Test a pagamento da ottobre. Ma il certificato obbligatorio potrebbe cambiare le “carte in tavola”?

Test a pagamento da ottobre. Ma il certificato obbligatorio potrebbe cambiare le “carte in tavola”?

Settembre 10, 2021 - 18:11
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Fra promozione della vaccinazione e tutela della libertà di scelta, dove sta il confine? Per la Commissione d’etica in materia di medicina e i Verdi, con il pass covid e la fine dei test gratuiti ad ottobre, si arriva di fatto a un obbligo indiretto. Ma anche a destra (con Udc e Plr favorevoli ai test a pagamento a livello federale), qualcosa si muove... È ipotizzabile un cambio di rotta entro ottobre sui test a pagamento? 

Dal primo di ottobre i test antigenici rapidi per le persone asintomatiche (come quelli per ottenere un certificato covid) non saranno più gratuiti per chi vi si sottopone (ovvero pagati dalla Confederazione), come da decisione confermata dal Consiglio federale lo scorso 25 agosto. A partire dal prossimo mese infatti tali test non saranno più rimborsati dalla Confederazione, ad eccezione di ragazzi sotto i 16 anni e per le persone che per motivi medici non possono vaccinarsi. 

L’introduzione dell’obbligatorietà del certificato covid (ottenibile vaccinandosi, con la guarigione certificata dalla malattia, o, appunto, tramite i test) sembra però aver cambiato qualche carta in tavola.

In primis era stata già la Commissione nazionale d'etica in materia di medicina umana, in fase di consultazione, prima dell’annuncio di mercoledì sull’introduzione del certificato nei luoghi pubblici al chiuso (in particolare bar e ristoranti), a sollevare una questione di parità di trattamento, dicendo in sostanza che con l’estensione dell’obbligo del certificato a molti luoghi di frequentazione quotidiana, di pari passo con l’introduzione dei test a pagamento prevista ad ottobre, viene inficiata la libertà di scelta del paziente se vaccinarsi o meno (una persona non vaccinata dovrebbe testarsi, a proprie spese, ogni volta che intende recarsi in un luogo in cui vige l’obbligo del certificato). Si configurerebbe di fatto secondo la commissione un obbligo indiretto di vaccino.  “Se i test devono rappresentare una vera alternativa alla vaccinazione, allora devono essere accessibili a tutti”, ha dichiarato la presidente della Commissione Andrea Büchler. 

In seguito alla comunicazione del Consiglio federale mercoledì fra i partiti i primi sono stati i Verdi a sostenere, sulla scia delle argomentazioni della Commissione d’etica in materia di medicina,  che “si impone la rinuncia dei test diagnostici a pagamento: la garanzia di non discriminazione per i non vaccinati, in particolare quelli meno abbienti, può essere soddisfatta solamente con il mantenimento dei test gratuiti” (vedi qui). Rimarranno una voce isolata? Presto per dirlo. A livello nazionale l’UDC (unico partito fra i principali) si è schierato contro l’estensione dell’obbligo del certificato covid, ma era invece fra i sostenitori della transizione verso il pagamento dei test. Ora? Non è detto che l’estensione del certificato covid non possa cambiare le carte in tavola. 

Come ci dichiara il granconsigliere Udc Paolo Pamini, “il mio partito era favorevole al pagamento dei test, ma contrario all’uso sul suolo nazionale del covid pass. In sostanza dicevamo: per un viaggio internazionale è giusto che il test si paghi, ma 'no' all’estensione del covid ad uso interno”. “Ora”, prosegue Pamini, “alla luce dell’estensione sul suolo nazionale dell’uso del covid pass, il partito dovrebbe riunirsi nei prossimi giorni”. “La mia posizione personale, ma che ad esempio mi sembra condivida anche il presidente nazionale Marco Chiesa, come ha detto pubblicamente in comitato cantonale, è che visto che ora c'è l’obbligo del covid pass, i tamponi debbano rimanere a carico della Confederazione. Se lo Stato introduce misure lesive della libertà, deve anche farsi carico dei costi”. In sintesi, conclude Pamini, “‘first best’: nessun covid pass. ‘Second best’: visto che il covid pass c’è, allora i tamponi rimangano a carico della Confederazione. Penso che alla fine effettivamente si deciderà per questa via, visto che anche parte della sinistra è a favore dei tamponi gratuiti. Con i test a pagamento, inoltre, si rischia che la gente smetta di testarsi, che sarebbe deleterio anche da un punto di vista sanitario”. 

