(Ta)Media vuole cambiare il sistema di nomina del Tribunale Federale?

(Ta)Media vuole cambiare il sistema di nomina del Tribunale Federale?

Agosto 13, 2019 - 11:22

Dopo una lunga pausa torna la rubrica più intellettuale ed analitica di Ticinotoday. Filippo Contarini, in questo articolo, si sofferma sulla vicenda della sentenza del Tribunale Federale riguardante i dati dei clienti Ubs che la Francia potrà disporre, che sta facendo scrivere fiumi di parole in Svizzera (Ticino compreso, con il leghista Lorenzo Quadri che a più riprese si è espresso sull'argomento).

Il ricorso di UBS contro l’uso della lista di 40'000 conti francesi
 
 
Nel corso del 2018 l’Amministrazione federale delle contribuzioni (in parole semplici: l’ufficio delle tasse della Confederazione), guidata dal Consigliere federale dell’UDC Ueli Maurer, ha fatto ricorso al Tribunale Federale a Losanna contro una decisione di un tribunale amministrativo (TAF A-1488/2018). La questione riguardava un tema che pensavamo ormai risolto, e che invece continua a darci noie: il segreto bancario. 
I fatti rasentano la fiction. Tutto parte da una retata del fisco tedesco contro una sede di UBS in Germania tra il 2012 e il 2013. I tedeschi hanno trovato parecchi dati “scottanti”. Il fisco francese leccandosi i baffi ha chiesto allora se c’era qualcosa anche per loro, ottenendo i dati di più di 40'000 conti di cittadini francesi posteggiati all'UBS. Si trattava in realtà di due liste, una “chiara”, con circa 1'000 nomi, e una “oscura”, anonima, ma con indicate dall’UBS stessa le nazionalità dei conti. I francesi sono quindi andati a Berna con la lista dell’UBS e hanno reso verosimile che si trattava di conti di francesi. Hanno quindi chiesto che si potesse accedere alle informazioni della banca per sapere di che cittadini erano i conti e quanti soldi vi fossero depositati. L’obiettivo: ricalcolare le tasse dichiarate dai cittadini francesi, sospettati di aver evaso le tasse (si parla di svariati miliardi di Euro!). L'UBS (che nel frattempo è stata condannata proprio in Francia a una multa di 4,5 miliardi di Euro per il “reato di riciclaggio dei proventi dati da una truffa fiscale”) in Svizzera ha contestato la richiesta di avere i dati su quei conti, sostenendo che manca la base legale per chiederli. Il Dipartimento dell’UDC Maurer però ha sostenuto il contrario, indicando in particolare che la Francia non stava facendo una “fishing expedition”, ma una “richiesta basata su una lista”, per cui la base legale c’era. D’altronde la Francia non chiedeva altri conti, ma solo i nomi di quelli che erano sulla lista stilata proprio dall’UBS. 
 
 
I giudici (socialisti!) avevan dato ragione alla banca
 
Il tribunale amministrativo il 30 luglio 2018 ha dato ragione alla banca. Come mai? La Francia ha sì fornito statistiche che mostrano che la maggior parte dei conti sulla lista “chiara” era di evasori fiscali contro cui erano già partiti i relativi processi. Ma i giudici amministrativi hanno indicato che “non è certo strano che un cittadino di uno Stato confinante, magari pure con doppia cittadinanza o che vi abbia lavorato, abbia un conto anche in Svizzera” (punto 3.9.3.5). L’errore della Francia sarebbe quindi stato nel non spiegare come mai se la lista “chiara” è zeppa di evasori fiscali, allora dovrebbe esserlo anche la (lunghissima) lista “scura”. Si faccia attenzione a un dettaglio: il tribunale ha votato all’unanimità e i membri della corte erano due socialisti (Beusch e Ryter) e un UDC (Riedo). La domanda è immediata: i socialisti hanno difeso UBS? No, bisogna uscire da quella logica politico-giornalista che taglia la realtà come se fossero dei quarti di bue. I giudici sono solo stati particolarmente formalisti, perché sono obbligati a ragionare in base a logiche giuridiche, non politiche.
La sezione fisale del Dipartimento di Maurer (UDC) ha invece ragionato in modo diverso, decisamente meno formalista, rispetto al tribunale amministrativo. Per il fisco federale quando hai delle statistiche così chiare sugli evasori partendo da una lista della stessa banca (!), allora è evidente che anche l’altra lista porterà a far emergere per la maggior parte altri evasori. Si tratta di logica, no? Per cui a dire del ministro, non si trattava di una fishing expedition, ma di un errore di UBS che ha in giro in Germania le liste dei suoi clienti (il bene più prezioso della banca) francesi. Visto che di fronte all’evidenza è difficile nascondersi, Maurer (UDC) ha fatto ricorso al Tribunale federale a Losanna. E lì i cinque giudici supremi hanno dato ragione al Governo (e sai che novità…). Il risultato: luce verde alla richiesta di sapere i nomi dei detentori dei conti della lista dell’UBS. 
 
