Tra legalità e illegalità: Lisa Bosia e il dramma dei migranti

Tra legalità e illegalità: Lisa Bosia e il dramma dei migranti

Maggio 27, 2017 - 08:00

Io non so se Lisa Bosia sia infastidita quando scriviamo di lei. Ma sono convinto che bisogna parlarne, soprattutto se Mauro Dell’Ambrogio definisce i suoi atti “una farsa”. Lei dà quotidianamente l’esempio a tutti noi che non abbiamo la forza di attivarci così a fondo per la causa umanitaria.

I migranti di Como: una farsa politica ticinese?
Quando Mauro Dell'Ambrogio ha parlato di "farsa" commentando i fatti compiuti da Lisa Bosia (Opinione liberale del 19 maggio) sono rimasto molto sorpreso.
“Io non ce l’ho fatta più”, sono queste le umanissime parole di Lisa nel suo memoriale, pubblicato sul sito caffe.ch. Tutto espongono tranne un'idea di commedia o di divertimento. Non una farsa teatrale, ma una tragedia reale è quella a cui siamo confrontati ai confini elvetici. E su cui il bello e accorato scritto di Igor Righini (pubblicato anche da ticinotoday) a sostegno del suo attivismo umanitario ci rappresenta tutte e tutti. Lisa dice di non avere più fiducia, ma tanti di noi abbiamo fiducia in lei.
 
La lezione sulla giustizia: Antigone e le leggi
Dell’Ambrogio tira in ballo Antigone. Tema complesso, si vede che lo palleggia, senza parlare però delle cose più scabrose. Non fa un soldo di danno allora leggersi un testo di Franco Cordero sulla storia di Edipo per capire che se vogliamo snocciolare la questione dobbiamo metterci calmi a parlarne, il tifo da stadio è qua vietato (il testo lo si trova qui).
Fuor di mitologia greca, parlare di giustizia e parlare di trasporto dei migranti da Como al Ticino permette comunque a ognuno di noi di farsi un’idea della società in cui viviamo. Quegli atti di Lisa avevano un senso, un senso profondo, cosa rara nella società contemporanea! Erano un impegno.
Verrà condannata? Possibile. Agiva nell’illegalità? Un tribunale probabilmente dirà di sì. Lo sappiamo che in Svizzera le leggi sono restrittive, così come lo sono i tribunali. Finchè non ci sarà una sentenza definitiva bisogna ancora distinguere fra l’aver fatto qualcosa veramente di illegale e, se sì, se l’averlo fatto sia scusabile. Si tratta di analisi giuridiche che ogni tribunale fa, dove evidentemente il discorso pubblico ha solo un possibile influsso. Il diritto sia autonomo!
 
C’è solo Dell’Ambrogio? No, c’è anche Dick Marty!
Come già negli anni '30, in Svizzera ci sono due anime liberali. Una "formalista" e una "materialista”. Mi sembra di poter dire che Dell’Ambrogio rappresenta la prima, Dick Marty la seconda.
Marty si esprimeva a Modem l’altro giorno in un dialogo con Zambelloni e Caroni, sostenendo che il diritto semplicemente arriva sempre in ritardo rispetto alla sensibilità e ai valori sociali. Bisogna quindi mettersi in una prospettiva di tipo storico. Interpretando le sue parole, la violazione della legalità di Lisa sarebbe stata legittimata dall’urgenza umanitaria, soprattutto nei confronti dei minorenni nel momento del bisogno estremo e completamente incapaci di badare a sé stessi.
Zambelloni però lo contrastava: ci sarebbe sì il dovere morale di salvare le vite, ma solo dove esse sono veramente a rischio. Altrimenti non rispettare la norma farebbe crollare il castello della legalità. In gioco c’è la struttura legale del paese, dice il filosofo, e la disobbedienza civile mal si adatta alla democrazia. Caroni non si discostava da queste parole, sottolineando che proprio un parlamentare deve rispettare la legge perché può chiedere di cambiarla.
 
