In Ticino si sta sperimentando una cura con farmaci tumorali per il covid

In Ticino si sta sperimentando una cura con farmaci tumorali per il covid

Dicembre 09, 2020 - 08:20

In Ticino è in fase di sperimentazione un trattamento per il covid a base di farmaci anti-androgeni, utilizzati nel tumore per la prostata, che potrebbero fungere da "scudo" contro il coronavirus. 

Fra i possibili trattamenti che potrebbero rivelarsi efficaci nella cura del covid vi è quello basato sui cosiddetti “anti-androgendi”, farmaci usati nella terapia contro il tumore alla prostata e che sembrano dimostrare una certa efficacia anche per il covid. Anche in Ticino è in corso una sperimentazione su questo farmaco, che vede coinvolti i ricercatori delll’Institute of Oncology Research (IOR) guidati da Andrea Alimonti, professore all’Istituto di ricerca in biomedicina (IRB), l’Università della Svizzera italiana (USI) e l’Istituto oncologico della Svizzera italiana (IOSI) grazie alla suadirettricemedica e scientifica SilkeGillessenSommer, come spiega un articolo apparso sull’ultimo numero di “Azione". Nell’articolo di Maria Grazia Buletti si interpella l’oncologo responsabile dello studio per lo IOSI Ricardo Pereira Mestre. La base di partenza sono i dati provenienti dal Veneto, dove si è osservato per gli uomini malati di tumore alla prostata sottoposti a questo tipo di trattamento un rischio minore di sviluppare l’infezione da coronavirus. “I dati pubblicati sulla rivista “Annals of Oncology” parlavano di 5273 pazienti con cancro alla prostata sottoposti a una terapia di deprivazione androgenica (basata cioè su trattamenti che contrastano gli ormoni maschili e i loro effetti sullo sviluppo del tumore). Di questi 5237 pazienti solo 4 hanno contratto la malattia Covid-19 e nessuno è deceduto. D’altra parte, dei 37’161 malati di tumore prostatico non curati con questo farmaco, 114 hanno contratto l’infezione da nuovo Coronavirus e 18 sono morti”, spiega Pereira Mestre. “I pazienti con carcinoma prostatico sottoposti a terapie con questo farmaco mostrano un rischio significativamente ridotto di quattro volte di ammalarsi di Covid-19 rispetto ai pazienti con tumore alla prostata che non lo hanno ricevuto”, spiega all’Azione, e inoltre “rispetto ai pazienti con qualsiasi altro tipo di cancro, quelli con carcinoma prostatico trattati con questo farmaco hanno un rischio oltre cinque volte minore disviluppare il Covid-19”. Questo tipo di farmaco agisce sul meccanismo di moltiplicazione del virus, spiega il medico: “Per il virus è fondamentale riuscire ad entrare nella cellula per potersi moltiplicare al suo interno, usandone le strutture. Ma per entrarvi, deve usare per così dire due “porte d’entrata”, una delle quali fondamentale e controllata dal recettore degli androgeni”, ovvero gli ormoni maschili su cui agisce “Vogliamo concentrare questa ricerca sulle persone più fragili, dunque più a rischio: maschi (perché con decorso più grave delle donne), età avanzata e malattie pregresse come diabete, ipertensione e via dicendo”, spiega Pereira Mestre. “Vogliamo iniziare la cura appena il tampone risulta positivo, perché confidiamo in una sua maggiore efficacia proprio all’inizio della malattia, quando i sintomi sono minimi”.  Al momento di un tampone positivo è previsto che inizi “il monitoraggio costante dei parametri a domicilio (saturazione di ossigeno, pressione e temperatura) che avviene in remoto, con l’ausilio della telemedicina. Essi sono dunque collegati con il Cardiocentro, con il 144 pronti a intervenire a un eventuale aggravarsi della situazione. Curasuisse si occupa di andare a domicilio per gli esami del caso come elettrocardiogramma e prelievi disangue”, spiega l’oncologo. “Secondo noi la chiave potrebbe stare proprio nel bloccare la malattia nella sua fase iniziale, evitando così un decorso grave e tentando di anticipare la guarigione con il blocco degli effetti del virus”. Lo studio ha preso il via la scorsa primavera e tra poco arriveranno i primi risultati intermedi. Per un uso diffuso di questa terapia, dovesse rivelarsi efficace, bisognerà però attendere ancora un po’. “L’uso di questo farmaco per curare ilCovid-19 sarà immaginabile solo fra uno o due anni, perché non si possono tralasciare le fasi della sperimentazione. Ora siamo alla fase due: farmaco già noto testato su nuova indicazione, poi passeremo alla fase tre che testerà l’efficacia su larga scala”, dice Pereiria Mestre.