“Sulla crisi covid non è stato chiarito ancora niente”. Una petizione chiede una commissione d’inchiesta sulla “Primavera 2020”

“Sulla crisi covid non è stato chiarito ancora niente”. Una petizione chiede una commissione d’inchiesta sulla “Primavera 2020”

Marzo 22, 2021 - 15:16
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Un anno fa, il 16 marzo del 2020, il Consiglio federale proclamava la “situazione straordinaria” in relazione all’emergenza Covid-19, che ha fortemente lasciato il segno, in tutto il mondo,  sull’anno trascorso. A un anno di distanza, lo scorso venerdì le riaperture sono state ulteriormente rinviate dal Consiglio federale, anche se il sentore del “polso” dell’opinione pubblica sembra mostrare sempre più insofferenza verso la situazione, in particolare da parte di settori che sono stati più colpiti dalle misure di chiusura.

C’è anche però chi porta avanti un discorso più ideale e di critica politica su quanto fatto dalle autorità nel corso dell’ultimo anno. La petizione “Primavera 2020” chiede una commissione d’inchiesta sulle scelte operate dal Consiglio federale, in particolare in merito alla proporzionalità e alla loro legittimità (vedi qui la petizione).

Abbiamo intervistato Regula Beretta, fisioterapista e cranioterapista, una delle prime firmatarie delle petizione “Primavera 2020”, la cui raccolta firme terminerà il 18 di aprile.

Regula Beretta, lei è fra le prime firmatarie della petizione "Primavera 2020", che chiede un'inchiesta indipendente sulla crisi del coronavirus, per chiarire i fatti e le scelte politiche della primavera scorsa, in particolare in merito alla situazione straordinaria che è stata decretata. Cosa c'è secondo lei ancora da chiarire?

Nella petizione abbiamo formulato dieci richieste (vedi qui, ndr) di elementi che la commissione extraparlamentare d’inchiesta, che noi chiediamo venga costituita, dovrebbe verificare. Nessuno di questi punti è stato ancora chiarito. Sono questioni che riguardano la proporzionalità delle misure adottate, la validità dei test PCR, i calcoli statistici che sono stati comunicati e le questioni che riguardano l'etica e i media. Sono richieste che ancora attendono una risposta. Non è stato chiarito ancora niente.

Come spiega l’argomentario della nostra petizione, considerato il panico dilagante a livello mondiale, è comprensibile che all’inizio della crisi il Consiglio federale sia stato costretto ad agire. Meno comprensibile è perché le ordinanze di necessità e le misure sono state e saranno mantenute così a lungo. Una delle principali questioni legate alla gestione della crisi è se il Consiglio federale aveva il diritto d’introdurre ordinanze di necessità di così ampia portata e se con determinate decisioni abbia violato la Costituzione federale.

 

Voi chiedete che in questa commissione siano presenti esperti in vari campi, che vanno dalla medicina al diritto.

Ed esempio sulla stampa nazionale sono emersi pareri di giuristi che sollevavano dubbi sulla validità giuridica di quanto fatto dal Consiglio federale. La comunità dei medici sembra invece molto allineata nel difendere queste misure. Come può una simile commissione trovare un'unità di visione e di intenti?

Noi sentiamo soprattutto le parole dei medici cosiddetti allineati. Però si è anche formato, ad esempio, il gruppo Aletheia, con cui siamo in contatto, composto da medici, giuristi e personale della salute, che ha anche scritto una lettera a tutti i parlamentari (vedi qui, ndr). Ci sono medici che sono più critici e fanno altre proposte, già dell'inizio della pandemia, ma non hanno una piattaforma e non sono ascoltati dai media. Ricorrono perciò prevalentemente a canali come Youtube, Facebook, Telegram, perlomeno fino a quando non vengono censurati.

 

Ritiene che i media abbiano dato troppo poco spazio ad opinioni diverse da quelle che volevano comunicare le autorità?

Vi è pochissimo spazio per punti di vista differenti. Vi sono anche stati casi come quello del professore di liceo di latino sospeso dalla scuola, del medico di Lucerna sospeso perché critico sulle norme-anti covid, in Ticino vi è stato il caso del dottor Ostinelli (fra i firmatari della petizione “Primavera 2020”, ndr), a cui pure è stata data una sospensione temporanea, perché hanno espresso un punto di vista diverso. Ciò è inquietante. Porre domande ed esprimere in maniera rispettosa un punto di vista diverso oggi è considerato già troppo?