Violare la legalità per ottenere delle evoluzioni politiche?
Stiamo concreti: un’eventuale condanna di Lisa dovrebbe essere un problema politico per le persone di Sinistra? Secondo me no, anzi: dimostrerebbe a tutti che la legge va cambiata. Come è possibile che un atto di solidarietà provochi cotanta punizione? Sta a noi come comunità fare un giudizio politico su quel che i tribunali decidono. Non possiamo accettare di essere definiti “anime candide”, come se aiutare i disperati fosse un compito da suorine. Distinguiamo carità e solidarietà!
Noi siamo profondamente consapevoli che un mafioso passatore di esseri umani, che si fa pagare cifre considerevoli e magari non garantisce nemmeno l'incolumità del migrante, beh quello è un criminale. Chiaro, se non ci fossero le frontiere, sarebbe tutta un'altra storia... ma per ora le frontiere ci sono. E quindi dobbiamo essere più concreti e smetterla di ragionare in astratto.
Un pensiero concreto: e se forse proprio quella gente tipo i passatori ha interesse ad avere i disperati bloccati alle frontiere? E se forse proprio le persone bloccate sono i deboli, che vanno tutelati dai passatori e non abbandonate a loro stesse come bestiame al pascolo in una piazza davanti alla stazione? Tutte e tutti noi siamo basiti di fronte al dramma dei bambini (!) accusati di essere “parassiti e migranti economici” dalla retorica leghista. Piccoli disperati in fuga che, loro sì, sono i primi ad essere in ostaggio di quelle mafie che dall'esistenza del confine traggono profitto.
 
Giustizia - o messaggio politico!
Eccoci entrare in un campo spinoso (che i giornalisti di Modem, molto bravi invero, non sono purtroppo riusciti a evidenziare come si deve): c’è una differenza tra a) la violazione della legalità come strumento di ripristino della giustizia e b) la violazione della legalità come strumento di comunicazione politica, di trasmissione del messaggio. Si tratta di due temi che si possono sovrapporre, ma sono separati. Il diritto e la politica sono campi diversissimi!
Lisa Bosia con i suoi atti non solo ha cercato di aiutare dei giovani dalla disperazione, ha pure avuto il coraggio di denunciare la degenerazione delle autorità all'opinione pubblica. Se sia successo con mezzi illegali, sta poi a tutti noi riuscire a politicizzare quel gesto, ad esempio per modificare la legge federale e la sua applicazione. Sta a noi affermare con gioia che quella sua violazione deve servire per cambiare le cose, per far “aprire gli occhi” all’opinione pubblica.
 
Discorso più complesso: violare la legalità per riaffermare la struttura della legalità?
A Moderm le parole di Zambelloni erano interessanti, siccome tendenzialmente garantiste. Il filosofo si basa su una teoria ordinata delle strutture legali che esiste purtroppo solo nei libri di testo: la realtà è che la legalità in Svizzera è già stata ampiamente svenduta da borghesi e conservatori.
Sono legali le armi e gli aerei venduti all’estero e usati nei conflitti più disparati? E le decisioni riguardanti gli amici degli amici nel caso UBS, dove è stata attivata la clausola costituzionale d'urgenza? È legale il sistema di finanziamento dei partiti che non permette di controllare le potenziali fonti di corruzione politica in Svizzera? Erano legali le menzogne stampate dal governo federale per far passare la riforma sulla fiscalità alle imprese II? E infine: sono legali gli atteggiamenti delle autorità svizzere nei confronti dei migranti più deboli?
Parlare di ordine e legalità significa parlare di simboli. Merce arroventata! Significa richiamare concetti grandi, come convivenza e democrazia. Ma proprio in quanto simboli, non possiamo sottrarci ad una lettura del potere, che a mio vedere Zambelloni non approfondisce appieno, mentre Marty mi pare più preciso.
Non stacchiamo dall’insegnamento della Arendt, dobbiamo infatti essere consapevoli che il migrante è il primo escluso dalla struttura della legalità. L'atto di Lisa Bosia, se illegale, era composto partendo dalla base dei rapporti materiali umani: disinteresse e solidarietà senza legalità. Mentre lo Stato conservatore gioca con la sua legalità, e siamo consapevoli che è lo stesso Stato a decidere come far funzionare la polizia e la macchina giudiziaria. Lo ripeto: è legale quello che fa la polizia sulla frontiera svizzera? E là i sostenitori della legalità: si indignano? O improvvisamente diventano bravi pragmatici?
 
Quale illegalità?
Mi spiega un amico che ha a che fare con casi legati alla migrazione: l’entrata dei migranti è illegale se non si ha un visto o se non si gode della libera circolazione. L’illegalità è però “sanata” se viene presentata una domanda d’asilo. Nel corso della procedura l’entrata non è considerata illegale. Se però la domanda viene respinta, l’entrata nel paese torna ad essere “illegale”. Come vedete, ci sono più punti assolutamente poco chiari: che succede nello spazio Schengen dal punto di vista penale nel periodo fra l’entrata e la presentazione della domanda?
Sappiamo tutti benissimo che Lisa non è una passatrice per soldi, la legge però è abbastanza tassativa. Domanda al benpensante: ma la legge la hai letta? Lo sai che non c’è un solo articolo, ma un intero sistema di codici? Mi chiedo allora: se venisse provato che i migranti stavano subendo un attacco ai loro beni giuridici protetti dalla legge svizzera, allora la legalità non solo permetteva, ma imponeva a Lisa di agire? Probabilmente il tribunale non deciderà così, ma cerco di qui di porre in questione l'idea che c’è della legalità: sul serio pensate sia tutto bianco o nero?
Ripetiamolo: nella legge non c’è scritto “Lisa è un mostro”, entrano in gioco tante leggi, un contesto di tante eccezioni e un’interpretazione giudiziale. La legalità non può essere una gogna, e nemmeno un tribunale speciale. Legalità è un equo processo.
E proprio a garanzia di questo equo processo sarebbe interessante sapere se non ci sia qualcuno che abbia voglia di organizzare qualcosa del tipo JustizWatch in Germania.
 