Quello dell’identificazione precoce dei casi da isolare è stato sempre un punto centrale della strategia covid, ancor prima di vaccini e lockdown. Va comunque precisato che non tutti i test dal primo ottobre è previsto diventino a pagamento. Estremizzando un po’, pare di capire, saranno a pagamento solo quelli che servono ad ottenere un certificato (inutile nascondere che l’estensione del certificato covid giunge anche in seguito alla percentuale di popolazione vaccinata giudicata troppo bassa. I primi effetti sull’aumento delle prenotazioni per vaccinarsi d’altra parte sembrano già visibili). Sarà ancora coperto dalla Confederazione il test per chi “è sintomatico o ha avuto un contratto stretto con un caso confermato”, ma, appunto, “i test di persone sintomatiche e di persone che hanno avuto un contatto stretto con una persona infetta nonché i test PCR di conferma non consentiranno più, per principio, di emettere un certificato COVID”, come recita (al 10 settembre) il sito dell’Ufficio federale della sanità pubblica, in base alle decisioni del Consiglio federale del 25 agosto. Inoltre i “test ripetuti in istituti di formazione, strutture sanitarie e aziende continuano a essere raccomandati e finanziati dalla Confederazione”. 

Dalla Berna federale difende invece la scelta del Consiglio federale in merito al certificato e ai test a pagamento il deputato Plr Alex Farinelli, proprio nell’ottica di promozione della vaccinazione. "Se l'obiettivo è fare in modo che la popolazione si protegga con il vaccino, è logica conseguenza che chi non vuole farlo si debba in parte assumere la responsabilità delle proprie scelte”, ci dice.

"Va comunque precisato che i test rimarranno gratuiti per tutte le categorie che non hanno accesso alla vaccinazione, per motivi medici o di età, e vi sarà un periodo di transizione per permettere alle persone di vaccinarsi”, prosegue Farinelli. “Mi sembra che le due decisioni, certificato e test a pagamento, siano una logica conseguenza. Capisco che a qualcuno possa non piacere, ma a tutti non piace questa pandemia, che dura ormai da 18 mesi. Tutti dovrebbero essere in chiaro che ne usciremo solo con una percentuale di popolazione vaccinata sufficientemente elevata." "Bisogna avere il coraggio di dare un segnale chiaro: non si uscirà dalla pandemia con i test, ma con una percentuale di popolazione vaccinata sufficiente”, conclude il consigliere nazionale. “Chi non vuole vaccinarsi è libero di farlo, ci mancherebbe, ma non può pretendere che la collettività si faccia carico di costi dovuti a una sua scelta personale. Il diritto a non vaccinarsi, non significa che si debba avere gratis tutte le alternative: ognuno deve assumersi le proprie responsabilità".

Da sinistra è pubblica la presa di posizione dei Verdi. In ambito sindacale, ieri in Ticino la Vpod ha preso posizione sulla questione, visto che il Consiglio federale ha pure deciso che l’impiego del certificato sarà consentito anche in ambito lavorativo. Il sindacato del settore pubblico invitava “tutti i datori di lavoro e in particolare gli enti sociosanitari a rispettare le disposizioni del Consiglio federale e a non mettere a carico dei dipendenti il costo dei test Covid” per accedere al certificato qualora sia l'azienda a chiederlo. Ma per quanto riguarda i test generalizzati? Su nostra richiesta la Vpod si dice pure favorevole al mantenimento dei test gratuiti per tutti. Si tratta anche “di evitare di mettere benzina sul fuoco in una pericolosa contrapposizione sociale ed ideologica, e questo per pochi soldi (quelli del costo del test, ndr)”, come ci dice la presidente della Vpod Ticino Michela Pedersini

Difficile dire se da qui ad ottobre vi sarà un ribaltamento della decisione in merito al pagamento dei test. Sicuramente il dibattito, anche animato, pare di capire, proseguirà, non solo sui test a pagamento.