 
Ma la decisione era sul serio così scontata?
 
Pensiamoci un attimo: si capisce che ognuno di noi potrebbe propendere per una parte o per l’altra della decisione. Meglio fare i formalisti e far finta che non si sa che quei conti sono per la stragrande maggioranza di evasori, oppure guardare la realtà in faccia, riconoscere che la maggior parte dei francesi con conti in Svizzera evade le tasse e quindi che se l’UBS si è fatta fregare le liste è colpa di UBS e non certo dello Stato svizzero? I fiscalisti di solito sono molto formalisti (“fiscali”, per l’appunto). Gli altri giuristi invece sono più concreti. Ogni branca conosce queste differenze, un neurochirurgo è diverso da un ortopedico, no? Stare sul formalismo assomiglia qui a una frase del tipo: “ah no, se sulla macchina c’è scritto Maserati, mica significa che la macchina è una Maserati, voglio prima vedere il numero del telaio!”. Ma i giudici servono proprio a questo: a rispondere alla domanda se stare sul formalismo o stare sulla vita reale. E ben sappiamo che i giudici federali sono giudici concreti, mentre quelli delle istanze inferiori sono più formalisti. 
Ora, tutti sanno che in questi giorni stanno piovendo polemiche a non finire sui giudici federali, in particolare su uno: Donzallaz, eletto giudice su proposta dell’UDC. Anzitutto chiariamo una cosa: mentre scuoiano vivo un giudice federale che ha deciso a favore del Governo e non a favore dell’UBS, Maurer (UDC) sta là in un angolo, nessuno lo critica, nessuno gli chiede come mai non si sia “messo di traverso sui binari”, si omette di chiarire che ruolo ha l’UDC sul serio in tutta questa storia – altro che giudici! 
 
 
L’UDC sta con la strategia del “denaro pulito”!
 
Facciamo un po’ di storia: sebbene in Ticino la Lega faccia ancora molto chiasso su questo tema, va preso atto che l’UDC nazionale non ha mosso un dito per sostenere la sua iniziativa a favore del segreto bancario. La stessa UDC ha risposto niet quando si è trattato di proporre un referendum su determinate scelte politiche fiscali. Ed infatti la Lega scriveva così in un comunicato stampa del 23 luglio 2010: “l’UDC Svizzera ha dichiarato di non voler impugnare il referendum. (…) Dal mondo bancario e fiduciario non sono giunti segnali di interesse in difesa della piazza finanziaria elvetica (con la difesa del segreto bancario) e della fiscalità elvetica”.
Forse è il caso di ribadirlo fino alla noia: controparte di UBS non era il Gigi di Viganello, ma il Governo Svizzero. Capodipartimento coinvolto: Ueli Maurer, UDC. Ora, Quadri si sta agitando come un totano, ma è almeno dal 2010 che l’UDC ha deciso con chiarezza la sua linea politica su questo tema: si sta compatti col Governo, niente opposizione. In questi giorni alcuni “cani sciolti” dell’UDC (ma anche del PPD), in spietata caccia di voti per le prossime elezioni federali, hanno fatto sapere all'UBS che stanno dalla parte della banca succeda quel che succeda, loro mica sono Schettino, e lo hanno spiegato alla stampa. Mica hanno ricordato che sulle liste dell’UBS c’era scritto che si trattava di clienti francesi. Mica hanno citato la condanna in Francia. L’agnello sacrificale, il giudice Donzallaz, UDC, è venuto comodo sull’altare delle sacre elezioni federali. 
Ma perché tutto questo la stampa non ce lo spiega? Perché la stampa non ricorda che è il parlamento intero e non certo un partito da solo a rieleggere i giudici? Perché lo sappiamo: più un giudice verrà attaccato da una frangia di politici, più gli altri partiti lo sosterranno. Capito il giochino delle tre carte? 
 
 
Ma la Corte ha giudicato fuori dalla linea politica dell’UDC?
 