La legalità e la modificabilità della legge
Il discorso pubblico si è appiattito sul concetto che Lisa, in quanto parlamentare, avrebbe dovuto impegnarsi per modificare la legge, non per infrangerla.
Prima obiezione: Lisa è parlamentare cantonale, non federale, quindi non mischiamo i livelli.
Detto questo, il discorso diventa interessante: ebbene sì, la legge la puoi modificare. Sempre? Ogni tanto? Visto che la legge la puoi modificare, allora ogni legge è giusta? O visto che la puoi modificare, nessuna legge raggiungerà mai un grado sufficiente di giustizia, che è allora autonoma? Visto che da noi c'è il referendum, allora significa che la democrazia vale sopra tutto? La democrazia è giusta?
Ricordo perfettamente che anni fa l'allora presidente dei banchieri svizzeri, Mirabaud, relativizzò l'importanza di pagare tutte le tasse quando queste sono "troppo alte": una sorta di autoprotezione contro lo Stato, autogiustizia.
Quindi fatemi capire: i milionari, che possono pagare aperitivi, conferenze e momenti di formazione, che possono partecipare al discorso legislativo federale, loro possono elogiare la violazione di leggi. I cittadini normali invece (e anche i parlamentari cantonali, come Lisa Bosia) che possono al massimo sperare di venir ascoltati con una lettera ai giornali o con una petizione, non possono in nessun modo pensare di fare degli atti che diventino oggetto di analisi politica. Dimissioni! Ancor più interessante: i migranti non hanno invece nessuna chance, esclusi a priori, anche dalla comunicazione.
 
La vergogna e lo strumento linguistico dei “migranti economici”
È l'astrazione in tutta questa storia che fa male e che permette p.e. a Dell'Ambrogio di parlare di "farsa". Noi non c’eravamo, abbiamo però visto fotografie, video, Ruth Dreifuss che arriva a Como a vedere che sta succedendo. Ore drammatiche.
Come negarlo: quando tutti noi abbiamo scoperto attraverso le attiviste e gli attivisti dell’incredibile caos al confine ci siamo vergognati delle nostre Istituzioni. Ci siamo poi vergognati sentendo degli esseri umani folgorati sui tetti dei treni. Ci siamo vergognati della nostra Svizzera e del nostro continente europeo, del nostro colonialismo contemporaneo.
Ma l'astrazione è purtroppo possibile grazie a due piccole parole che hanno ora una potenza di fuoco impensabile fino a poco tempo fa: il concetto di “migrante economico”. È centrale, nell’analisi del discorso sociale, capire che la critica all’accoglienza è stata incanalata nel discorso economico. Viene malcelato un evidente approccio suprematista di fondo.
"Se diamo i soldi ai migranti come facciamo a finanziare le nostre scuole?", oppure "ci rubano il lavoro!", oppure "sono pieni di soldi senza lavorare!" o ancora “hanno l’i-Phone, buttano via i nostri soldi”. Frasi che riferiscono di situazioni che in realtà, se osservate con serietà, racconterebbero di una realtà macro- e microeconomica completamente diversa.
Con le due magiche paroline si cambiano le carte in tavola. E i migranti da esseri umani vengono funzionalizzati, diventano parassiti del nostro benessere e dei nostri soldi “guadagnati con il sudore della fronte”, diventano nemici. Si tratta, come detto, di evidente riproduzione di schemi coloniali.
 
