Tramontata la commissione d’inchiesta, capitolo chiuso?

Tramontata la commissione d’inchiesta, capitolo chiuso?

Ottobre 01, 2020 - 19:32
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La scorsa settimana il Gran Consiglio ha bocciato la proposta di istituire una commissione d’inchiesta sulla vicenda del funzionario DSS condannato per coazione sessuale. Ulteriori proposte sono giunte nel frattempo.

Con una decisione che ha in parte sorpreso, la scorsa settimana il Gran Consiglio ha bocciato l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta (Cpi) sulla vicenda dell’ex funzionario del Dss (Dipartimento sanità e socialità) condannato nel gennaio del 2019 per coazione sessuale.

A dettare la sorpresa erano stati i cambi di posizione dei socialisti e di parte dei Verdi, che si erano detti inizialmente favorevoli alla proposta giunta da un gruppo interpartitico di deputati guidato dal presidente Ppd Fiorenzo Dadò e dal granconsigliere leghista Boris Bignasca.

La commissione parlamentare d’inchiesta avrebbe dovuto, secondo i suoi proponenti, far luce su “alcune circostanze inquietanti circa un atteggiamento generalizzato di omertà e copertura nell'Amministrazione cantonale, a fronte di gravi crimini contro la sfera sessuale, aspetto che è stato aspramente criticato anche da parte del giudice Villa”.

Con la decisione della scorsa settimana l’ipotesi della Commissione d’inchiesta è tramontata, anche se le polemiche in seguito alla decisione non sono di certo mancate, fra reciproche accuse di “omertà” e “strumentalizzazione”. AL di là delle polemiche, capitolo dunque chiuso? Non per forza. Il presidente del Ppd Dadò ha “rilanciato”, chiedendo con una mozione che venga fatto un audit indipendente per valutare l’efficacia della risposta nell’amministrazione cantonale a questo tipo situazioni.

Una proposta questa che potrebbe trovare più consensi. Dai socialisti è pure giunta una mozione sul tema all’indomani della decisione sulla Cpi del Gran Consiglio. Mozione volta a “prevenire, gestire e sanzionare atti contro l'integrità della persona sul posto di lavoro”. I socialisti chiedono fra le altre cose di “elaborare un codice di comportamento da far sottoscrivere ai propri dipendenti”, di “informare in modo completo il personale sulle misure disciplinari, civili e penali che possono essere intraprese, anche attraverso campagne di sensibilizzazione e informazione”, di monitorare la situazioni con sondaggi anonimi e di “incoraggiare i dipendenti ad agire per porre fine a comportamenti molesti o di mobbing”.

Dai noi interpellato il primo firmatario della mozione, il capogruppo socialista Ivo Durisch, in merito alla proposta di audit di Dadò, ci dice che: “Se oggettivo e indipendente non c’è nessun problema”, precisando che i socialisti si sono schierati contro la Cpi “per il clima che si era creato”.

La capogruppo liberale radicale Alessandra Gianella, sulla mozione di Dadò ci dichiara che “non ha ancora letto il testo della mozione e non posso ancora esprimermi”. “Settimana prossima abbiamo gruppo e faremo una valutazione”, ci dice.

In merito alla Commissione d’inchiesta anche la capogruppo liberale precisa che “eravamo contrari alla Cpi perché non ritenevamo fosse lo strumento giusto”. “Sin dall’inizio avevamo proposto verifiche alternative, ad esempio nell’ambito dell’Alta vigilanza, senza la necessità di creare una Cpi. Su un tema così delicato vi era il rischio di un dibattito a livello mediatico che avrebbe messo in una situazione spiacevole eventuali vittime”.

Come detto parte dei Verdi si sono schierati contro l’istituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta. Non la granconsigliera verde Samantha Bourgoin, che, ci dice, riteneva “fosse importante mostrare alla popolazione che lo Stato non ha nulla da nascondere”. Tuttavia, prosegue “visto il “circo” a cui abbiamo assistito in Parlamento, credo di essere stata un po’ ingenua nel pensare che fossimo in grado di gestire una situazione così delicata”.  “Ero favorevole alla Cpi, ma non giudico chi non lo è stato”. Ora per la granconsigliera “non bisogna lasciare l’impressione anche abbia vinto il partitismo sul benessere e l’integrità dei dipendenti”. Ora, tramontata la Cpi, “qualsiasi proposta che persegua questo scopo la sosterrò”.