Simona Arigoni-Zürcher: "Mettere al centro la sanità pubblica, o si rischia di andare in tilt"

Simona Arigoni-Zürcher: "Mettere al centro la sanità pubblica, o si rischia di andare in tilt"

Agosto 04, 2020 - 06:10
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Sabato a Monte Carasso, in occasione delle celebrazioni del Primo di Agosto, il consigliere federale Alain Berset è stato accolto anche dallo striscione esposto dalle Donne MPS. Abbiamo intervistato la granconsigliera dell’MPS Simona Arigoni-Zürcher, fra gli organizzatori del momento di contestazione…

Simona Arigoni-Zürcher, alle celebrazioni del Primo di Agosto, sabato, a Monte Carasso, avete accolto il consigliere federale Alain Berset con uno striscione che recitava “Non torneremo alla normalità perché la normalità era il problema”. La vostra era una contestazione anche rivolta al capo del Dipartimento federale degli interni?

Naturalmente a Berset si rivolge una grande parte della nostra contestazione, visto che si occupa della sanità a livello federale. Il modo in cui è stata gestita la crisi di questi mesi non ci trova concordi. Riteniamo che si sarebbe dovuto intervenire prima, con misure più efficaci e mettendo al centro la sanità pubblica. 

 

Cosa si sarebbe dovuto fare diversamente?

Allargando il discorso al Ticino, si sarebbe dovuto anticipare le chiusure. Abbiamo sentito ultimamente le parole del Consigliere federale Ignazio Cassis, secondo cui non è previsto si faccia un secondo lockdown. La cosa ci preoccupa molto: vince sempre l'economia, che deve continuare a "marciare". Noi siamo per un cambiamento di paradigma di questa società, sia per quanto riguarda la salute dei cittadini, di qualsiasi Paese, ma anche per quanto riguarda la questione ambientale. Anche perché questo virus è "partito" anche per il non rispetto dell'ambiente e per un totale disprezzo degli esseri viventi. 

 

Per voi l'ipotesi di un secondo lockdown, qualora la situazione sanitaria lo richiedesse, non sarebbe dunque da scartare?

No, visto che il timore è quello che ci sia una seconda ondata in autunno. Dovremo cavarcela senza nessun margine di manovra e a farne le spese saranno le classi più deboli, mentre i soliti ricchi e la solita politica se ne laverà le mani. 

 

Con un secondo lockdown però anche le conseguenze economiche si farebbero sentire, anche sulle fasce più deboli, e non solo i "ricchi"...

Prima di tutto va detto che i "super ricchi" in questo periodo in realtà hanno guadagnato moltissimo. Jeff Bezos (il fondatore e ceo di Amazon, ndr), ad esempio, oggi è ancora più ricco, visto che opera online, mentre il resto della popolazione viene portata al lastrico. 

Non è dicendo "lasciamo tutto aperto se no l'economia crolla" che si affronta il problema. È l'economia della finanza che era sbagliata prima e lo è ancora oggi. Se non la si cambia la situazione sarà sempre più preoccupante. 

 

L'MPS è intervenuto molto, con atti parlamentari e prese di posizione sulla questione delle case anziani (dove in Ticino si è registrata circa la metà dei decessi). In Ticino a suo avviso si è fatto a sufficienza affinché non accada nuovamente quanto è successo nelle case anziani? 

Lo si vedrà con la possibile seconda ondata. Quello che si può sicuramente dire è che la situazione non è stata affrontata in maniera adeguata durante la prima ondata. Bisognerà prestare molta attenzione alla sanità pubblica, che sta cedendo sempre più spazio a una sanità privata. Vediamo che in molti ospedali il personale è sotto stress per quello che ha dovuto sopportare. Molti stanno andando in burnout. Non è possibile gestire la sanità con ritmi pazzeschi, insufficienza di materiale e personale. I turni di 12 ore al giorno durante la crisi sono stati devastanti.

 

Ci vorrebbe un potenziamento del sistema sanitario, sia dal punto di vista del personale che delle strutture?

Ci si è resi conto che una pandemia di questo genere può mandare in tilt il sistema sanitario. E se non ci fosse stato il lockdown sarebbe successo. 

Nel Mendrisiotto ad esempio ora emergono le discussioni sul fatto che la Maternità non avrebbe abbastanza nascite e dunque andrebbe chiusa, perché no c'è più profitto. A mio avviso non deve esserci un profitto dal fatto che nascano bambini. Non deve esserci un profitto per la sanità. È quello che invece sta succedendo, con i tagli al personale e alle strutture all'insegna dei profitti. Non è questa la società che vogliamo.