A tutta birra contro via sicura!

A tutta birra contro via sicura!

Gennaio 09, 2017 - 18:00

Ragazzi, io sono un motociclista, su Via Sicura uso la stessa metafora di Käppeli quando gli han fatto domande sulla cannabis: "diciamo che so di cosa parlo".
Quanta ipocrisia vedo da parte di chi oggi critica Via Sicura! Addirittura gridano allo statalismo che vorrebbe "riformare i suoi cittadini" a suon di punizioni, accusa buona solo quando sono i cazzi propri ad essere in gioco. Ovvero la propria voglia di dare gas per strada.
Cominciamo con un dettaglio microscopico: quando hanno fatto Via Sicura volevano perseguire l’obiettivo “vision zero”, ovvero aumentare la sicurezza sulle strade, basta morte. Che è lo stesso motivo per cui voi avete votato per il raddoppio del San Gottardo per motivi di sicurezza. Viva la coerenza di chi voleva la seconda canna, ma vuole andare forte sulle strade. Evidentemente ci sono morti di serie A e morti di serie B.
Entriamo in tema. Ragioniamo su quell’aborto informe che è l’art. 90 cpv. 4 della Legge sulla circolazione stradale. Quell’articolo dice che se vai troppo veloce fili dritto in galera, punto, schluss. Una porcheria, ne siamo tutti consapevoli.
Ecco, siate coscienti che quella roba là non è stata inventata dai “burocrati”, come dicono in tanti. Quella roba là è arrivata dopo che il governo, i burocrati, aveva emanato il suo Messaggio su Via Sicura, lo sapevate? Quella roba là è figlia dell’iniziativa popolare contro i pirati della strada (la “Raserinitiative” della Roadcross). Indovinate chi era alla stampa a presentarla, oltre al quasi-socialista Jositsch? Ma certo! L’attuale capogruppo dell’UDC Adrian Amstutz e il presidente dei liberali Philipp Müller (quello dell’incidente con il macchinone). Quindi la frazione lega-UDC in questo mare di guano c’entra eccome, come tutti gli altri. Quadri la smetta di dire fregnacce.
Vi garantisco che quelle dure regole non piacciono nemmeno a me, che lo ripeto non sono un santo, ma mi viene la nausea quando leggo che saremmo di fronte a una Guantanamo alla chetichella, che ora bisogna fare una Grande Marcia contro lo Stato burocratico e vessatorio e altra roba del genere. Quelle regole siete stati voi, giornalisti e politici, ad averle aizzate, voi che ora fate i santi e i capipopolo!
Via Sicura ha una storia. Progettata per eterni 11 anni, la riforma è deragliata giusto alla fine, grazie al cosiddetto “agenda setting” politico-mediatico basato sul “moral panic”. C’erano tanti bei giornali svizzeri che soffiavano sul fuoco. Altro che burocrati! Accadde tutto all’improvviso: arrivò una tempesta di interventi parlamentari legati ogni santa volta a degli articoli allarmisti sui giornali (vogliamo definirlo metodo-Quadri?) riguardanti la sicurezza stradale. La tempesta durò anni, una cosa stranissima. Erano tutti improntati sul presunto problema della velocità. Ma perché arrivò?
Non arrivo a causa dell’incidente di Gelfingen del 1999, dove due kosovari in una folle gara falcidiarono due ragazzini. Al momento il caso non aveva scatenato particolare indignazione mediatica. Pare la miccia di tutto sia stata il caso di un politico ticinese molto noto in tutta la Svizzera (!) che andava veloce in autostrada nel 2003 (non sono io che attacco l’ex presidente del CdS, lo dicono gli scienziati che hanno analizzato il panorama mediatico di quel periodo, c’è una dissertazione sul tema). Da là si diede poi fiato alle urla sulla sentenza di Gelfingen e si cominciarono ad attaccare i kosovari. Il politico ticinese ci ricascò nel 2005 e questo fatto contribuì a tenere aperta la porta della questione, rilanciandola. Come detto, il vortice durò anni.
La politica ci andò a nozze. I socialisti abboccarono: se la presero con i “macchinoni” e hanno aiutato a moralizzare il discorso facendone una lotta di classe veramente déplacée. Dall’altro la buon, cara vecchia propaganda identitaria, con vocine del tipo “toglietegli le BMW agli slavi”. E che ora gridano porcherie, tipo che “a causa degli slavi gli svizzeri hanno dovuto fare leggi più dure”. Si tratta, come spesso accade, di strumentalizzazioni banali: tutti usano la macchina per definire il loro status sociale, anzitutto gli Svizzeri ricchi. E tutti causano brutti incidenti, anzitutto gli svizzeri ricchi, esattamente come lo fanno i poveri, e tutti lo fanno soprattutto se sono giovani. La cronaca nera ticinese ben sa che la morte non ha nazionalità, diamine.
D’altronde le statistiche possono essere cattive: le donne di una certa età sono sovrarappresentate negli incidenti causati. Ma contro di loro mica si aprì una tempesta politico-mediatica. Questa realtà mostra bene in che mondo ipocrita viviamo.
D’altronde anche la strumentalizzazione sui pirati della strada si basava sostanzialmente su un interessante insieme di palle, sonore palle. Gli indicatori dicevano il contrario del pericolo prospettato: in realtà gli incidenti causati dalla velocità stavano diminuendo. E la prassi del Tribunale federale era già molto rigida, ai limiti della disproporzione e dello Stato di diritto. Inoltre non era vero che la prima causa di morte sulle strade fosse la velocità.
Lo notate il black-out argomentativo? Han voluto una legge populista (destra e sinistra) basata sulla panna montata. Quell’iniziativa non era necessaria, ma tutto il panorama politico (e non: burocratico) era pronto a sostenerla, troppo ricco il vortice mediatico! Chiaramente oggi, siccome abbiamo una memoria da pesce rosso, non se lo ricorda nessuno. In particolare non se lo ricordano i giornalisti.
Ora capite perché sono incazzato nero con il giornalismo nostrano? Ma dov’era, quel giornalismo, quando bisognava aiutare il popolo (per loro solo popolo-bue, evidentemente) a sollevare il ditino contro la mediatizzazione sui “pirati della strada”? Figurati! Piatto ricco mi ci ficco! Ora strillano. È come una droga: fai fare leggi oscene senza che ci siano problemi reali, poi dopo un po’ fai retromarcia (hanno appena eliminato la legge sui cani pericolosi, che seguì esattamente lo stesso schema). E poi si ricomincia, dammi la dose fratello.
Qualcuno ha sentito i giornali moralist-libertari dire che era assurdo usare quelle scuse e porre quelle accuse? Figurati! Mentre ora tutti belli, tutti bravi, giornalisti e politici mettono in croce quello Stato burocratico che invece loro han creato. È Guantanamo!
Via Sicura non doveva venir fuori così, la colpa è soprattutto di coloro che adesso criticano. È giusto cambiarla, sia chiaro e lo dico a voce alta. Ma siamo sicuri che sia giusto ricominciare a urlare, e urlare, e urlare?
La situazione attuale è questa: si fanno sempre più leggi-a-minchia e la prima causa è il giornalismo che fa comunella con la politica semplicistica. C’è un olezzo di ipocrisia in giro. Costruiscono montagne di letame e noi dobbiamo stare qui la domenica, durante il nostro tempo libero, a spalarlo via con questi lunghi articoli che oltretutto solo in pochi leggeranno.
Ragazzi, comincerete a opporvi a questa società prima o poi? Ritroverete l’amore per la serietà, lo studio, i fatti?
 
Filippo Contarini - Lucerna