Simone Gianini: "Si può vincere o si può perdere: un politico deve avere anche coraggio"

Simone Gianini: "Si può vincere o si può perdere: un politico deve avere anche coraggio"

Maggio 03, 2021 - 19:00
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A Bellinzona è aperta la corsa per il ballottaggio per la carica di sindaco della Città, dove a contendersi il sindacato saranno il sindaco uscente Mario Branda, socialista, e il PLR Simone Gianini. A sperare i due, ai risultati del primo turno, vi sono oltre mille “preferenziali”, che però, conteggiando anche l’apporto delle schede di partito (che vengono calcolate nel computo di “voti personali”), si riducono a meno di cento (visto che il PLR ha più voti di scheda del PS).

Una scelta, quella di Gianini e del suo partito, che però ha per certi versi sorpreso, vista la buona intesa che in molti hanno osservato (e alcuni criticato) all’interno del Municipio bellinzonese, in cui lo scorso 18 aprile sono stati riconfermati tre seggi  liberali e due socialisti.

Ne abbiamo parlato con il diretto interessato, Simone Gianini, chiedendogli le ragioni di questa scelta e in che termini egli ritenga di essere un’alternativa a Branda. Una scelta motivata, ci ha detto, dall’entusiasmo e dalla voglia di riscossa nel proprio partito e dalle diverse sollecitazioni giunte.

Una scelta che, come tutte le sfide, presenta anche delle incognite…

Simone Gianini, il PLR ha riconfermato a Bellinzona i tre seggi nel Municipio cittadino, perdendo però 6 punti percentuali. È un risultato che la soddisfa o che denota un partito in difficoltà?

Il risultato va sicuramente letto positivamente. Anche soltanto tre o quattro mesi or sono, pochissimi avrebbero scommesso sul mantenimento del nostro terzo seggio. L'inizio della campagna elettorale, poi non era sotto i migliori auspici e anche la nostra base non era così entusiasta. Invece, con il passar del tempo siamo riusciti a riportare una certa passione. Il risultato finale, in particolare il mantenimento del terzo seggio in Municipio, è segno di una voglia di riscossa e di vitalità del nostro partito. 

Proprio a seguito di questa energia, che abbiamo avvertito dopo la proclamazione dei risultati per il primo turno, in molti hanno invitato a provare anche a fare il passo ulteriore. 

 

Crede che questa iniziale mancanza di entusiasmo nella vostra base sia dovuta alle polemiche che hanno caratterizzato la fine della legislatura a Bellinzona, in particolare alla questione dei sorpassi di spesa?

Tutto ha contribuito. Sicuramente l'ultimo anno è stato complicato. C'è stato l'aspetto dei sorpassi, ma non solo. C'è stato anche il Covid che ha influenzato le modalità di campagna elettorale. Un partito come il nostro è abituato a raggiungere personalmente i propri aderenti. I comizi, che sembravano desueti, in questa campagna ci è invece spiaciuto che non ci siano stati, anche perché ne avremmo sicuramente tratto beneficio. Sempre in relazione al Covid l'immagine generale della politica, ad esempio con il grande dibattito in questi mesi fra aperture e non aperture, ha portato l'elettore d'opinione, ma anche quello di partito un po' più distaccato, ad essere più lontano dalla politica. Sono dunque molti i fattori che hanno contribuito a questa iniziale mancanza di entusiasmo, che però fortunatamente in seguito abbiamo ritrovato. Ciò anche grazie all'ottimo lavoro di squadra. Abbiamo presentato una lista per il Municipio variegata ma unita e tante e tanti candidati al Consiglio comunale assolutamente volenterosi a portare, ciascuno, il loro contributo. 

 

Lei e il suo partito, il PLR, avete dunque deciso di andare al ballottaggio per tentare di conquistare anche il sindacato. Con quali motivazioni?

La decisione in ultima analisi competeva a me, ma hanno concorso diverse riflessioni e compartecipazioni. Penso ovviamente alla famiglia e ai colleghi di lavoro. Già solo una campagna, si breve, ma impegnativa, così come l’eventuale risultato presuppongono vicinanza da parte di chi condivide il destino personale e professionale. Determinante per la scelta sono però stati i tanti elettori soprattutto interni, ma anche esterni al partito, che mi hanno convinto ad accettarne la candidatura. Si tratta in definitiva di un esercizio democratico nel rispetto degli elettori e delle elettrici che mi hanno tributato un risultato ben oltre le aspettative.

