuale inferiore all'8% - dal Soros Fund Management LLC. Dietro al Manchester City, invece, vi è addirittura l'emirato di Abu Dhabi. La proprietà del City, infatti, è della Abu Dhabi United Group for Development and Investments (ADUG), direttamente in mano alla famiglia reale di Abu Dhabi. Una storia analoga a quella del Paris Saint Germain, in Francia. 

 

Una strada analoga a quella britannica, la sta parzialmente percorrendo la vicina Italia. Si pensi alle vicende recenti di Inter e Milan: la prima è ora sotto il controllo del colosso cinese degli elettrodomestici, Suning; mentre la seconda è di proprietà del fondo d'investimento Elliott.

 

Molto differente, invece, è la situazione delle più importanti squadre in Spagna e in Germania. In questi due paesi, infatti, molti grandi club sono in mano ad azionariati plurimi. Si consideri, ad esempio, che il Real Madrid - al termine della stagione 2012/13 - era controllato da 93'267 soci, con una quota associativa annua di 150 euro. Analoga situazione per il Barcellona (con quasi 180'000 soci) e il Bayern Monaco, società nella quale il 75% delle azioni sono controllate da FC Bayern München eV, a cui fanno capo più di 180'000 soci.

 

A fare da eccezione, tra i grandi della Liga spagnola, è l'Atletico Madrid, orientato a un modello più simile a quanto avviene in Inghilterra. I colchoneros, infatti, sono parzialmente in mano al fondo d'investimento Quantum Pacific Group e al Wanda Group (gruppo cinese, attivo in molti settori).

 

Tra i colossi del pallone contemporaneo, quindi, ci sono o grandi società che investono nel business del calcio, oppure azionariati plurimi. Considerando che, per una società di livello minore, attirare grossi investitori potrebbe risultare difficile, l'alternativa al mecenatismo potrebbe essere proprio la via dell'azionariato popolare. 

 

A ragionare in questo modo è stato il Pordenone Calcio, il quale - nel novembre del 2018 - aveva lanciato un progetto di equity crowdfunding. Attraverso questa raccolta fondi, qualsiasi tifoso ha avuto la possibilità di sottoscrivere una quota della squadra di calcio di Pordenone, dal valore minimo di 250 euro. Come a suo tempo spiegato da Calcio e Finanza, erano "tre le tipologie di partecipazioni tecniche individuate: categoria C (250-4.999 euro), categoria B (5.000-24.999) e categoria A (oltre 25.000 euro). Ai benefit tecnici (in primis i pieni diritti amministrativi, garantiti per tutte le quote) si affiancano dei vantaggi esclusivi, sempre modulati sull’entità delle quote. Vantaggi quali abbonamenti, ingressi agevolati, merchandising e speciali scontistiche".

 

Nel giugno di quest'anno, invece, si è concluso il crowdfunding del Pordenone che, a partire dalla stagione appena cominciata, è riuscito a ottenere la promozione in Serie B. Tramite la raccolta fondi - come annunciato dal medesimo club - "sono 254 i nuovi soci del club. Alla data di ieri, scadenza della raccolta, è stato raggiunto l’obiettivo di 2 milioni 200 mila euro". Non un'infinità, per una squadra della seconda categoria italiana, ma nemmeno bruscolini.

 

In Ticino, le squadre di calcio più blasonate vivono continui momenti di alti e bassi. Il Lugano è in mano ad Angelo Renzetti, il quale non ha nascosto di voler cercare altri soci. Chiasso, Bellinzona e Locarno, invece, non sono in Super League e - per un futuro salto di categoria - potrebbero anche aver necessità di raccogliere nuovi fondi, tramite nuovi investitori. 

 

Chissà, forse l'equity crowdfunding del Pordenone, verrà importato anche in Ticino. In fin dei conti, potrebbe essere un modo diverso per provare a coinvolgere i tifosi, e cementificare i rapporti tra il tessuto economico nostrano e le nostre squadre di calcio.