Un anno fa veniva massacrato Khashoggi. Molte domande irrisolte... e Trump si fa ancora le foto con il principe saudita

Un anno fa veniva massacrato Khashoggi. Molte domande irrisolte... e Trump si fa ancora le foto con il principe saudita

Ottobre 02, 2019 - 21:13

Esattamente un anno fa, era il 2 ottobre del 2018, nel consolato saudita di Istanbul, in Turchia, veniva barbaramente ucciso da agenti sauditi Jamal Khashoggi, giornalista saudita critico nei confronti del regime di Riad (in particolare verso il principe ereditario Mohammed bin Salman). Dal 2 ottobre passarono poi due settimane prima che l'Arabia Saudita ammettesse la morte di Khashoggi, senza tuttavia precisare i particolari di quello che Riad definì inizialmente un "incidente".

Ad un anno dalla morte di Khashoggi il Washington Post (giornale Usa di orientamento repubblicano, ma fortemente critico nei confronti del presidente Donald Trump), con cui Khashoggi collaborava, ha pubblicato in un lungo articolo 7 domande che ancora rimangono irrisolte sulla vicenda, ad iniziare di quale sia stata la sorte del corpo del giornalista. Secondo il Washington Post oggi "sappiamo che Khashoggi è stato ucciso all'interno del consolato il 2 ottobre. Ma ci sono ancora molti fatti specifici che non sappiamo su come è avvenuto l'omicidio, compreso quello che è successo al corpo". Secondo un rapporto sull'omicidio del Relatore Speciale dell'ONU Agnes Callamard rilasciato a giugno, dopo la morte di Khashoggi, uomini con "quelli che sembrano sacchetti di plastica per la spazzatura" e almeno una valigia sono usciti dal consolato.
"I rapporti che citano i funzionari dei servizi segreti turchi suggeriscono che le parti del corpo di Khashoggi potrebbero essere state portate a casa del console saudita nelle vicinanze", si legge sul sito del quotidiano, "dove potrebbero essere state bruciate in un forno. Un'altra linea di indagine perseguita dalle autorità turche è che i resti di Khashoggi sono stati sciolti nell'acido e smaltiti in un pozzo sul terreno consolare".

Un altra domanda irrisolta: il principe erditario Mohamed bin Salman poteva non sapere nulla dell'omicidio?

Nelle interviste con i media americani in occasione dell'anniversario della morte di Khashoggi, Mohammed ha negato qualsiasi coinvolgimento o prescienza dell'omicidio, ma ha detto che si assume la responsabilità della morte. Una valutazione della Cia, scrive però il Washington Post, fatta poco dopo la morte di Khashoggi si è conclusa con un "alta fiducia" che bin Salman aveva ordinato l'assassinio, citando una serie di prove, tra cui una telefonata del fratello del principe Khalid bin Salman, all'epoca l'ambasciatore saudita negli Stati Uniti, che aveva avuto con Khashoggi.

Ancora un altra domanda: il rapporto degli Usa con l'Arabia Saudita è cambiato dall'inquietante avvenimento?

L'uccisione di Khashoggi, scrive il giornale, ha portato ad appelli bipartisan per un'azione del Senato degli Stati Uniti, con anche i sostenitori di lunga data del regno saudita, come il Senatore Lindsey O. Graham, che hanno suggerito di imporre sanzioni contro l'Arabia Saudita. Tra l'opinione pubblica, l'omicidio sembra aver danneggiato ulteriormente la reputazione già negativa dell'Arabia Saudita, secondo recenti sondaggi.
Tuttavia, si legge sul Washington Post, "l'amministrazione Trump non è apparsa disposta ad emarginare un alleato di lunga data - e lucrativo. Il principe ereditario ha mantenuto un rapporto amichevole con il genero di Trump Jared Kushner e il segretario di Stato Mike Pompeo, oltre che con il presidente stesso". Ancora, "in aprile, il presidente ha posto il veto a una risoluzione bipartisan per forzare la fine del coinvolgimento degli Stati Uniti nell'intervento militare guidato dall'Arabia Saudita nello Yemen. Al Gruppo dei 20 incontri dei leader mondiali a Osaka, Giappone, in giugno, Trump si è felicemente presentato accanto a Mohammed bin Salman per la cosiddetta foto di famiglia dei leader mondiali". Inoltre "la Casa Bianca ha limitato l'accesso alle trascrizioni delle chiamate del presidente con il principe ereditario e suo padre".
 

10 ottobre 2018
 
Emergono nuovi dettagli sulla scomparsa del giornalista dissidente saudita Jamal Khashoggi, collaboratore del Washington Post, in passato consulente di Riad, ma poi spostatosi su posizioni critiche nei confronti del governo del principe Mohammed bin Salman, che accusava di aver avviato una stagione di paura, intimidazioni e arresti.
Lo scorso due ottobre il giornalista è entrato nell'ambascata saudita a Istanbul, Turchia. Qui, avrebbe rivelato un alto funzionario dell'intelligence turca al New York Times, Khashoggi è stato assassinato e il suo corpo fatto ha pezzi con una motosega. "È avvenuto come in una scena di Pulp Fiction", ha detto la fonte del New York Times. Il commando che avrebbe assassinato Khashoggi sarebbe stato composto da 15 persone. Il quotidiano filogovernativo turco Sabah ha pubblicato delle immagini delle telecamere di sicurezza dell'aeroporto di Istanbul che ritrarrebbero i presunti agenti segreti sauditi.
Stando al Washington Post anche i servizi segreti americani sarebbero stati a conoscenza del fatto che la vita del giornalista era in pericolo.
Ora, stando al portale online Middle East Eye, che cita sue fonti, l'Arabia Saudita starebbe ostacolando le indagini turche,  "ritardando i permessi per l'ispezione" del consolato.
Gli Stati Uniti, per bocca del vicepresidente Usa Mike Pence, si sono detti pronti a inviare un team dell'Fbi a fornire supporto alle indagini, qualora l'Arabia Saudita lo richiedesse.