 

Queste prese di posizione per così dire divergenti sono però state accusate di non essere scientifiche ed in alcuni casi di creare un pericolo per la salute pubblica...

Nessuno ha messo in pericolo la salute pubblica. Mondialmente vi sono medici che si esprimono sulla pericolosità della malattia e sulla proporzionalità delle misure. C'è una narrazione che va avanti dalla scorsa primavera e va sempre nella stessa direzione. Oggi non vi sono più le statistiche sull'occupazione degli ospedali, che ora non si possono più usare, visto che gli ospedali non sono più sovraccarichi, ma c'è il discorso sulle nuove varianti. Ci sono anche qui medici che si esprimo, sicuramente non solo in Svizzera, portando uno sguardo diverso sulla pericolosità del virus e sulla proporzionalità delle misure. A questo proposito, mi chiedo, come mai l'influenza normale stando alle statistiche non esiste più?

Alla base di tutta questa costruzione vi sono domande fondamentali a cui non è ancora stata data una risposta. L'onere della prova dovrebbe spettare al Consiglio federale, come pure l'Ufficio federale di salute pubblica, ma non l’hanno fatto. La task force federale non ha un verbale delle sue riunioni ed è un gruppo che si è auto-costituito. Hanno invitato e poi respinto, ad esempio, l'infettivologo Pietro Vernazza. Non vi è uno scambio fra medici e scienziati con esperienze e punti di vista differenti, ma si predilige una visione unitaria, che è quella che ci viene comunicata sui mass media. Oggi iniziamo a intravvedere anche gli interessi farmaceutici dietro a questa visione.

 

Insieme al coronavirus si è assistito a un massiccio aumento sui media del tema delle fake news. Ritiene si sia dato molto peso a casi di notizie false, per trasmettere il messaggio che bisogna attenersi solo alla comunicazione ufficiale delle autorità?

Esiste una forma di comunicazione ufficiale per cui già porre una domanda riguardo a questa comunicazione viene in moti casi considerato "fake news". Il medico di Lucerna a cui è stato tolto il diritto di esercitare è stato anche ospite della trasmissione "Rundschau" della SRF, dove si è tentato di farlo passare come una sorta di "complottista". A un certo punto gli è anche stata tolta la parola. Lui è stato accusato sulla base di resoconti fatti dai giornali. Ciò non è serio.

 

Veniamo alla situazione attuale. Nella sessione primaverile delle Camere federali una delle questioni che il Parlamento ha affrontato è quella della riapertura di bar e ristoranti il 22 marzo (che ora è stato comunicato, dal Consiglio federale, non ci sarà). Dalle commissioni del Consiglio nazionale comunque è uscita una richiesta per "scavalcare" il Consiglio federale e riaprire, anche se poi è stata bocciata dal plenum. Sono anche state sollevate critiche nei confronti della comunicazione della task force. Sembra che il Parlamento, praticamente assente nella fase di pandemia della scorsa primavera, ora abbia sviluppato un po’ più senso critico nei confronti dell’Esecutivo sul tema del covid. Ritiene ciò positivo?

Finalmente, anche se è ancora poco. Sappiamo, stando alle statistiche ufficiali, che ai ristoranti è ascrivibile solo il 2-3% dei contagi. I ristoranti hanno tolto tavoli per ridurre i posti, hanno dovuto mettere il plexiglass, le mascherine obbligatorie, adottare l’applicazione per tracciare i contatti. Dieci giorni dopo gli si è detto che devono chiudere. Un discorso simile vale per i centri fitness. Se oggi il Parlamento si sveglia un po' è positivo, anche se l'ipotesi di riapertura il 22 di marzo era solo un "biscottino" rispetto alla sopravvivenza dei ristoranti.

 

In merito al covid, con la riuscita del referendum sulla legge Covid-19 (che ha raccolto 90'000 firme sulle 50'000 necessarie), la popolazione sarà chiamata alle urne per votare su questa legge. Il vostro gruppo ha una posizione su questo referendum?

Certo. Il referendum è stato promosso dagli "Amici della Costituzione", con cui noi siamo in contatto e collaboriamo.

Per quanto riguarda invece la nostra petizione ora stiamo costruendo la struttura per proseguire questo impegno, che non finirà quando la petizione sarà consegnata al termine della raccolta firme il 18 di aprile. La nostra richiesta per una commissione d’inchiesta proseguirà.

 

 

 

 

franniga