Avviciniamoci al problema del tiro al piccione sul giudice federale. Guardiamo meglio chi erano i 5 giudici: Florence Aubry Girardin (verdi), Yves Donzallaz (UDC), Stephan Haag (verdi liberali), Hans Georg Seiler (UDC) e Thomas Stadelmann (PPD). E la storia professionale di queste persone: Florence Aubry Girardin e Stephan Haag erano cancellieri del TF, carriera burocratica interna. Stadelmann ha una carriera giudiziale amministrativa fiscale fuori dal TF ed è ora L’esperto di diritto fiscale dentro al TF. Seiler è un professore puro di diritto amministrativo, tanta ricerca, ragionava sul rapporto fra diritto e ingegneria. Donzallaz è infine un avvocato vallesano, vicino alle potenti famiglie di banchieri e vignerons del cantone. È esperto di diritto privato internazionale. Il responsabile di stilare la proposta di sentenza è stato – come potrebbe essere altrimenti? – Stadelmann. In quella corte proprio Donzallaz era – dal punto di vista del rapporto fra formalismo e realtà – colui che aveva le competenze pratiche per fargli da controcanto. Stadelmann ha fatto il “fiscale” e ha chiesto di seguire la linea indicata dai giudici socialisti nel tribunale amministrativo. Donzallat ha fatto il realista: “Thomas, ma come diamine fai a sostenere sul serio che quella roba là sia una fishing expedition? Va che quella lista ha l’intestazione dell’UBS!”.
Donzallaz al netto degli attacchi comunque rimane in una botte di ferro: figuriamoci se il parlamento svizzero spara su un giudice che ha difeso la linea del governo, siamo seri anche noi per favore. Se guardiamo tutta questa vicenda per bene, scopriamo che abbiamo una situazione in cui il ministro UDC, come espressione del Governo svizzero, ha chiesto di dare accesso ai dati di UBS alla Francia senza star qua a esercitare un formalismo che in Europa non avrebbe capito nessuno. E ci sono due ex-cancellieri del TF e un esperto internazionalista, UDC come il suo ministro, che hanno dato ragione al governo. Cioè: veramente qualcuno nella stampa mette legna sul fuoco della polemica? Perché la notizia vera ci sarebbe stata se il TF avesse deciso contro il governo svizzero! Questo è ancora più vero quando l’unico partito di opposizione, l’UDC, sulla questione dei trattati di doppia imposizione non si è opposta a questa evoluzione.
 
 
Il problema è che il giornalismo vuole cambiare il sistema di elezione dei giudici
 
È ora, secondo me, di parlare fuori dai denti e questionare il gioco che prima delle elezioni sta facendo Tamedia. Il gruppo editoriale più grande del paese sul caso UBS ha confuso i piani e non ha spiegato bene il rapporto fra la strategia del “denaro pulito” e la politica dell’UDC. Arthur Rutishauser, caporedattore Tamedia, nel suo articolo di fondo ha anzi personalizzato tutto e ha caricato le spalle di Donzallaz sulla decisione, scrivendo che essa è fuori dalla linea politica dell’UDC. È evidente che si tratta di una strumentalizzazione della guerra politica che Tamedia sta facendo apertamente da circa due mesi contro l’UDC, non molto dissimile da quella che il NYTimes sta facendo contro Trump. Ogni giorno infatti in prima pagina c’è un articolo su quanto l’UDC sia contro lo Stato di diritto.
Io sono un ricercatore e tutti sanno che sono contro l’UDC. La politica di Tamedia inoltre sinceramente non mi interessa molto. Ma va notato che Rutishauser nell’articolo non cita Maurer e non cita né iniziative, né referendum vari che non sono stati lanciati contro la strategia del “denaro pulito”. Di più, Rutishauser è riuscito a dire questa frase incredibile: “Un aspetto positivo della sentenza è che il processo a Losanna non ha seguito la linea di partito”. Si tratta di una frase che ha il potenziale di destabilizzare il sistema giudiziale, visto che crea questa distinzione: *se il giudice UDC decide secondo la [presunta!] posizione del partito, allora è negativo. Se decide invece secondo un’altra posizione, è positivo*. Questo significa che un giudice svizzero agli occhi di Rutishauser può giudicare positivamente solo se la decisione non è quella del partito di provenienza. Quindi i giudici, se eletti dalla politica, avrebbero sempre solo una decisione possibile per dimostrare la loro indipendenza. Sostanzialmente Rutishauser sta dicendo che i giudici svizzeri, i giudici che godono di più fiducia in Europa, non sono indipendenti.
Prendo atto che il problema di tutta la vicenda non è Donzallaz e non è il caso UBS. Il problema è che ci sono ampie fette di società, anzitutto potenti testate giornalistiche, ma anche altri attori (ad esempio nel diritto tutta una parte del corpo giudiziale), che hanno deciso che il sistema di elezione della magistratura svizzera non va più bene. Ma se questo è il tema, allora si giochi con correttezza. I media personalizzano le sentenze proprio come l’UDC, non ci raccontano i problemi giuridici di fondo, omettono i contesti politici, negano in sostanza che un giudice eletto dal sistema politico possa essere autonomo. Tutto questo parlare per partito preso, permettetemi di dirlo da un punto di vista accademico, è problematico: non esistono infatti dati empirici che dimostrino che i giudici eletti dalla politica siano meno indipendenti degli altri. Io a queste condizioni non gioco. 
Filippo Contarini, ricercatore in teoria del diritto