 

In questo ballottaggio vediamo il confronto fra lei e il sindaco uscente socialista di Bellinzona Mario Branda. Nell'ultima legislatura a Bellinzona si è molto notato l'asse fra socialisti e liberali all'interno del Municipio. Lei cosa farebbe di diverso quale sindaco rispetto a Branda?

Premetto che il ballottaggio è un esercizio democratico, di dibattito su sfumature diverse, che può dare un ulteriore momento di approfondimento sul futuro della Città. È anche un momento di ulteriore vitalità politica per la Città di Bellinzona per far sì che vi sia un sano interesse verso la politica, anche in risposta al distacco che, come detto sopra, alcune situazioni, Covid in testa, hanno provocato. Non è un esercizio contro qualcuno. Si tratta di dare la libertà ai cittadini di poter essi scegliere il sindaco per i prossimi tre anni. 

In cosa mi differenzio? Prima di tutto dico che in Municipio si è lavorato bene assieme e penso, conoscendo le persone coinvolte, che si continuerà a farlo anche dopo il 16 maggio. 

Diverse sono ovviamente le aree politiche di riferimento. Direi manifestamente diverse, pensando al sostegno dato a Mario Branda dal Forum Alternativo. I miei valori e le mie visioni legate al futuro della Città sono vicine alla mia area di provenienza, che va oltre il partito di riferimento, e che mi fa pensare a un Comune garante delle libertà del singolo, vicino all’imprenditoria locale e che non pesi troppo sui cittadini. In tema di economia e finanze, ad esempio, avremo sicuramente un periodo difficile, dovuto al Covid. Saremo chiamati a verificare ed ottimizzare, a quattro anni dall'aggregazione, la spesa pubblica e a ragionare sulle entrate. In quest’ultimo ambito la mia visione politica è quella di cercare di aumentare le entrate rendendo il Comune più attrattivo per avere nuovi abitanti, nuovi contribuenti, nuove aziende e far fiorire quelle già esistenti nel Comune. L’aumento del moltiplicatore, deve invece essere solo l’ultimissima delle misure, quando l’altra area politica la potrebbe per contro immaginare quale provvedimento più ordinario per finanziare la spesa pubblica.

Un altro elemento distintivo dell’approccio d’area politica è il principio di flessibilità, di vicinanza e di aiuto all'imprenditoria locale, a salvaguardia e sviluppo dei posti di lavoro. Ad esempio, ora gli esercizi pubblici, fra mille difficoltà, hanno potuto riaprire le terrazze. Auspico che in generale, ovviamente nel rispetto delle regole di base, che non si vada con il metro alla mano per censurare un tavolino in più o in meno. C'è disponibilità all’aiuto e la Città è tornata a vivere. Quest'onda va incentivata.

 

Lei non vede il pericolo di incrinare i rapporti all'interno del Municipio fra due aree che in questa legislatura, come da lei detto, hanno lavorato bene a Bellinzona?

Non vedo questo rischio, innanzitutto per la qualità e la stima reciproca delle persone interessate. Siamo tutti e sette persone elette dalla popolazione per lavorare, secondo un principio di collegialità, previsto dalla legge, che tutti abbiamo ben presente. Si continuerà a lavorare, come peraltro si sta già facendo, visto che il Municipio è già operativo e noto una buona sintonia, e questo malgrado il prolungo di campagna elettorale. 

 

Se non venisse eletto sindaco rimarrebbe nell'Esecutivo?

Sì, con la stessa lealtà, impegno e correttezza. Mi sono messo a disposizione per questo esercizio di libera scelta democratica con serenità, cercando ovviamente di fare il massimo possibile e proporre una mia visione distintiva di Città. 

 

Non vede neanche il rischio di "bruciarsi" con un'eventuale sconfitta, visto per altro che Bellinzona ha una storia abbastanza travagliata in tema di ballottaggi?

La scelta non è ovviamente stata facile e vi sarebbero stati altrettanti motivi, pensando più al piano personale, per non accettare l’invito a candidarmi. Come detto però gli elettori hanno espresso un desiderio, che intendo rispettare. In qualsiasi contesa si può peraltro vincere o perdere. Lo si sa a priori. Mettersi in gioco fa parte della politica e un politico deve avere anche coraggio.