Sovranità nazionale? No, San Bruno

Sovranità nazionale? No, San Bruno

Ottobre 10, 2019 - 15:16

La sovranità ai tempi del web. L'Udc "censurata" da Youtube si rivolgerà a un tribunale californiano?

Anche l’Udc zurighese è incappata nella “censura” operata dalle “big” del settore tecnologico. Il caso, che molto ha fatto discutere oggi, riguarda un video pubblicato dalla sezione di Zurigo dell’Svp (Udc), bloccato dalla piattaforma di video poiché giudicato contrario alle linee guida di YouTube contro i discorsi di odio. Il presidente dei democentristi zurighesi, Patrick Walder, ha parlato oggi sul Tages Anzeiger di “censura arbitraria”. 
Interessante notare come anche il partito che più difende in Svizzera la sovranità nazionale abbia deciso (ma non è di certo l’unico) di delegare la sua possibilità di comunicare a una piattaforma che fa parte del gruppo del gigante statunitense del web Google (che ha sede a Mountain View, in California, mentre la sede centrale di YouTube sta nella vicina San Bruno). 
L’Udc di Zurigo può consolarsi, il video è ancora disponibile sulle pagine Facebook e Twitter del partito, perlomeno fino a quando anche a Menlo Park (sede di Facebook, California) e a San Francisco (sede di Twitter, sempre California), non decideranno che il video dell’Udc va contro anche alle loro linee guida. E se accadesse che fare? Ricaricare il video, ha spiegato Walder al “Tagi”, potrebbe comportare la sospensione del account. Rivolgersi a un tribunale per tutelare la propria libertà d’espressione? Come noto all’Udc già non piace l’idea del tribunale arbitrale “misto” fra giudici svizzeri e dell’Unione europea, che dovrebbe giudicare sulle controversie fra la Confederazione e l’Ue secondo l’accordo quadro, figuriamoci un giudice della California (che peraltro è uno degli Stati Usa più progressisti, rispetto a Trump praticamente dei bolscevichi)! 
Chissà che questa vicenda non possa servire ad estendere il discorso sulla sovranità anche a temi come i dati personali, in questo caso degli svizzeri (tutti in mano agli Usa), le piattaforme del web che decidono (dagli Stati Uniti) cosa si può e cosa non si può dire, per non parlare della questione economico-fiscale (il profitto generato anche dal video dell’Udc lo incassano in California, come le imposte su di esso) e sulla voracità pubblicitaria dei colossi del web, che sta tagliando le gambe al panorama mediatico “nostrano”.