Sotto l'albero ci sono le competenze in outsourcing, ma non la comunicazione della strategia

Sotto l'albero ci sono le competenze in outsourcing, ma non la comunicazione della strategia

Dicembre 20, 2020 - 22:24
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I momenti più importanti della settimana di Ticinotoday, rivisti e commentati.

La divisione dei poteri non si è accorta delle competenze in outsourcing?

 

Ieri, tramite la rubrica Malleus Maleficarum, il teorico del diritto Filippo Contarini ha voluto esprimere il proprio pensiero circa la recente nomina dei procuratori (leggi qui). Il fatto che la maggioranza del Gran Consiglio abbia deciso di votare a favore della nomina dei procuratori, nonostante le riserve sollevate dal Consiglio della Magistratura su alcuni procuratori già in carica, ha infatti sollevato un po' di stupore. Secondo Contarini, "il parlamento ha voluto mostrare di avere il controllo sulla Magistratura" declassando il Consiglio della Magistratura "a organo ausiliario". Come spiegato da Contarini,  "il parlamento ha ripoliticizzato il sistema giudiziario".

 

Lo scorso ottobre in questa rubrica, sempre con un commento alle riflessioni di Contarini, ci si chiedeva se la divisione dei poteri sia un'organizzazione del potere al passo con i tempi (leggi qui). Considerando che i partiti e la politica mettono oggi in outsourcing diverse competenze - tra cui "la capacità di individuare e valutare i giuristi da eleggere e da rieleggere in magistratura", come scritto da Contarini - ai tre poteri classici (giudiziario, legislativo ed esecutivo) se ne sono aggiunti altri, non formalizzati. Per poter garantire un processo democratico, forse dovremmo ragionare sul fatto che la vecchia divisione dei poteri rischia di trasformarsi in una facciata alla quale non basta più una semplice riverniciata.

 

 

 

La strategia può essere comunicata?

 

Da martedì le misure di contenimento della COVID-19 verranno implementate, con la chiusura di ristoranti, bar, biblioteche, musei, strutture e impianti sportivi, zoo, giardini botanici e altre strutture ricreative e per il tempo libero. Questo ennesimo cambiamento delle normative relative alla pandemia è stato commentato nella rubrica Schegge (leggi qui), sottolineando come - nel corso dell'estate - le autorità avevano spiegato che "l’obiettivo era quello di non dover ricorrere nuovamente a delle chiusure". Gli obiettivi prefissati non sono stati raggiunti, quindi andrebbe pubblicamente aperta una riflessione, per capire come mai la lotta alla pandemia abbia fallito. Ciò sarebbe opportuno non per trovare dei colpevoli (o peggio ancora degli untori), ma per fare in modo che la gestione delle pandemie possa migliorare. La COVID-19 potrebbe anche palesarsi con una terza ondata e in futuro potremmo essere confrontati anche con altre pandemie.

 

Tra quel che andrebbe migliorato, probabilmente, c'è la comunicazione sulla strategia e sugli obiettivi. L'impressione è che si cambi troppo e troppo spesso. Per molti cittadini, questa confusione sembrerebbe essere angosciante. Non sarebbe possibile dire che sotto una certo valore dell'indice di trasmissione dei contagi c'è un determinato pacchetto di misure, mentre con un'indice superiore a una certa soglia il pacchetto di misure si amplia diventando più restrittivo? Per tutti sarebbe più facile sapere qual è il contesto nel quale si può vivere normalmente, quale invece la situazione nella quale scatta il lockdown e, infine, quali sono le varie scale di grigio che ci sono tra il rimanere in casa e la tana libera tutti. La declamata responsabilità individuale potrebbe rafforzarsi e sarebbe anche più facile una seria discussione sulla bontà o meno delle misure.

 

 

Buon inizio di settimana e buone feste

TM