Sentenza Bosman: un caso che ha stravolto il calcio

Sentenza Bosman: un caso che ha stravolto il calcio

Dicembre 14, 2019 - 07:17
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Il giocatore più influente del calcio moderno

Il calcio è uno sport che è molto evoluto nella sua storia. Dal gioco dei figli delle elite britanniche, nella metà dell'Ottocento, allo sport più popolare del mondo che conosciamo oggi.

Jean-Marc Bosman è uno dei calciatori che ha avuto più influenza nella storia del calcio. Certamente non per quanto ha mostrato sul campo, avendo avuto una carriera modesta, ma per aver avviato una rivoluzione nelle leggi del calciomercato, con la cosiddetta sentenza Bosman.

Quello che porta il nome dell'ex calciatore belga, infatti, è un provvedimento adottato dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, il 15 dicembre del 1995, per regolamentare i trasferimenti dei giocatori nelle federazioni appartenenti all'Unione Europea (UE). Domani, quindi, ricorre l'anniversario di uno degli eventi che ha segnato la nascita del calcio contemporaneo.

I fatti

Nel 1990, Bosman era un calciatore in forza al Royal Football Club Liegi, al suo ultimo anno di contratto con la squadra belga. Per il termine della stagione, il giocatore aveva la volontà di trasferirsi al Dunkerque, una squadra della seconda divisione francese. A quel tempo, però, un club interessato a un giocatore doveva versare un indennizzo alla squadra di provenienza del calciatore, anche se il contratto tra la società d'origine e l'atleta non era più in vigore. Nel caso Bosman, l'offerta del Dubkerque non soddisfò il Liegi e, pertanto, il trasferimento saltò.

Conseguentemente al mancato cambio di casacca, i rapporti tra Bosman e il Liegi si incrinarono, tanto che il giocatore venne messo fuori rosa e il suo stipendo fu tagliato. Bosman, pertanto, fece causa al club di Liegi, alla federazione di calcio belga e alla UEFA.

La Corte di giustizia dell'Unione europea diede ragione al calciatore, stabilendo così che le regole allora vigenti per la compravendita dei calciatori e dei loro contratti, erano da considerarsi incompatibili con la libera circolazione delle persone, sancita dal titolo III del Trattato di Roma del 1957.

Alcune conseguenze

Il riflesso immediato della sentenza fu l'impedimento, per le varie leghe di paesi facenti parte dell'UE, di contingentare il numero di stranieri comunitari. Nel calcio pre-Bosman, persino la UEFA applicava delle restrizioni: un massimo di tre stranieri, nelle sue competizioni.

Uno degli effetti della libera circolazione delle persone, nel calcio, fu la nascita dello status di parametro zero. Conseguentemente alla sentenza Bosman, infatti, un calciatore il cui contratto con un club è scaduto, può essere tesserato per un'altra società, senza che questa debba pagare per l'acquisto del cartellino. Anzi, a partire dai sei mesi precedenti la scadenza del contratto, un calciatore è libero di trattare con altre squadre, per la sottoscrizione di un nuovo contratto.

In un contesto come quello appena descritto, la figura del calciatore assume maggiore centralità, rispetto a una situazione nella quale è il club ad avere sempre l'ultima parola. Con tale mutazione dei rapporti di forza tra atleta e società, il procuratore assume una parte da protagonista.

Non solo top club

Nelle 23 edizioni della Champions League successive alla sentenza Bosman, il trofeo è stato vinto da 10 squadre, tra le quali soltanto il Porto proviene da un campionato di seconda fascia. Nelle 23 edizioni precedenti, invece, la coppa è stata vinta da 14 squadre, di cui 5 provenienti da campionati non di primo livello: Steaua Bucarest, Porto, PSV, Stella Rossa e Ajax. Tra i vincitori dell'allora Coppa Campioni, inoltre, si contano numerose squadre sì provenienti dai cinque principali campionati europei (Inghilterra, Spagna, Italia, Germania e Francia), ma non considerabili come top club: Nottingham Forest, Aston Villa, Amburgo e Olimpyque Marsiglia.

Questa statistica, per quanto parziale, indica un crescente squilibrio tra grandi e piccole squadre e tra i principali campionati europei e gli altri tornei organizzati dalle federazioni del continente. Tra le concause della crescita dello squilibrio vi è la sentenza Bosman e, in particolar modo, il ruolo centrale del calciatore negli sviluppi contrattuali della sua carriera.

Con la pressione che lo spettro di perdere un giocatore a parametro zero esercita sui club, le piccole società si trovano "costrette" a vendere i propri migliori talenti alle squadre più blasonate. Queste ultime, invece, possono più facilmente far valere il proprio peso economico, attirando giocatori con lauti contratti. Assicurandosi i migliori giocatori, i top club migliorano non solo le prestazioni sportive, ma anche la loro immagine e i loro ricavi. Insomma, diventano più ricchi, generando un circolo vizioso (o virtuoso, dal punto di vista delle grandi squadre).

E se Bosman non ci fosse stato?

Il calcio inteso quale business ha avuto un grande sviluppo, dopo il 15 dicembre 1995, ma non bisogna dimenticare che - forse in maniera differente - il calcio era un settore economico anche prima della sentenza Bosman. La visione aziendale nella gestione di una società sportiva era già in fase di sviluppo.

Bosman ha avuto un impatto enorme, ma non è stato un fulmine a ciel sereno. Semplicemente, anche il business del pallone si è adattato allo sviluppo del sistema economico.