"Per un polo della cultura alternativa"

"Per un polo della cultura alternativa"

Giugno 18, 2021 - 19:48
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Riceviamo e pubblichiamo. Opinione di Rodolfo Pulino. 

Nella città dei poli, con la dichiarata ambizione di diventare una città universitaria, anche il tema della cultura alternativa, autogestione compresa, diventa di una certa rilevanza. Per natura le città universitarie sono tutte molto frizzanti e attive, solitamente ricche di’arte, cultura e divertimento. Paesi in cui l’innovazione culturale (dal basso) è in grado non solo di coinvolgere, far crescere e responsabilizzare intere generazioni ma anche di creare vera ricchezza e un'offerta variegata alla portata di tutti. Una necessità più che mai attuale di fronte a una omologazione che punta solo alla soddisfazione di criteri economici o di prestigio. Non basta infatti un centro come il LAC per potersi definire una città della cultura come non basta avere l'USI per potersi considerare una città universitaria. 

La concezione e il pregiudizio che si ha delle diverse realtà culturali luganesi è sintomatico di un male molto diffuso ed evidenzia a Lugano una certa difficoltà a poter trovare terreno fertile per le tante associazioni e collettivi che, negli anni, han tentato di proporre qualcosa di diverso.

Quanto accaduto con l'autogestione è quindi l’occasione per affrontare seriamente la questione e comprendere che, se di poli si vuole parlare, è forse giunto il momento di discutere di un polo della cultura alternativa.

Sarebbe infatti un peccato limitarsi a trovare solo una nuova sede ai Molinari ai quali, bisogna esserne consapevoli, già concedere uno spazio o addirittura farci investimenti, sarebbe qualcosa di inconcepibile per un'importante fetta di popolazione.

Diverso sarebbe il discorso a favore di una nuova area dedicata alla cultura alternativa. Un polo in cui possano trovare spazio tante realtà, oltre all’autogestione, come associazioni, collettivi, sale prove e molto altro.

Un polo della cultura alternativa sarebbe davvero un valore aggiunto e si integrerebbe perfettamente nel tessuto urbano della città, luogo in cui dovrebbe stare.

Per realizzarlo non servirebbero certamente i milioni spesi altrove perché la cultura dal basso sarebbe in grado di valorizzare anche strutture pensate e costruite in maniera diversa. Inoltre, dando dei vicini di casa all’autogestione, se ne eviterebbe la sua ghettizzazione risolvendo così tanti di quei problemi che oggi sembrano insormontabili.

Una soluzione win-win che riavvicinerebbe la città ai bisogni di una parte di cittadinanza che oggi si sente orfana e inascoltata. Realizziamo questi spazi per poter così diventare una città universitaria, per davvero, e per poterci guardare indietro tra qualche anno e ricordare come da una grossa crisi siamo riusciti a uscirne con una grande opportunità: il polo della cultura alternativa.

 

Rodolfo Pulino
Indipendente
già consigliere comunale