Tamara Merlo. "Per arginare alcuni deputati, si riduce il potere di tutto il Parlamento"

Tamara Merlo. "Per arginare alcuni deputati, si riduce il potere di tutto il Parlamento"

Febbraio 17, 2021 - 15:02
Posted in:

Il Gran Consiglio ticinese, nella sua seduta della prossima settimana, si chinerà anche su una modifica dello strumento dell’interpellanza, che attualmente i granconsiglieri possono utilizzare per ricevere una risposta orale da parte del Governo alle proprie domande (a patto che giunga almeno 10 giorni prima della seduta). La modifica proposta dalla Commissione costituzione e leggi, nel rapporto, sottoscritto da deputati di tutti i partiti, chiede ora di limitarne l’uso, come chiedevano due distinte iniziative parlamentari.

Le principali modifiche riguardano il limite a una sola interpellanza per sessione per ogni singolo deputato e  la limitazione ai soli casi d’urgenza dello strumento. Spetterà all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio decidere se l’urgenza è data o meno e in caso non lo sia l’interpellanza diventerà un'interrogazione (che prevede una risposta scritta da parte del Governo fino a 60 giorni dopo la presentazione dell’atto parlamentare).

La modifica è stata voluta per arginare il gran numero di interpellanze a cui deve essere data risposta, ma c’è anche chi critica la limitazione delle prerogative dei deputati, come la granconsigliera di “Più donne” Tamara Merlo.

 

Tamara Merlo, con questa modifica si riduce la facoltà dei granconsiglieri di ricorrere all'interpellanza. La possibilità di ricevere delle risposte dal Consiglio di Stato è però comunque garantita dall'interrogazione, anche se prevede dei tempi più lunghi. Come mai lei è critica?

La questione dei termini della risposta è importante. Vi sono temi che sono oggettivamente urgenti e importanti per l'opinione pubblica e per i quali non è opportuno che si debba attendere due mesi per ottenere una risposta. La tempestività della risposta da parte del Consiglio di Stato prevista per l'interpellanza giustifica l'esistenza di questo strumento.

Un altro vantaggio dell'interpellanza è che permette di chiedere una discussione generale. Lo abbiamo visto ad esempio nel caso di Argo 1, quando in seguito a un'interpellanza c’è stata una discussione generale che ha avuto delle importanti conseguenze. Sono diversi i temi che sono stati affrontati in questo modo ed è fondamentale che le deputate e i deputati mantengano questo potere. 

Inoltre, questa modifica di legge prevede pure che chi presenta un’interpellanza non potrà più presentare il suo atto parlamentare durante la seduta. Sarà solo letta la risposta del Governo. Trovo che sia particolarmente grave un Parlamento che si autocensura. Non sediamo in Parlamento per ascoltare il Governo, ma per fare domande e parlare, come dice la stessa parola. 

 

Il presupposto dai cui partono i favorevoli a questa proposta, derivata da due iniziative, è che negli ultimi anni vi sia stato un abuso dello strumento dell'interpellanza. Vi è stato un abuso o un ricorso eccessivo alle interpellanze?

A mio avviso no, non c'è stato un abuso. In ogni caso, anche se ci fosse stato, non penso che ridurre a tutto il Parlamento la facoltà di utilizzare le interpellanze sia una risposta adeguata e intelligente. Poter fare una sola interpellanza per sessione parlamentare per deputato è assurdo: se emergono nel Paese due questioni impellenti che necessitano una risposta non potrò averla per entrambe. 

Piuttosto, ci si dovrebbe chiedere come mai determinate forze politiche hanno usato in modo intensivo le interpellanze. A mio avviso ciò accade perché vi è uno squilibrio nel potere d'azione fra le forze politiche. Durante la scorsa seduta del Gran Consiglio è stato accorciato il termine per poter presentare degli emendamenti. In quell’occasione ho detto che ci sono parlamentari di “serie A" e di “serie B”. I parlamentari di “serie B”, ovvero coloro che non sono in un gruppo e dunque non possono sedere nelle commissioni, vengono messi sempre più nell'angolo. Sarebbe opportuno pensare a un modo più inclusivo di operare e non distinguere così nettamente fra chi è dentro e chi è fuori dalle commissioni. 

 

Anche chi fa parte di un gruppo comunque si vedrà posti dei limiti all'utilizzo dello strumento dell'interpellanza. L'ha sorpresa il fatto che tutti i partiti sembrano essere d'accordo con la proposta?

Mi stupisce sopratutto che non si riesca a vedere che il tentativo di arginare deputati particolarmente vivaci, si trasformi in una limitazione che prima o poi colpirà tutti i deputati. Trovo molto peccato ridurre le prerogative di tutti i parlamentari solo per "farla" a qualcuno. Così si riducono anche le proprie possibilità di esprimersi, ma soprattutto, si riduce il potere del Parlamento nei confronti del Governo. È assurdo e va contro alla Storia. 

 

Parlando invece di elezioni comunali, lei aveva segnalato la problematica di una candidata di "Più donne” a cui era stata negata la possibilità di presentarsi alle elezioni comunali con il proprio cognome da nubile accanto a quello del marito, nonostante questo figuri sui documenti ufficiali. Vi sono evoluzioni su questa vicenda?

È stato presentato un ricorso che ora sarà trattato molto rapidamente prima delle elezioni. 

La questione centrale riguarda il fatto che nella nuova legge sull'esercizio dei diritti politici approvata dal Gran Consiglio si è tolta la possibilità di indicare i soprannomi sulla scheda. In questa modifica, a mio avviso per un disguido, sono stati inseriti anche i cosiddetti cognomi di affinità, che figurano anche sulla carta di identità, ma non sono allo stato civile. Spero che ora si trovi una soluzione pratica per consentire alle donne di presentarsi come candidate con il cognome che usano normalmente. Il senso di quanto voleva fare il Parlamento era limitare l'uso dei soprannomi, ma non sicuramente dei cognomi. 

 

Dunque è una problematica che riguarda tutto il Cantone e non un singolo Comune?

I Comuni hanno ricevuto delle istruzioni a tal proposito e ci sono altri casi oltre alla nostra candidata. La cosa grave è che questo cognome verrebbe indicato solo nel materiale informativo, ma fra virgolette. È abbastanza indecoroso. Sembra che non si abbia diritto di usarlo quando invece è il cognome di nascita. 

 

 

 

franniga