Tagliarsi le ali e volare lo stesso?

Tagliarsi le ali e volare lo stesso?

Luglio 02, 2020 - 18:43

Lo scorso 28 giugno, nella rubrica "Ultima parola", abbiamo pubblicato la seconda parte dell’analisi di Ticinotoday sulla “Fiaccola”, il Plr, che, per quanto riguarda il Ticino, si trova a dover trovare nei prossimi mesi un successore a Bixio Caprara. Una scelta che arriva in un momento sicuramente delicato per il Plrt, giunto a minimi storici per quanto riguarda il consenso elettorale: il risultato peggiore della storia alle elezioni federali in Consiglio nazionale lo scorso autunno (20%) e la perdita del consigliere agli Stati che da sempre deteneva.

Come scrivevamo in “Ultima parola”, a ben vedere in Ticino la crisi del Plr è giunta con qualche decennio di ritardo dal resto della Svizzera, ma nelle cause ci sono molte similitudini. Una di esse (non l’unica) può essere a nostro avviso identificata con il “taglio delle ali”, ovvero la perdita delle sensibilità più profilate a destra o a sinistra nel partito (leggasi anche ala liberale e ala radicale). E questo mentre il mondo al di fuori del Plr si polarizzava, a destra e a sinistra (in Svizzera già da diversi anni, in Ticino abbiamo visto chi è stato eletto in Consiglio degli Stati).

Sarà anche questo uno dei temi su cui i liberali radicali dovranno chinarsi, per evitare l’esercizio dell’elezione di una presidenza fine a sè stessa, incapace di invertire la parabola discendente dell’ex Partitone.

Nel frattempo oggi vi riproponiamo nella rubrica Boomerang un’intervista dello scorso febbraio al già presidente cantonale e nazionale del Plr Fulvio Pelli, che è stato il teorico del "tagliare le ali”, in cui ovviamente abbiamo affrontato anche questo aspetto.

 

 

franniga

14 febbraio 2020

 

Fulvio Pelli, lei ha detto che il Plr deve capire e comprendere che non è più il primo partito a Lugano. Cosa vuol dire ciò nella pratica politica?
Vuol dire che la strategia con cui deve muoversi il partito deve cambiare. Siamo un partito di persone che collaborano, pronti ad ascoltare le idee degli altri. È però fondamentale che ci battiamo per le nostre idee e che le mettiamo davanti a ogni progetto della Città e a ogni obiettivo che ci poniamo.
 
Dobbiamo profilarci in maniera tale da diventare uno dei poli della discussione comunale. Per farlo bisogna assumere alcuni comportamenti che non sono quelli del partito di maggioranza. 
 
Lei vede un Plr che abbia posizioni più di opposizione rispetto all'operato della maggioranza municipale?
Di opposizione a quello che la maggioranza fa di sbagliato. Nella politica di oggi assistiamo a molti errori: progetti esageratamente costosi e un po' megalomani, eccessi di trasferimenti di competenze verso i livelli superiori della politica, ovvero il Cantone e la Confederazione, svuotando di competenze i Comuni, eccessi di burocratizzazione nelle nuove leggi, in cui si dice alla società cosa deve fare, invece di ascoltarla e imparare cosa la politica deve fare per la società. I problemi sono questi e su questi temi bisogna essere presenti. Dobbiamo difendere le idee liberali, sulle quali è stato costruito il nostro Paese. Oggi è ancora un Paese che funziona bene, ma se lo "strapazziamo" ulteriormente potrebbe funzionare molto peggio. 
 
Lei ha ricordato i tempi in cui, a Lugano, il Plr sfiorava il 50% dei voti. Alle ultime elezioni federali, il 20 ottobre scorso, a Lugano il Plr era sotto il 20%. Come si spiega il fatto che il Plr sia arrivato ad un livello così basso a Lugano?
Vi sono una serie di ragioni. La prima è che ci sono sempre più partiti e dunque è praticamente impossibile arrivare al 50%. La seconda è che se si litiga e non ci si unisce è evidente che non si può andar bene.
Il 20% però è una buona base per ripartire. Ci sono partiti più piccoli e ancora più in difficoltà di noi. Non drammatizzerei la situazione. Se in questa campagna riusciremo a riconquistare parte della fiducia che i liberali hanno sempre avuto nella popolazione luganese si potrà ripartire, un passo dopo l’altro, e tornare a crescere. 
 