Neo-colonialismo a casa nostra
Come ben sappiamo, la nostra cultura non considera necessariamente la gente che si sposta come un parassita. Il colonialismo sta nel pensare il mondo in civili/incivili. Pensiamo a Duttweiler, fondatore della Migros, eroe qua in Svizzera: qualcuno ha mai pensato di boicottare la Migros siccome nasce dal periodo fatto in Brasile a cercar fortuna? Oppure pensiamo agli Svizzeri nati all'estero che tornano in patria. Il fatto che siano cresciuti in un altro posto con un'altra cultura non conta, loro possono entrare. La nazionalità è il timbro della nostra società moderna, ce lo si porta in giro stampato sulla fronte.
Nella globalizzazione, che rende il concetto antico di nazionalità in parte obsoleto, nascono dispositivi di ritorno. Nasce la nuova e più profonda distinzione dei migranti in due categorie: rifugiati e migranti economici. Si riesce così a creare una nuova categoria di esseri umani spogliata di qualsiasi diritto, ma caricata di doveri di osservazione delle leggi. Arrivando al paradosso, per cui gli si rende impossibile lo svolgere il loro dovere di sostegno finanziario alla società (con le tasse da reddito lavorativo), visto che gli si nega il diritto di lavorare.
Ma come, la civiltà non era quella roba che l'Uomo (e la donna) ha i diritti indipendenti dalla sua origine sociale? Non siamo la civiltà che ha messo da parte i ceti, ora non dovremmo essere tutti uguali davanti alla legge? È palese che non è così.
 
Quale liberalismo?
Qua sta il problema dell'analisi di Dell'Ambrogio: il problema non è che Marx è morto (ci han pensato i comunisti un secolo fa ad ammazzarlo), il problema è che è morto il liberalismo!
Visto che siamo in tema di rivoluzione energetica permettetemi questa battuta: se attaccassimo una dinamo a Battaglini e Cattaneo, vedendo cosa è diventato oggi il loro liberalismo, ora avremmo elettricità per tutto il Ticino tanto si stan girando nella tomba.
La definizione sociale di "migranti economici", che è entrata con prepotenza nel discorso pubblico, scarica la coscienza dal dovere di dare un equo processo di richiesta l'asilo. Funzionalizza l’essere umano che ha una disperazione dentro, una forza anomica tale, che sfida la morte per arrivare ai nostri confini. E noi li tacciamo, con serenità e distrazione, d’essere parassiti.
“Se la sono cercata”, dicono gli svizzeri facendo spallucce. Parte la diffamazione sociale, l’etichettatura: “a Como ci son solo migranti economici”. Quindi, senza sapere nemmeno se siano uomini o donne, adulti o bambini, alti o bassi, tutti a dire che i migranti di Como sono qua per sfruttare la ricchezza svizzera. Parte la discriminazione che afferma una colpa del migrante – economico, chiaramente – a ritrovarsi bloccato alle frontiere nella sua misera situazione.
 
La cultura svizzera, un valore da difendere!
La civiltà è anzitutto non essere giudicati senza nemmeno aver potuto dire chi si è e cosa si cerca. E la multiculturalità svizzera è un esempio di questo riconoscimento dei valori dell'alterità.
Troppi svizzeri stanno buttando nel cesso la loro cultura nella questione della migrazione. Troppi svizzeri stanno lasciando comparire uno stato d’emergenza mentale ingiustificato di fronte a gente a cui non è rimasto niente se non la propria dignità.
Ammettendo pure che i migranti economici non abbiano diritto d’ingresso (cosa peraltro che io contesto!), a me sembra incomprensibile che abbiamo paura del fatto che arrivi gente con culture straniere. Io non ho paura di perdere la mia cultura. E tu?
Siamo veramente caduti così in basso da non sapere più chi siamo e da non sapere più pretendere integrazione? E, se per caso sia così, questo è dovuto alla sinistra – oppure ai liberali contemporanei che hanno lasciato spazio ad un mercato egemone e hanno fatto in modo che molti pensino che abbiamo perso la nostra cultura?
 
La legalità a corrente alternata: cosa è più grave?
La società, che si sente persa, si rifugia così nella gerarchia e nell'autorità, ovvero nel codice penale. Ebbene, era Kant, e Kelsen dopo di lui, tanti tanti anni fa a teorizzare una separazione tra il fatto e la sua morale, dicendo che è responsabilità del singolo violare la legge e aspettarsi una pena per questo. A noi, società che gli sta attorno, il compito di giudicare quanto sia grave – in senso politico – una violazione della legge.
È grave l'atto di Lisa, se anche giudicato illegale? No. Non è un'assassina, ha semplicemente mostrato le contraddizioni del nostro sistema. Come mi pare dica Dick Marty, lei sta dalla parte giusta della Storia. Ma al giudizio del tribunale quegli atti non possono che soccombere di fronte alle rigide dinamiche escludenti del potere. Un potere che garantisce l’integrazione di coloro che già sono integrati e che si legittima ancor più con questa massa informe di nudi migranti, garantendoli disintegrati.
Per tanti l'atto di Lisa sembrerà lesa maestà. Ma permettetemi di dire che in fondo ha semplicemente urlato alla folla che il re è nudo.
 
Filippo Contarini