"Sull'autogestione disinformazione e pregiudizi"

"Sull'autogestione disinformazione e pregiudizi"

Novembre 17, 2018 - 13:20
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Lo scorso venerdì 9 novembre è stata costituita l’associazione Aida in difesa dell’autogestione (vedi qui). Abbiamo intervistato in quell’occasione il portavoce del comitato, Bruno Brughera, che ci ha spiegato quali obiettivi si pone la neonata associazione.

Bruno Brughera, perché costituire un’associazione in difesa dell’autogestione?
Vogliamo prima di tutto informare. In primis sulle varie realtà dell'autogestione esistenti e riconosciute in Svizzera, allo scopo di sollecitare le autorità a livello comunale e cantonale affinché sia ripreso un dialogo sull'idea dell’autogestione. Vogliamo che l’idea dell’autogestione sia riconosciuta formalmente.

A Lugano quando si parla di autogestione si parla dell'ex Macello. Spesso lo si fatto anche in termini critici. Come vi ponete voi nei confronti di questa realtà?
Innanzitutto va detto che vi sono disinformazione e pregiudizi sull'esperienza dell'autogestione. Tutti ne parlano, tutti pensano di sapere cosa è l’autogestione, spesso se ne parla in modo molto negativo, ma la maggior parte delle persone non è mai entrata in contatto con l'autogestione. Vederla e viverla riuscirebbe a far cambiare opinione. Quello che vogliamo fare noi è cercare di portare questa informazione: sullo scopo dell'autogestione, sull'esperienza fatta in 22 anni. Noi non siamo gli avvocati degli autogestiti. Ci piacerebbe però che con il nostro contributo si riattivi il dialogo fra le parti.

E oltre al Macello?
Il concetto è che l'idea di autogestione venga riconosciuta, non solo a parole. Vie è un passaggio della Legge cantonale sui giovani che prevede che lo Stato stimoli i giovani studenti a creare dei momenti di autogestione, come le giornate autogestite nei licei. Salvo che poi quando i giovani si attivano gli vengono “tagliate le gambe”.
Noi vorremmo cercare di creare un dibattito sull'autogestione affinché sia riconosciuta. Deve diventare un diritto.

Nel resto della Svizzera l'autogestione sembra godere di maggiori sostegni, anche da parte delle autorità. In Ticino meno. Il nostro è un Cantone ostile a questo tipo di esperienze?
In Ticino vi sono delle forze politiche che non conoscono il tema e pure ne parlano. Vi sono degli amministratori che hanno firmato degli accordi. I molinari sono collocati all’ex Macello per volontà del Comune di Lugano e del Cantone. L’ex sindaco di Lugano Giorgio Giudici, l’ex consigliere di Stato Pietro Martinelli, l’ex municipale Giuliano Bignasca, hanno voluto fortemente che si trovasse una soluzione al Macello. Hanno firmato una convenzione affinché l’autogestione si collocasse su quel sedime, lasciando però i molinari in una situazione di precarietà. Il gruppo in questi 20 anni ha portato avanti una serie di attività a livello socio culturale e polico, attività di valore, che piacciano o meno, esistono.
Non fanno del male a nessuno, ma con dei piccoli episodi sporadici effettuati da singoli si è fatto di tutta l'erba un fascio. Ogni qual volta si vuole denigrare questa realtà si dà la colpa ai molinari. Ma questo non è vero. Politicamente sarà molto difficile far cambiare idea. Noi cercheremo di portare la verità e di informare il più possibile correttamente, senza prendere una posizione a priori a difesa dei molinari. Ora la nostra priorità è informare e di controinformare la popolazione su questa realtà, che va oltre ai graffiti che la gente vede.

Nel concreto nel futuro per l’ex Macello si prospetta il messaggio del Municipio sulla riorganizzazione del comparto, attualmente all’esame delle commissioni del Consiglio comunale. Su questo tema qual è la vostra posizione?
Il messaggio va rivisto, comprendendo anche l'autogestione. La verità è che questo messaggio vuole fare piazza pulita dell'autogestione e ricreare questi spazi con dei contenuti che già oggi vengono proposti dagli autogestiti. La convivenza è possibile e si deve rivedere il progetto tendo conto di uno spazio per l'autogestione. Il riconoscimento dell'autogestione deve essere il primo passo.

Questa convivenza dovrà essere accettata da entrambe le parti. Pensa che la neonata associazione potrà avere un ruolo anche nel convincere l'altra parte, ovvero gli esponenti degli autogestiti?
Credo di sì. Va detto che oggettivamente loro sono stati presi "per i fondelli" parecchie volte. Quello che non viene detto è che il Municipio ha fatto promesse che non ha mai mantenuto. I ragazzi del Molino almeno in due casi hanno salvato il sedime da incendi scaturiti in spazi gestiti da parte del Comune. Se non ci fossero stati loro a quest'ora sarebbe già bruciato tutto. È nell'interesse di tutti cercare un dialogo e trovare delle soluzioni.