Lei ha detto che quando era capogruppo in Gran Consiglio di fatto gestiva tre partiti: c'erano delle "anime" (liberali e radicali) molto importanti nel Plr. Qualsiasi partito sopra al 30% ha più "anime" ed è destinato a scontri interni e rischia di dividersi, ha detto.
Lei che è stato il teorico del "tagliare le ali" al Plr, oggi ritiene meglio un partito più piccolo e più coeso, oppure sarebbe meglio tornare ad essere un partito grande, ma articolato in "anime" che magari a volte configgono?
Viviamo nella società della comunicazione. Il successo di un partito dipende da quanto esce e da quanto viene percepito del suo agire politico. Se viene percepito che ha tre opinioni non è più un partito interessante, perché non ci si può identificarsi in tre opinioni diverse per ogni problema. Dobbiamo identificarci in alcuni temi prioritari che ci appartengono anche per cultura politica e su questi essere uniti. Se invece ci dividiamo non saremo più interessanti e avremo degli elettori che hanno lo spirito liberale, ma che stanno dall'altra parte di una delle due opinioni. Serve un'opinione per ogni tema e un gruppo forte che la sostenga. 
 
A Lugano lei è candidato al Consiglio comunale. Anche in questa campagna elettorale si tornerà a parlare dei due progetti più grandi: il Polo congressuale e il Polo sportivo, da cui da anni si parla. Se dovesse scegliere, quale dei due è prioritario?
Penso che il Polo congressuale sia più importante del Polo sportivo. Sicuramente la Città deve avere tante attività sportive, ma un polo non è indispensabile. Si può giocare ad hockey in un luogo e a tennis in un altro senza che nessuno ne soffra.
Al contrario il Polo congressuale deve essere vicino al centro, interessante e attrattivo, perché arricchisce la Città sia dal punto di vista culturale, che dal punto di vista turistico e della creazione di ricchezza. È uno strumento di promozione per questa Città. Bisogna smettere di pensare a cosa fare al Campo Marzio, e farlo!
 
Del Polo congressuale la prima volta che se ne parlò era con l'allora sindaco Giorgio Giudici, che già nel 2004 avanzò l'ipotesi di trasformare il Campo Marzio in un moderno Polo Congressuale. Sono passati 16 anni e non si è visto nulla. Di questi progetti si parla molto e si conclude poco. Ciò non crea una certa sfiducia nel cittadino?
Sono progetti che sono stati fatti diventare talmente grandi che poi il percorso è così complicato che non si riesce a realizzarlo. Si possono votare tutti i crediti per progettare, ma alla il percorso deve essere realizzato. In politica il percorso per raggiungere un obiettivo deve essere scelto molto bene e avere un inizio e una fine realizzativa. Chi sa fare bene politica riesce a farlo, chi non la sa far bene, no. Il Campo Marzio è in questo momento un progetto flop per il Municipio di Lugano. Non sa portarlo a termine, per ragioni che nemmeno si capiscono.
Forse i nuovi liberali che saranno in scena dopo le elezioni saranno capaci di aiutare a portare avanti anche questo progetto.
 
Quali pronostici fa per il suo partito il 5 aprile?
Non faccio pronostici in questo momento. Siamo in una situazione difficile e tutti lo sanno. Mi accorgo che però il litigio sta abbandonando il partito. Io mi ritrovo assieme a un gruppo di nuove persone, di cui moltissime non hanno mai fatto politica, ma che hanno la voglia farla e l'intelligenza per farla bene, oltre a una grande forza di volontà.
Confido in quelle che oggi sono le seconde linee del partito, ma che sono pronte per diventare prime linee.